Veglia missionaria diocesana in Cattedrale

Qualche giorno fa una signora che appartiene al gruppo missionario di una parrocchia della nostra diocesi arriva in Centro Missionario per cercare il materiale dell’ottobre missionario. Ci salutiamo e scambiamo qualche parola. Mi colpisce molto una delle frasi dette da questa signora “I missionari con i quali siamo in contatto da tanti anni stanno invecchiando, qualcuno è ritornato nella casa del Padre, vale ancora la pena avere un gruppo missionario in parrocchia? Cosa possiamo fare per rinnovarci un po’?”. La domanda di questa signora è importante perché è una domanda che molte realtà missionarie in diocesi e in Italia si stanno ponendo. Per questo motivo è nata l’iniziativa del Festival della missione “Mission is possible?” organizzato dal Centro Missionario di Brescia, da Missio Italia e dal tavolo degli organismi missionari nazionali che riunisce alcune importanti realtà del mondo missionario italiano. Invito quanti fanno parte dei gruppi missionari della nostra diocesi a prendere sul serio la possibilità di partecipare a una o a due giornate che hanno luogo a Brescia dal 12 al 15 ottobre. Nel web è possibile trovare notizie più precise e il programma delle giornate.

Uno degli aspetti più importanti di questo Festival della missione è il fatto che le varie realtà missionarie presenti in Italia abbiano trovato il tempo di fermarsi, di parlarsi, raccontarsi e raccogliere le sfide che il mondo attuale pone alla missione ad gentes, sfide che tante volte vengono poste dalle nostre stesse comunità cristiane e che possiamo sintetizzare in queste domande: ma ha ancora senso parlare oggi di missione ad gentes? Che cosa significa evangelizzare nella pluralità? Vale la pena di partire verso gli estremi confini della terra?

Come direttore del Centro missionario di Treviso e come missionario rientrato dall’Africa, rispondo naturalmente di sì a queste domande: è importante partire. Sarebbe importante però che le risposte provenissero anche dalle altre realtà vive della nostra chiesa locale per continuare la riflessione, per confrontarci e per rilanciare la missione della chiesa, per non cadere nel pericolo di nominare la “missione” nei nostri documenti, discorsi o progetti senza però avere il coraggio di capire veramente il significato di questa parola e delle prospettive che può aprire in noi e nelle nostre comunità cristiane. Intanto papa Francesco ci precede perché, incontrando i rappresentanti delle Pontificie opere missionarie, così si esprime: “Per rinnovare l’ardore e la passione, motore spirituale dell’attività apostolica di innumerevoli santi e martiri missionari, ho accolto con molto favore la vostra proposta, elaborata assieme alla Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, di indire un tempo straordinario di preghiera e riflessione sulla missio ad gentes. Chiederò a tutta la Chiesa di dedicare il mese di ottobre dell’anno 2019 a questa finalità”.

Intanto ci sta di fronte l’ottobre missionario con gli obiettivi che gli sono propri: porre al centro dell’attenzione delle nostre realtà ecclesiali la comunione e lo scambio tra tutte le chiese, la preoccupazione fraterna e sincera per tutte le comunità cristiane. La chiesa è cattolica perché ha il volto e il colore degli uomini e delle donne della terra. L’ottobre missionario ci apre alla dimensione degli estremi confini, dei cinque continenti e dei bisogni reali delle altre chiese e dell’umanità. L’ottobre missionario che culmina con la Giornata missionaria mondiale chiede la nostra disponibilità a condividere le gioie e le fatiche che contraddistinguono il cammino nostro e delle altre chiese e per crescere davvero nella fraternità universale. Mi sembra allora importante sottolineare due aspetti fondamentali e fondanti dell’esperienza missionaria sintetizzata nell’ottobre missionario:

– Metterci all’ascolto dei bisogni reali e veri delle altre chiese, soprattutto delle chiese più povere che richiedono il nostro aiuto e il nostro impegno nella logica dello scambio e non del paternalismo religioso che può fare molti danni. Lo scambio è importante perché le altre chiese che vivono l’annuncio del Vangelo in modo diverso dal nostro possono essere di aiuto proprio a noi che pensiamo di avere tutto e di non aver bisogno di nulla.

– Riscoprire la perenne novità dell’annuncio del Vangelo del Regno. La missione ci aiuta a tenere viva nelle nostre comunità l’attenzione ai poveri, alla dimensione della pace, della giustizia e della custodia del creato. Noi stessi abbiamo bisogno continuamente di sentirci annunciare il Vangelo. L’amore di Dio per l’umanità però ci spinge al largo. Il kerigma, l’annuncio centrale del Vangelo, deve poter arrivare a toccare il cuore e la vita degli uomini e delle donne di tutti i tempi e luoghi. Da Treviso e fino ai confini estremi della terra, dagli estremi confini della terra fino a Treviso.

don Silvano Perissinotto

responsabile del Centro Missionario di Treviso