La cultura della cura, bussola per il mondo
«Mediante questa bussola – dice il papa – incoraggio tutti a diventare profeti e testimoni della cultura della cura, per colmare tante disuguaglianze sociali. E ciò sarà possibile soltanto con un forte e diffuso protagonismo delle donne, nella famiglia e in ogni ambito sociale, politico e istituzionale». Tutti sono chiamati, a vario titolo, a questo impegno: le famiglie, la scuola, l’università, i soggetti della comunicazione sociale; i leader religiosi; coloro che sono impegnati a servizio delle popolazioni nelle organizzazioni internazionali, governative e non governative.
Esiste una “grammatica” della cura – dice il papa nel documento – che consiste nella «promozione della dignità di ogni persona umana, la solidarietà con i poveri e gli indifesi, la sollecitudine per il bene comune, la salvaguardia del creato». «Questa “grammatica” della cura si è espressa, tra l’altro, nel riconoscimento e nella formulazione dei diritti umani, sanciti dalla Dichiarazione universale dei diritti umani».
Tutti lo abbiamo constatato nel corso della pandemia: «ogni aspetto della vita sociale, politica ed economica trova il suo compimento quando si pone al servizio del bene comune», si legge nel documento. La solidarietà è la concretezza dell’amore, non un «sentimento vago», ma «determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune: ossia per il bene di tutti e di ciascuno perché tutti siamo veramente responsabili di tutti».
Per questo è fondamentale prendersi cura anche del creato, nella consapevolezza dell’interconnessione di tutta la realtà creata e dell’esigenza di ascoltare il grido dei poveri e quello del creato: «pace, giustizia e salvaguardia del creato sono tre questioni del tutto connesse, che non si potranno separare in modo da essere trattate singolarmente, a pena di ricadere nuovamente nel riduzionismo».
Il card. Turkson, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, presentando il Messaggio, ha sottolineato: «non c’è pace senza cura: la cura come processo di riconciliazione, accettazione reciproca, rispetto mutuo favorisce la pace. La cultura della cura è la motivazione e l’ispirazione per ristabilire la giustizia».
È quanto mai urgente il rispetto del diritto umanitario, soprattutto in un momento in cui si susseguono senza interruzione conflitti e guerre che sono causa di povertà, carestie, esodi di massa. «Come convertire il nostro cuore e cambiare la nostra mentalità per cercare veramente la pace nella solidarietà e nella fraternità?» chiede papa Francesco.
«Che decisione coraggiosa sarebbe quella di costituire con i soldi che s’impiegano nelle armi e in altre spese militari un “Fondo mondiale” per poter eliminare definitivamente la fame e contribuire allo sviluppo dei Paesi più poveri»!
Consapevoli di essere tutti “sulla stessa barca”, dobbiamo camminare verso un orizzonte di pace, di sostegno vicendevole e accoglienza reciproca. «Non cediamo alla tentazione di disinteressarci degli altri, specialmente dei più deboli – raccomanda il papa -, non abituiamoci a voltare lo sguardo, ma impegniamoci ogni giorno concretamente per «formare una comunità composta da fratelli che si accolgono reciprocamente, prendendosi cura gli uni degli altri».
FONTE: CITTÀ NUOVA






