Incontro del Vescovo con i missionari in vacanza

Al Convegno missionario nazionale di Bellaria del 1999, mons. Renato Corti, vescovo emerito di Novara, aveva coniato l’espressione “Aprire il libro delle missioni”, invitando non solo il mondo missionario italiano, ma tutta la Chiesa e in particolare le Diocesi italiane, ad ascoltare le giovani Chiese sorelle e quanti, in esse, stavano vivendo pagine di Vangelo diverse da quelle del “vecchio mondo”. Il convegno aveva intuito che le strade di annuncio ed evangelizzazione che i missionari e le missionarie avevano aperto e percorso negli anni di missione nel terzo mondo, avrebbero potuto aiutare la Chiesa italiana impegnata in un processo di scristianizzazione e conseguentemente bisognosa di nuova evangelizzazione!
E’ quello che lunedì 9 si è concretizzato nell’incontro che il vescovo Gianfranco Agostino Gardin, presenti il Vicario generale e il Vicario per la pastorale, ha avuto con i missionari nel tradizionale appuntamento estivo. Una “piccola rappresentanza dei molti che non vanno a vivere meglio quando partono per andare ad annunciare il Vangelo”, così il Vescovo ha salutato quanti hanno accolto il suo invito, una rappresentanza degli uomini e delle donne che, chiamati dal Signore, sono partiti numerosi dalla nostra Diocesi per andare a raccontare quel Gesù che li ha scelti e mandati.
“Aiutateci a comprendere meglio cosa può significare «cammino sinodale» raccontando le esperienze di corresponsabilità, protagonismo e valorizzazione laicale che le vostre Chiese e comunità vivono”: con questa richiesta mons. Gardin ha introdotto lo scambio. Cuba, Brasile, Mozambico, Camerun, Congo, Francia, luoghi geograficamente lontani, in continenti fisicamente e culturalmente differenti, hanno però avuto voci che hanno raccontato, con passione e fede, la vita di Chiese che cercano strade di sinodalità e corresponsabilità tra presbiteri, consacrati, laici stimolati dalla sofferenza, dalla persecuzione, dalla scarsa presenza di ministri ordinati, dalle distanze, dall’ignoranza culturale e sociale… Esperienze che parlano di catechisti, di animatori di comunità sperdute nelle foreste o nelle praterie, di ministeri della Parola e della Comunione, di diaconato permanente, di piccole Comunità di base come le cellule vitali dove la condivisione e la solidarietà esprimono la concretezza di un annuncio evangelico, di presidenti che amministrano le comunità sostenuti da un consiglio, della presenza attiva delle donne, di équipe laicali presenti nel territorio per rendere visibile e attiva la Chiesa.
Con forza è emerso che le situazioni disagiate, siano esse sociali, culturali, geografiche, vissute dai missionari, chiedono di guardare alle comunità cristiane e ai laici con i quali vivono e operano, non come ad esecutori di iniziative pastorali che vescovi e clero hanno pensato, ma come agli ideatori e programmatori di azioni per animare, sostenere, testimoniare la fede, la carità, la speranza cristiane.
“Abbiate il coraggio di rischiare” è questo il monito e l’invito che anche i missionari trevigiani, sulla scia di papa Francesco hanno rivolto a noi, Chiesa della loro origine battesimale, per cercare strade di annuncio in un futuro che vede, già oggi, la fatica della trasmissione inter-generazionale, accanto all’indifferenza e al disimpegno per il bene comune. “Coraggio di rischiare” per continuare ad essere territorio che mantiene viva quella tradizione di ospitalità e accoglienza cristiana che la cultura contadina ha sempre vissuto e che, oggi, sembra essere dimenticata. Sapremo ascoltare? (N.S.)