Alla messa del Crisma l’invito del Vescovo a essere “Parola di Vangelo pronunciata con amore al nostro mondo”

Una meditazione attorno al brano del Vangelo (Lc 4,16-21) e alle parole che il Vescovo pronuncia al momento della consegna del libro dei Vangeli, durante il rito dell’Ordinazione diaconale: è stato questo il fulcro dell’omelia del vescovo Michele Tomasi alla messa del Crisma di questa mattina in cattedrale, durante la quale sono stati benedetti gli oli dei catecumeni, degli infermi e il crisma, e i sacerdoti hanno rinnovato le loro promesse. Alla celebrazione erano presenti anche molti fedeli laici, religiose e consacrate, e in particolare i membri del Consiglio pastorale diocesano, della Consulta delle aggregazioni laicali e dell’équipe sinodale.

Anche quest’anno, all’olio del Crisma è stato “mescolato” l’olio proveniente da Capaci, coltivato in un terreno vicino al luogo dell’attentato, dall’associazione “Quarto Savona 15” (sigla radio dell’auto di scorta del giudice Falcone): l’olio è stato donato nei giorni scorsi dal Questore di Treviso ai Vescovi di Treviso e di Vittorio Veneto. “Un segno per ricordare il sacrificio di tanti fratelli e sorelle per il bene comune – ha detto il Vescovo -. Per significare ancora di più che nelle nostre consacrazioni e unzioni portiamo tutta la solidarietà con le vicende gioiose e dolorose del nostro mondo, ed è un modo ulteriore per pregare affinché la fiducia nello Spirito santo diventi forza attiva nelle vicende del nostro mondo. E il balsamo, oltre ai molti profumi, porta anche l’olio di bergamotto della diocesi di Locri – Gerace, un segno di solidarietà alle Chiese che sono in Italia, una comunità di fede unica, che si affida insieme al suo Signore”.

Durante la Messa c’è stata la raccolta delle offerte destinate alla Colletta nazionale “Terra santa ferita: solidarietà e pace” promossa dalla Caritas nazionale all’inizio della Quaresima.

 

Ricevi il Vangelo di Cristo

Del quale sei divenuto l’annunziatore:

credi sempre ciò che proclami,

insegna ciò che hai appreso nella fede,

vivi ciò che insegni”.

“Ricordate, fratelli nel presbiterato e nel diaconato, queste parole, pronunciate dal Vescovo al momento della consegna del libro dei Vangeli, durante il rito dell’Ordinazione diaconale? Come a Gesù nella sinagoga di Nazareth fu affidato il rotolo del profeta Isaia, così a noi è stato affidato il Vangelo stesso di Cristo” ha sottolineato mons. Tomasi.

Il Vescovo ha ripercorso le parole chiave “credi sempre”, “insegna”, “vivi”, invitando i sacerdoti a tornare all’origine, “all’incontro con un Vivente, che ci ha spinto a donare la vita per proclamare il valore, la bellezza e la necessità dell’incontro con il Signore Gesù”; ha ricordato l’importanza di vivere un “esodo dalle convinzioni personali verso un’esperienza comunitaria di ascolto dell’annuncio degli altri, in cui riconosco ed imparo aspetti della fede a me forse sconosciuti, ma che possono diventare necessari e vitali”.

Vivi ciò che insegni” è l’ultima parte del compito a noi affidato – la sottolineatura -. Non solamente un pur doveroso richiamo alla coerenza fedele “tra ciò che insegniamo e ciò che sperimentiamo concretamente noi stessi, è un banco di prova più profondo. È richiamo ad annunciare un contenuto semplice, che possa dare forma ad un’esistenza e che possa essere concretamente vissuto: non complicate teorie, non modelli pastorali o sistemi etici, ma una Parola per la vita – ha messo in luce mons. Tomasi -. È banco di prova di autenticità di fede, perché solo ciò che veramente ci convince ci cambia anche la vita. È prova della disponibilità a essere davvero discepoli evangelizzati noi stessi dall’annuncio che ci è donato di fare”. Ed ecco gli esempi sotto forma di interrogativi: “Quando insegniamo Cristo che perdona, riusciamo a perdonare a nostra volta, a superare risentimento e sospetto nei confronti degli altri? Quando ci è dato di annunciare il Cristo che ci chiede di amare i nostri nemici, come riusciamo a guardare al fratello e alla sorella con cui non riusciamo a venire a patti? Quando insegniamo la fiducia in Dio, riusciamo a vivere senza preoccuparci per la nostra vita, di quello che mangeremo o berremo, né per il nostro corpo, di quello che indosseremo? Quando sentiamo, dalla nostra stessa voce, che il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo, dove riponiamo le nostre sicurezze?”.

“Penso che cogliamo tutti una corrente fresca ed entusiasmante, un circolo di vita buona contenuto nella consegna a ciascuno di noi – e attraverso di noi a tutti i fedeli – del Vangelo di Cristo, che dà forma all’esistenza del discepolo che annuncia la Parola, forma fondata stabilmente in Cristo, ma sempre nuova, nuova come la vita” ha sottolineato mons. Tomasi, ricordando il segno del Vangelo posto sul capo di un Vescovo al momento dell’ordinazione, segno eloquente di sottomissione piena alla Parola.

“Fratelli e sorelle – la conclusione -, vi chiedo di pregare, affinché i miei limiti umani non impediscano la mia sottomissione alla Parola, e affinché il suo annuncio generi nuova vita per tutta la Diocesi in questo nostro tempo. Vi chiedo anche di pregare perché dalla comune consegna al Vangelo crescano i legami di “intima fraternità sacramentale”, legami di “carità apostolica, di ministero e di fraternità” (“Presbiterorum Ordinis”, 8) del Vescovo con i presbiteri e dei presbiteri tra di loro, perché possiamo essere strumenti efficaci della fecondità della vocazione battesimale di tutti i fedeli, ed essere tutti insieme Parola di Vangelo pronunciata con amore al nostro mondo”.

All’inizio della celebrazione il Vescovo ha voluto ricordare tutti i sacerdoti, diocesani e religiosi, e i presbiteri extra diocesani in servizio nella nostra diocesi (in allegato l’elenco).

 

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