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Malati e disabili: il giubileo diocesano   versione testuale
Domenica 14 in Cattedrale la messa con il Vescovo






Da oltre un secolo e mezzo Lourdes è diventata una “porta del cielo”. Questa è del resto una delle lodi che rivolgiamo alla Santa Vergine nella Litanie. Attraverso l’umile Maria di Nazareth la misericordia di Dio, resa visibile in Gesù, è venuta a noi. Come non avvertire allora, che in questo anno della misericordia, il segreto di Lourdes è quello di ogni nostra comunità: diventare porta di misericordia, pronta a spalancarsi e ad accogliere ogni forma di miseria umana?
Cogliendo la vicinanza della memoria della apparizioni di Lourdes, la nostra chiesa diocesana vuole vivere il “Giubileo del malato e della persona disabile”, il 14 febbraio, prima domenica di Quaresima.
Il vescovo Gianfranco Agostino celebrerà la santa messa alle ore 15.30 nella cattedrale di Treviso. Dalle ore 15.00 inizierà l’accoglienza, con il passaggio della “Porta Santa della Misericordia”. Le carrozzine potranno entrare usando lo scivolo posto all’ingresso della porta laterale, sul lato sinistro del Duomo. Una volta entrati in chiesa le persone potranno uscire per la porta laterale della facciata, per potervi così rientrare attraverso la porta centrale che è la “Porta Santa”.
A questa celebrazione sono invitati infermi e disabili delle nostre comunità, e quanti operano come volontari e operatori della salute. Saranno presenti anche i giovani che hanno partecipato alla tre giorni dell’iniziativa di solidarietà “M’illumino d’impegno”.
La Porta della Misericordia
Il segno della “porta” non ha nessun effetto magico, ma ci richiama a quel mistero d’amore che è il cuore di Dio, sempre aperto ad accogliere ogni suo figlio, da qualunque lontananza esso provenga. Un’accoglienza che siamo chiamati a vivere nel sacramento della Riconciliazione. E’ lì che avviene il grande ritorno a Dio. E’ in questo sacramento che riceviamo l’abbraccio di un Padre che non si stanca mai di perdonarci. E’ poi nell’Eucaristia che il Padre ci prepara il banchetto della festa. “Tu diventi ciò che mangi” diceva Sant’Agostino a chi si accostava alla Comunione con il Corpo di Cristo. Sarà solo quel nutrimento d’amore che ci renderà sempre più capaci di essere misericordiosi come il Padre, e diventeremo anche noi porta di misericordia.
Nella fragilità
C’è però una porta di misericordia che siamo chiamati a riconoscere, quella delle nostre fragilità. Nella storia del popolo ebraico c’è un luogo che era diventato immagine di desolazione, una valle vicino a Gerico, dove il popolo aveva subito una dura sconfitta, e ne aveva riconosciuto la causa nel suo allontanamento da Dio. Al profeta Osea, però, il Signore assicurò che quella valle chiamata di Acor (sventura) sarebbe diventata “porta della speranza”.
Così può accadere di ogni nostra ferita, di ogni ogni nostra sofferenza. Il Signore saprà trasformarle in feritoie di luce, attraverso cui ci raggiunge con la luce calda del suo amore. Solo l’amore ci può guarire. (don Antonio Guidolin, direttore ufficio diocesano di Pastorale della salute)