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 Diocesi di Treviso » Notizie » “Migranti e rifugiati ci interpellano. La risposta del Vangelo della misericordia” 
“Migranti e rifugiati ci interpellano. La risposta del Vangelo della misericordia”   versione testuale
Giornata mondiale del migrante e del rifugiato: la riflessione del direttore della Pastorale delle migrazioni della nostra diocesi







“Nella nostra epoca, i flussi migratori sono in continuo aumento in ogni area del pianeta: profughi e persone in fuga dalle loro patrie interpellano i singoli e le collettività, sfidando il tradizionale modo di vivere e, talvolta, sconvolgendo l’orizzonte culturale e sociale con cui vengono a confronto” (dal Messaggio di papa Francesco per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2016).
E’ così, lo vogliamo o no. E non possiamo più trincerarci in una indifferenza che a tutti i costi vuole ignorare quanto va accadendo, alle frontiere dell’Europa e nel mondo intero. E quanto accade dentro l’Europa stessa: dalle reazioni xenofobe alle strumentalizzazioni del consenso elettorale, dalle accoglienze serie e competenti a quelle opportuniste in cui ci si guadagna, dai fatti di Colonia alle storie di chi arriva fuggendo da guerre e persecuzioni… Non possiamo non riconoscere che questo fenomeno così vasto di migranti e rifugiati “interpella” davvero il nostro modo di pensare, e ancor più il nostro modo di vivere. Lo mette alla prova dei fatti: ce la faremo, dentro un movimento così rapido e difficilmente governabile, a mantenere il nostro tenore di vita (minacciato più da crisi di tipo finanziario che da immigrati che chiedono lavoro…)? Ce la faremo a mantenere i nostri migliori tratti culturali, che non si fermano ai piatti tipici o alle canzoni popolari ma si allargano al rispetto dei diritti civili delle donne, al pluralismo ideologico politico religioso, ad una libertà che chiede di estendersi fin dove non lede la libertà dell’altro, ad una protezione sociale per i più deboli… Riusciremo a gestire i conflitti che questo fenomeno porta inevitabilmente con sé senza smentire con risposte violente e repressive i principi stessi della nostra vita collettiva, piuttosto affermando in positivo un modo condiviso di essere uomini e donne?
E noi cristiani ci scomoda ancora di più: riusciremo a trovare strade per prenderci a cuore sempre più il “prossimo” che incontriamo giorno per giorno, bisognoso di beni materiali ma ancor più di beni relazionali, fino alla relazione filiale con Dio?
Il “vangelo della misericordia” ci chiama a “fare misericordia”, a “fare come Dio”, che ha allargato il cuore per prendersi cura di ogni uomo e donna nel mondo. Certo, io non ho un cuore così grande da poterlo fare. Ma questo non mi esime dal tentare di fare spazio a chi incontro, giorno dopo giorno. E lo spazio che allargo è comunque uno spazio abitato: se Dio mi apre lo spazio del suo cuore lo fa senza condizioni, ma è lo stesso spazio abitato da lui, e che prende forma dal suo amore. Uno spazio abitato è ciò che possiamo e dobbiamo allargare, abitato dai nostri modi di vivere e da ciò che riteniamo fondamentale e prezioso per noi, nel quale altri possano ritrovarsi con noi e non in una foresta intricata di regole e di interessi, spesso incomprensibili…
“L’amore di Dio, infatti, intende raggiungere tutti e ciascuno, trasformando coloro che accolgono l’abbraccio del Padre in altrettante braccia che si aprono e si stringono perché chiunque sappia di essere amato come figlio e si senta “a casa” nell’unica famiglia umana”. Per “sentirsi a casa”, come dice papa Francesco, c’è bisogno di “braccia che si aprono e si stringono”, cioè di persone capaci di aprire relazioni, con intelligenza e sensibilità, perché chi arriva si renda conto di essere giunto in una “casa”, non in uno spazio deserto e sterile, una “casa” forte della propria capacità di ospitare senza cedere alla paura ma anche resistendo al farsi snaturare nelle sue caratteristiche fondamentali che ne fanno appunto “casa”.
Siamo provocati nella nostra intelligenza, nella nostra creatività, a far sì che lo spazio che allarghiamo sia effettivamente segnato da ciò in cui crediamo, dal meglio di noi stessi, reso forte da una effettiva condivisione di valori e di prospettive. Si fa necessaria allora una inter-esistenza collettiva fondata non su una tolleranza superficiale che appiattisce tutto, ma sulla capacità di mettersi in relazione con l’altro per costruire una rete possibile di convivenza, in cui il valore del rispetto della dignità altrui diventi così chiaro e forte da costruire nell’altro il rispetto per la mia dignità. Fondata, per noi cristiani, sulla convinzione che papa Francesco esprime con forza a conclusione del suo messaggio per questa Giornata: “Alla radice del Vangelo della misericordia l’incontro e l’accoglienza dell’altro si intrecciano con l’incontro e l’accoglienza di Dio: accogliere l’altro è accogliere Dio in persona! Non lasciatevi rubare la speranza e la gioia di vivere che scaturiscono dall’esperienza della misericordia di Dio, che si manifesta nelle persone che incontrate lungo i vostri sentieri!” Facendo in modo che diventino sempre più vie di relazione vera ed autentica, in cui si costruisca reciproca dignità. (don Bruno Baratto, direttore ufficio diocesano per la Pastorale delle Migrazioni)