17 gennaio: una giornata per la conoscenza del popolo ebraico

XXXIII giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei

“Cari fratelli e sorelle, la vostra storia è la nostra storia, i vostri dolori sono i nostri dolori”: con queste parole, in occasione dell’incontro con la comunità ebraica della Slovacchia, a Bratislavia, il 13 settembre 2021, papa Francesco ha voluto ricordare quanto sia fondamentale per la Chiesa cattolica il dialogo con il popolo ebraico; si tratta di un dialogo che è stato radicalmente ripensato durante il Concilio Vaticano II, quando, pur non giungendo a una piena approvazione delle istanze portate avanti da coloro che ne sottolineavano la radice biblica e la necessità pastorale, ha raggiunto una prima formulazione, che è stata ripresa e sviluppata da Paolo VI. A papa Montini si deve l’istituzione della Commissione per i rapporti religiosi con l’ebraismo, con la quale il Papa voleva rafforzare i passi compiuti, dopo la conclusione del Vaticano II, per dare continuità al dialogo con l’ebraismo per la vita della Chiesa e per il cammino ecumenico. Le iniziative di Paolo VI per una sempre migliore conoscenza del popolo ebraico – un tema sul quale, di recente, Francesca Dalla Torre, docente di religione cattolica a Treviso, ha pubblicato delle interessanti ricerche – hanno dato vita, nel corso degli anni, a una molteplicità di iniziative che, spesso, nella quasi totalità dei casi, volevano sottolineare la centralità di questa conoscenza per un ulteriore sviluppo del cammino ecumenico. In questa molteplicità di iniziative, che anche Giovanni Paolo II si preoccupò di incoraggiare e sostenere, rientra l’istituzione, nell’autunno 1989, da parte della Conferenza episcopale italiana, di una Giornata annuale per l’approfondimento della conoscenza del popolo ebraico. Questa giornata, voluta, tra gli altri, da mons. Alberto Ablondi (1924-2010), da mons. Clemente Riva (1922-1999) e da Maria Vingiani (1921-2020), voleva andare oltre lo spirito dell’amicizia, che caratterizzava i rapporti tra cristiani e ebrei, soprattutto dopo la drammatica persecuzione nazista. Accanto a tante proposte di approfondimento dell’ebraismo, che hanno arricchito, negli anni, la conoscenza delle tradizioni religiose del popolo ebraico e il loro rilievo per la Chiesa, la Giornata del 17 gennaio è diventata un reale momento di formazione, tanto più che, dopo qualche anno di rodaggio, la Cei ha iniziato a indicare un tema, che, se non vincolante, poteva essere utile per favorire una lettura comune del testo biblico, dalle “dieci parole” alle Meghilloth, accompagnato da un commento a due voci, una cattolica e l’altra ebraica. Quest’anno la Commissione per l’ecumenismo e il dialogo della Cei propone un passo di Geremia, “Realizzerò la mia buona promessa” (29,10), scelto pensando “al tempo complesso che stiamo attraversando”, come scrivono i vescovi, sottolineandone il contenuto e la prospettiva come una fonte preziosa per affrontare le sofferenze e le incertezze determinate dalla pandemia. In un anno, nel quale la Chiesa cattolica fa memoria del 60° anniversario dell’apertura del Vaticano II, proseguire l’approfondimento della conoscenza del popolo ebraico, soffermandosi anche su quanto proprio il Concilio ha discusso e ha approvato, rappresenta un passaggio particolarmente significativo nella continua riscoperta della vocazione al dialogo e all’accoglienza per testimoniare la Parola di Dio che cambia il mondo. (Riccardo Burigana, incaricato diocesano per il dialogo ebraico-cristiano)

E’ possibile seguire l’incontro on-line richiedendo il link all’indirizzo mail: ecumenismo@lungro.chiesacattolica.it. Il link verrà inviato entro l’inizio dell’incontro.