Convegno svoltosi dal 30 aprile al 3 maggio 2026 a Misano Adriatico (RN).
Per il primo anno il COMIGI (Convegno Missionario Giovani) e l’annuale convegno dedicato ai seminaristi si sono
ritrovati insieme. È stato il libro del Qoelet (Qo 3,1-11) a guidarci nella riflessione di questi giorni intensi.
Il tempo: Kronos e Kairos: Il convegno si è aperto nel pomeriggio di giovedì 30 con il titolo “C’è un tempo per…”, durante il quale don Riccardo Pincerato, direttore del Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile della CEI, ci ha introdotto alla duplice dimensione del tempo: Kronos e Kairos. Da una parte il Kronos: il tempo misurabile, un tempo che si riempie e si svuota mentre dall’altra il Kairos: il tempo opportuno, il tempo di qualità che ci apre all’inaspettato.
Partendo da un aspetto quotidiano come l’uso dello schermo (punto di partenza e di verifica del nostro tempo), ci siamo chiesti: “Cosa stiamo cercando?”. Il telefono è spesso la risposta alla
paura e non richiede speranza, poiché è già tutto disponibile. Allora, qual è il tempo della missione? È sempre tempo di missione quando si sceglie di andare in profondità, e non solo quando “si fa” qualcosa. Don Riccardo concludeva l’intervento ricordando che è nella relazione che si vive il tempo Kairos: il tempo non si riempie, ma si abita.
Ricordare e imparare: “C’è un tempo per ricordare, c’è un tempo per imparare”. Questo è stato il titolo della seconda giornata, aperta dalla lectio di padre Claudio Monge, domenicano e
direttore del Centro DoST di Istanbul. Ha esordito ricordando che facilmente confondiamo il tempo con il “non avere tempo”, vivendo così schiacciati sul presente. È invece il tempo che genera relazione. Nel corso della sua meditazione, ha ricordato ai giovani e ai seminaristi che il tempo di Dio non è il nostro: Dio è eterno e il tempo è Lui. Ne facciamo esperienza accostandoci al Primo Testamento, dove Dio si rivela a Mosè dicendo: “Io sono”. Soffermandosi sul libro del Qoelet, padre Claudio ha sottolineato quanto esso sia realistico e faccia i conti con la storia: Dio vi fa irruzione e ci insegna un modo nuovo di vivere il tempo. Allora la missione è diventare tempo per gli altri; la missione più alta è salvare il tempo e dargli la sua massima espressione nell’amore. Dopo padre Claudio Monge è intervenuto Alex Zappalà, direttore del CDM della Diocesi di Concordia-Pordenone, fotoreporter e formatore missionario. Alex è riuscito a toccare i cuori dei presenti, intrecciando i versetti del Qoelet con la sua esperienza personale. Gli è stato affidato il versetto: “Un tempo per uccidere e un tempo per curare” (Qo 3,3).
Ha posto l’attenzione sul fatto che all’uccidere non si contrappone il “non uccidere”, bensì il curare. La cura verso l’altro è fondamentale: conoscere il dolore permette di sapere come
curarlo. Questo cammino avviene attraverso diverse esperienze che diventano occasioni di apprendimento. “Se tu ci sei o no, la differenza gli altri la sentono, eccome” e “Imparare significa vivere la vita, e condividerla non significa perderla”. Con queste parole ha spronato i giovani a sentirsi essenziali nel mondo, ricordando che la “matematica di Dio” ci insegna a dividere per moltiplicare.
Il pomeriggio è stato aperto da suor Eleonora Reboldi, missionaria comboniana. Nel suo intervento ha ripercorso la sua vocazione e il desiderio missionario. La sua storia è stata segnata
da attività pastorali intense, anche se faticose. Ha ricordato quando la missione di Chipene, dove operava, è stata distrutta dai terroristi nel 2022 e dove la sua consorella, suor Maria De Coppi, ha perso la vita.
Vivere e sognare: “C’è un tempo per vivere, c’è un tempo per sognare”. La terza giornata si è aperta nuovamente con l’intervento di padre Claudio Monge. Nella sua lectio, ha invitato i giovani e i seminaristi a riflettere sull’irruzione di Dio nella nostra temporalità. In questo “assurdo” finalizzato alla nostra salvezza, padre Monge ha posto l’accento sulla riconciliazione e sul perdono. Pur ricordando la fatica che comporta, lo ha descritto come un’esperienza totalizzante d’amore. Perdonare è, innanzitutto, un atto d’amore verso se stessi (mentre spesso pensiamo sia rivolto solo agli altri): non significa eliminare il torto subito, ma trasformarlo.
Questo paradosso non si applica a Dio Padre, il quale può invece perdonare e dimenticare; per l’uomo, invece, il perdono alimenta la speranza e permette di tornare a sognare.
Il tema del sogno è stato ripreso nella seconda parte della mattinata da suor Chiara Cavazza — francescana, medico e psicoterapeuta — che ci ha accompagnati dal “qui e ora” verso un
“futuro intermedio”. Questo spazio ci orienta al desiderio e al sogno, riportandoci alla nostra condizione di limite: un limite inteso non come privazione, ma come responsabilità. È proprio
quella “mancanza” a spingerci a camminare verso l’altro. Vivere il presente e il futuro non significa idealizzare, ma compiere il “passo possibile” con desiderio. Sognare ci rende responsabili, apre alla speranza e ci costringe a confrontarci con le scelte. La scelta porta frutto quando fa i conti con la realtà: se l’uomo cerca sicurezze assolute, Dio scardina tali certezze e ci rende generatori di scelte generose partendo dal presente.
Il Convegno Missionario Giovani e Seminaristi è stato un’occasione preziosa di incontro e scambio con realtà provenienti da diverse diocesi. È stata l’opportunità per consolidare legami
e ascoltare i racconti di chi è stato in missione, tra desideri profondi e naturali resistenze. Non sono mancati i momenti di preghiera, attraverso la Liturgia delle Ore e la Celebrazione
Eucaristica, vissuti con una partecipazione sentita e numerosa. Anche i momenti di festa e le serate animate hanno permesso di divertirsi e mettersi in gioco insieme.
Lo stile missionario nasce dal desiderio di “fare per gli altri”, ma si purifica diventando “incontro con l’altro”. In questo senso, è stato illuminante lo spettacolo “Vite in Cammino” dei giovani di Missio Giovani Concordia-Pordenone, che hanno narrato le drammatiche dinamiche della rotta migratoria del Mediterraneo Centrale, conosciute durante il loro viaggio in Marocco nel 2024. A conclusione di queste giornate, la celebrazione eucaristica è stata presieduta da Mons. Nicolò Anselmi, Vescovo di Rimini, con la partecipazione delle famiglie missionarie che si trovavano a Rimini per un incontro in contemporanea al Comigi.
Fondere i due convegni, quello dei giovani e quello dei seminaristi, è stata una scommessa vinta: un’occasione ecclesiale che ha visto più di 300 persone dedicare tempo, riflessione e preghiera al tema della missione, riscoprendosi tutti “generatori di scelte generose”.
Gianmarco Mason






