Spiritualità missionaria

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"Non basta rinnovare i metodi pastorali, nè organizzare e coordinare meglio le forze ecclesiali, nè esplorare con maggior acutezza le basi bibliche e teologiche della fede: occorre suscitare un nuovo ardore di santità fra i missionari e in tutta la comunità cristiana, in particolare fra coloro che sono i più stretti collaboratori dei missionari"

 (Giovanni Paolo II)

 
      La parrocchia 
è missione

di Felice Tenero

 
                   
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    Vi proponiamo un itinerario formativo alla luce dell'esperienza di don Felice Tenero, sacerdote fidei donum, può diventare uno spunto per rendere missionaria in modo diverso, dinamico e creativo la nostra parrocchia.    
   

Un fidei donum in cammino  

Una parola corre sulla bocca di molti. Una parola viene spesso pronunciata nei nostri incontri: Missione - Siamo in missione.

È vero, ogni cristiano è in missione, è un fedele discepolo e testimone di un Dio che è in missione.

Il Signore è il primo e l'unico vero missionario; da sempre Lui cammina sulle strade della nostra terra, che sono spesso tortuose e violente, per incontrare uomini e donne. Veste abiti semplici e dimessi, a volte rattoppati e sporchi; bussa, da pellegrino, alle porte delle nostre case, aspettando pazientemente che noi Gli apriamo la porta.

Viene carico dei suoi doni, anzi dell'unico vero dono, il più prezioso e il più necessario: il suo amore e la sua vita divina. Dono offerto e dato gratuitamente a ciascuno e ciascuna dei suoi figli da sempre amati. Coloro che ricevono questo dono sono chiamati e invitati a fare della propria vita una missione.

Uscire dal proprio guscio e andare per le vie e le città, le piazze e le fabbriche; incontrare uomini e donne annunciando loro che hanno un Dio che li ama. E le parrocchie, dicono i vescovi, devono essere dimore che sanno accogliere ed ascoltare paure e speranze della gente, domande ed attese, anche inespresse, e luoghi che sanno offrire una coraggiosa testimonianza e un annuncio credibile della verità che è Gesù Cristo.

Case aperte a tutti quindi, ove si incontra un'anima di vita, una "chiesa per vivere" nella quale le persone curino le loro ferite, i poveri si siedano a mensa, i ricchi condividano i beni e restituiscano il dovuto, ove si coltivano tutte le dimensioni del Regno. Non basta deplorare e denunciare le brutture del nostro mondo. Non basta, neppure, per la nostra epoca disincantata, parlare di giustizia, di doveri, di bene comune, di programmi pastorali, di esigenze evangeliche.

Bisogna parlarne con un cuore carico di amore compassionevole, facendo esperienza di quella carità che dona con gioia e suscita entusiasmo; bisogna irradiare la bellezza di ciò che è vero e giusto nella vita, perché solo questa bellezza rapisce veramente i cuori e li rivolge a Dio. Occorre insomma far comprendere ciò che Pietro aveva capito di fronte a Gesù trasfigurato: "Signore, è bello per noi stare qui!" (Mt 17,4) e che Paolo, citando Isaia (52,7) sentiva di fronte al compito di annunciare il Vangelo: "Quanto sono belli i piedi di coloro che recano un lieto annuncio di bene!" (Rm 10,15). Ecco la sfida che dobbiamo raccogliere nel villaggio globale: mostrare la bellezza del Dio povero e debole.

Ma come possiamo manifestare questo volto divino, oggi?

Le immagini del villaggio globale mostrano la bellezza del potere e della ricchezza. È la ,bellezza della gioventù e della salute, che ha tutto per sé. E la bellezza della società del consumo. Il Vangelo situa altrove la bellezza. La manifestazione della gloria di Dio è la croce, un uomo che muore, un uomo abbandonato. L'irresistibile bellezza di Dio risplende attraverso la più totale povertà. Per questo noi cristiani dobbiamo presentare immagini e volti di una qualità diversa da quella dei volti che vediamo nelle nostre strade. In primo luogo, la bellezza non si rivela nel volto di chi è ricco o famoso, ma piuttosto in quel lo di chi è povero e senza potere. In secondo luogo, le immagini del villaggio globale propongono divertimento e distrazione, mentre la bellezza di Dio irrompe con gesti di trasformazione e liberazione. La sfida che si profila per la nostra missione e per le nostre comunità parrocchiali è quella di scoprire come rendere visibile Dio attraverso gesti di libertà, di liberazione, di trasformazione. Abbiamo bisogno di piccole irruzioni dell'irriducibile libertà di Dio, e della sua vittoria sulla morte.

continua a fine marzo