Santa Maria in Colle: la comunità ha 40 anni

La Comunità camaldolese di Santa Maria in Colle compie 40 anni. La ricorrenza giubilare è stata solennizzata lo scorso giovedì 24 ottobre in una celebrazione eucaristica presieduta dal delegato vescovile per la Vita consacrata, nell’esatta data del quarantennio, il 24 ottobre 1979, quando il vescovo Mistrorigo inaugurò la vita della piccola comunità camaldolese di diritto diocesano, celebrando per la prima volta la messa nella chiesa di Sant’Elena, sulle colline di Onigo, e benedisse la casa che avrebbe accolto don Firmino Bianchin e le tre giovani che iniziavano con lui l’esperienza lungamente preparata di un monachesimo, ispirato e guidato dalla grande tradizione camaldolese, ma inserito nel cuore della Chiesa di Treviso e nel territorio: una porta che si affaccia sul mondo, pronta ad aprirsi a chi bussa. O, come ha ricordato mons. Giuseppe Rizzo nell’omelia, “il pozzo dei Padri” che offre l’acqua buona a tutti coloro che cercano ristoro alla propria sete.
Monastero camaldolese “allargato”. In questi quarant’anni nel piccolo monastero camaldolese diocesano è stata scritta una preziosa storia sacra: tante persone hanno imparato a pregare e ad aprire con venerazione e curiosità il Libro Santo e a tenerlo aperto tutti i giorni. Il monastero si è allargato oltre le sue mura, in un reale “monastero esterno”. Esso è stato scuola e famiglia per tanti laici, alcuni dei quali presenti anche alla celebrazione. Uomini e donne che non solo hanno tanto ricevuto da S. Maria in Colle, ma tanto hanno anche donato, in uno scambio che è la forza e il segreto dell’esperienza monastica.
Il celebrante ha segnalato ripetutamente l’irresistibile richiamo all’Esodo biblico di cui si illumina la ricorrenza dei 40 anni della comunità. Ha ricordato come l’Esodo di Mosè – modello perfetto di chi cammina incontro a Dio e alla propria missione – partito dall’esperienza del fuoco del roveto ardente, si sia concluso sul monte Nebo: non il monte del fallimento, dato che Mosè non poté entrare nella Terra Promessa, ma… il monte dell’incompiuto.
Poiché tra la perfezione dell’Infinito e le povertà dell’uomo, noi possiamo collocare solo l’incompiuto di noi e delle nostre opere, maturando coscienza del limite e, insieme, aspirazione al Bene, alla pienezza, alla fedeltà: un umile voto quotidiano di perseveranza. Solo così il monaco, come ogni cristiano e ogni cercatore di Dio, sconta la sproporzione e si ritrova nella luce della grazia che salva e valorizza anche il poco che siamo.
Preghiera, lavoro, carità. La celebrazione si è nutrita del ricordo del lontano 24 ottobre 1979, anche grazie a una piccola galleria fotografica, preparata fuori della chiesa, e i presenti sono tornati, nella preghiera riconoscente e nel pensiero, a coloro che sono stati gli angeli dell’avvio dell’esperienza monastica: accanto al Vescovo, il Vicario Generale mons. Pietro Guarnier, concreto e tenace; e il parroco di Onigo, don Marco Rizzardo, che assunse gli oneri della ristrutturazione della chiesa e della casa annessa: il complesso che costituiva l’eremo di Sant’Elena.
Sono tornati i volti di tanti cristiani, uomini e donne, alcuni presenti, che nel tempo hanno maturato una sintonia spirituale con Santa Maria in Colle e continuano a offrire tanta generosità che consente al monastero di vivere, realizzando la pienezza dell’intuizione benedettina: preghiera, lavoro, carità.
Don Firmino ha voluto ricordare che al lungo periodo di gestazione dell’istituzione del monastero appartiene anche il suo noviziato monastico a Camaldoli, dove fu accompagnato da don Antonio Marangon, il quale era presente come testimone di una stagione non dimenticata della nostra Chiesa e che continua a seguire, e partecipare, alla vita del monastero.
Se i monasteri furono il simbolo di un mondo che ricominciava a vivere dopo il crollo dell’impero romano e lo scompiglio dell’incontro – scontro tra nuovi e vecchi abitanti dell’Europa (“un bianco mantello di chiese”, come ebbe a scrivere un antico cronista medievale) ringraziamo il Signore che nella nostra diocesi rimane, con S. Maria in Colle, con il monastero della Visitazione di S. Maria, e con il monastero delle Clarisse “Al noce”, la presenza della vita contemplativa, dimensione essenziale della Chiesa, richiamo a tutti del primato di Dio nella vita dei singoli e delle comunità.