Il dato non è esaustivo dei tanti martiri, anche anonimi, che hanno donato la vita l’anno scorso.
do, sono stati uccisi 17 tra sacerdoti, religiose, seminaristi e laici. Sono i dati del nuovo rapporto sui missionari e gli operatori pastorali che hanno perso la vita nel contesto della diffusione della fede presentato il 30 dicembre dall’agenzia di stampa Fides, organo di informazione delle Pontificie opere missionarie.
Il rapporto svela come, nell’anno che si sta per concludere, l’Africa abbia registrato il più alto numero di uccisioni, in totale 10: 6 sacerdoti, 2 seminaristi, 2 catechisti. «Nel continente americano — si legge nel testo — sono stati uccisi 4 missionari (2 sacerdoti, 2 religiose), in Asia 2 (un sacerdote, un laico). In Europa è stato ucciso un sacerdote».
In 25 anni, dal 2000 al 2025, il numero dei missionari e degli operatori pastorali assassinati ha toccato quota 626. Un elenco di uomini, donne e giovani che ormai da tempo, spiega Fides, «non riguarda solo i missionari ad gentes in senso stretto ma cerca di registrare tutti i cristiani cattolici impegnati in qualche modo nell’attività pastorale, morti in modo violento, anche se non espressamente “in odio alla fede”».
Propagatori credibili d’amore che, ha detto Leone XIV nell’omelia pronunciata in occasione della Commemorazione dei martiri e testimoni della fede del XXI Secolo che si è svolta nella Basilica di San Paolo fuori le mura lo scorso 14 settembre, hanno fatto conoscere la Parola di Dio «senza mai usare le armi della forza e della violenza, ma abbracciando la debole e mite forza del Vangelo».
Il rapporto, però, non cita solo dati, numeri, statistiche. Svela anche nomi e storie. Che spesso raccontano anche le vicende di nazioni tormentate da guerre, rivoluzioni, povertà.
Come in Africa, appunto, il continente più bagnato dal sangue versato da sacerdoti e operatori pastorali.
Solo per fare qualche esempio, Mathias Zongo e Christian Tientga stavano viaggiando a bordo delle loro moto nei pressi della città di Bondokuy, in Burkina Faso, quando un gruppo di uomini armati li ha assaliti ed uccisi. Era il 25 gennaio dello scorso anno ed i due giovani uomini erano catechisti della parrocchia di Ouakara. Molto amati e stimati.
E poi c’è Luka Jomo, parroco di El Fasher, capitale dello Stato sudanese del Darfur settentrionale dilaniato da una guerra civile senza pietà. Il religioso, la morte l’ha incontrata di notte durante gli scontri tra esercito governativo e Forze di supporto rapido: le schegge di un proiettile vagante l’ hanno ucciso mentre era in compagnia di due giovani.
Tra le nazioni africane, la Nigeria è quella nella quale, quest’anno, sono stati assassinati più sacerdoti ed operatori pastorali: tre preti e due seminaristi, vittime delle violenze, dei rapimenti e delle rapine che ormai da anni stanno imperversando nel Paese.
«Tutto questo è causa di grande tristezza. E anche un p0’ di vergogna» ha detto l’ arcivescovo Fortunatus Nwachukwu, Segretario del Dicastero per l’evangelizzazione, in un’intervista pubblicata oggi da Fides a corredo del rapporto.
«La Nigeria — ha sostenuto — è uno dei Paesi con la popolazione più religiosa del mondo. Un popolo di credenti, cristiani e musulmani. Noi tutti diciamo di essere gente di pace. Anche gli amici musulmani ripetono continuamente che l’Islam è la religione della pace. E davanti a certi fatti e certe situazioni vorrei vedere gli amici musulmani denunciare e respingere l’uso della loro religione per compiere atti di violenza. Tutti dobbiamo rifiutare qualsiasi giustificazione all’uso della religione per compiere atti violenti fino al punto di uccidere persone».
«In questa situazione — ha aggiunto — un intervento dall’esterno, indiretto, per sostenere lo Stato e il governo davanti ai gruppi estremisti e aiutare il Paese a rimuovere le cause della violenza generalizzata potrebbe non essere una cosa del tutto ingiustificata e fuori luogo»
«Un Paese — ha spiegato ancora — può trovarsi in condizione di non riuscire a affrontare le proprie crisi e lacerazioni senza un aiuto esterno. Vedo tanti amici musulmani che non sanno loro stessi come reagire davanti a quello che sta succedendo. E l’immobilismo del governo è evidente».
Non va meglio, però, ad Haiti, dove nel drammatico contesto dello scontro tra bande armate lo scorso 21 marzo le gang hanno assassinato due suore della stessa congregazione religiosa, ed in Messico, dove un prete è stato trovato morto dopo essere stato rapito.
Ma non è stata risparmiata neanche l’Europa. In Polonia, il 13 febbraio, un prete di 58 anni è stato trovato strangolato nella canonica della sua chiesa.
Ricorderemo tutti questi fratelli e sorelle in occasione della Giornata dei Missionari Martiri, il 24 marzo prossimo.






