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Ritorno a scuola.   versione testuale
L’educazione dei bambini e dei ragazzi ebrei tra leggi razziali e dopoguerra







Nel suo progetto editoriale, il testo, che ripropone per buona parte il materiale dell’omonima mostra organizzata dalla “Biblioteca della Comunità ebraica di Venezia”, con il supporto dell’“Istituto veneziano per la storia della Resistenza”, dell’“Associazione per la memoria e la storia delle donne in Veneto”, dell’intero Comune di Venezia, assolve al dovere che le nuove generazioni hanno di sapere, di conoscere, di riappropriarsi di un passato mai morto. Che appartiene a tutti. Che continua ad interrogare senza trovare risposta. Che reclama memoria e considerazione perché senza passato l’autocoscienza è impossibile e si vivrebbe come sradicati in una sorta di terra di nessuno... Pagine pregnanti di storia ed intrise di sofferenza, quelle proposte da “Ritorno a scuola”, di lunghi mesi vissuti «nell’inferno della paura, del nascondiglio, delle fughe improvvise, delle ansie, del freddo, della fame », ricorda Alba Pinzi, che quei mesi li visse per intero. Con mille perché inevasi... Mesi amari, con i loro mille perché inevasi, con i loro risvolti angoscianti, allora come oggi. Pagine di bambini e ragazzi che ignorano il motivo di quel «Raccogli i tuoi libri,  perché devi andartene dalla scuola... Sei di razza ebraica... Sei radiata da tutte le scuole del Regno. Per sempre...» Ma mesi che pur nella drammaticità che li caratterizzano, raccontano di una comunità orgogliosa dei valori e delle convinzioni che la animano. Che narrano di quanto la scuola non si risolve mai nell’acquisizione di contenuti, ancorché indispensabili, ma diventa nel suo percorso, nella sua programmazione, nelle sue ritualità, nei suoi paradigmi educativi, palestra di libertà e di ascolto, crogiolo di un’identità, di una dignità - è il caso della scuola ebraica - che la logica illogica di chi aveva disegnato un mondo fatto di assurde gerarchie, pretendeva di annullare... Se apprezzabili, sotto il profilo della ricostruita memoria e della storiografia risultano, nelle prima parte del libro, le pagine affidate a Renata Segre e Maria Teresa Sega, è nella seconda, quella che gli autori racchiudono nella sezione “Identità e Libertà. Un mondo a colori”, che il lettore può comprendere il senso generale che anima il volume. Decine di disegni, mozziconi di diari redatti con la freschezza dei bambini e dei ragazzi che nel dopoguerra frequentano la Scuola ebraica di Venezia; frammenti di giornalini di classe nati tra i banchi, ricchissimi di racconti, di poesie, di burla, di caricature, di illustrazioni suggerite da una fervida, irrefrenabile inventiva... Scritture semplici, ma straordinari strumenti per capire quanto le persecuzioni razziali, le vessazioni, l’improvvisa... scomparsa di familiari, l’emarginazione dei coetanei avessero prodotto nella mente e nell’anima di bambini e bambine. Parole che sanno di una tenerezza che convive con i desideri e le paure, con i sogni che cullano tutti i bambini, con le utopie e i ricordi che nella giostra della vita popolano l’infanzia di ognuno di noi. (Mario Cutuli)