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La testimonianza di PAOLA FAVRETTO, cooperatrice pastorale, inviata come Fidei Donum alla chiesa di Misiones y Ňeembucu nel Paraguay.

Sicuramente e prima di tutto sento una gioia e una gratitudine grandi per questa nuova strada che il Signore mi ha aperto, una strada inaspettata perché fino a poco tempo fa non l’avrei mai considerata adatta per me, probabilmente perché mi chiedeva di mettermi in gioco ancora di più e questo mi spaventava.

Il desiderio di una maggiore condivisione con i poveri è nato in me con l’inizio della pandemia. Il servizio svolto in quel periodo in Caritas diocesana mi ha fatto incontrare Gesù proprio nella condivisione semplice con ognuna di quelle persone che in quel momento abitavano la Casa della Carità perché segnate da fatiche e da povertà.

All’inizio pensavo di trovarmi là perché io potevo aiutarle, perché io potevo dar loro quello che non avevano; poi, invece, mi sono ritrovata ad essere io quella aiutata, quella bisognosa di ricevere dagli altri. E così ha iniziato ad accompagnarmi il brano della lavanda dei piedi ed in particolare questi versetti: “Gesù venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: “Signore, tu lavi i piedi a me?”. Rispose Gesù: “Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo”. Gli disse Pietro: “Tu non mi laverai i piedi in eterno!”. Gli rispose Gesù: “Se non ti laverò, non avrai parte con me”. 

Attraverso ciascuna delle persone incontrate in Caritas in quei mesi di inizio pandemia ho incontrato Gesù che si chinava su di me per lavarmi i piedi: per lavare via alcune mie paure, alcune mie false o superficiali sicurezze, alcuni miei pregiudizi nei confronti dei poveri e degli stranieri, si chinava per iniziare a liberarmi da ciò che non mi permetteva di vivere pienamente, di essere me stessa e di poterlo incontrare sempre di più. E dopo aver sperimentato un incontro così travolgente non ho potuto far altro che cercare il modo per continuare a condividere parte della mia quotidianità con i poveri; diversamente avrei perso qualcosa di importante.

E una delle possibilità era, appunto, la missione che la nostra diocesi ha in Paraguay.

Più la partenza si avvicina e più riconosco e sono certa che l’andare in missione non è perché io potrò fare ed aiutare chi è meno fortunato di me, ma il partire è un dono grande che il Signore mi fa per continuare a camminare insieme a Lui, per crescere come persona e come cristiana.

(Paola Favretto – Cooperatrice Pastorale Diocesana)


CI SCRIVE P. Massimo Bolgan, da Salzano, missionario del PIME in Thailandia

Oggi giornata missionaria mondiale, il papa ci suggerisce questa frase di Gesù,  rivolta ai suoi discepoli appena prima di salire al Padre: “di me sarete testimoni”. È l’invio dei primi missionari, chiamati a testimoniare in tutto il mondo, con la loro vita, Gesù stesso. Non solo le sue parole, non solo quello che ha fatto, ma la sua presenza.
In questi giorni in Tailandia le scuole sono chiuse per le vacanze e molti dei miei bambini sono tornati dai loro parenti nelle baraccopoli. È una bella occasione anche per me per andarli a visitare e vederli nel loro ambiente, nelle loro case, con i loro familiari. Sono andato proprio ieri nella baraccopoli più grande, nella zona del porto di Bangkok, e mi ha riempito il cuore incontrare i miei bambini nella loro realtà, ai miei occhi povera, sporca, pericolosa, ma per loro luogo di famiglia dove giocare liberamente con gli amici.
Ho incontrato Noei e Nat, di sei e cinque anni, dalla nonna e poco dopo è arrivato il loro papà felicissimo di poterli abbracciare dopo tanto tempo. È uscito da poco di prigione per motivi di droga e non so per quanto tempo riuscirà e rimanerne fuori. La nonna non riesce a mantenere i nipotini e mi ha chiesto di prendere con me anche gli altri due fratellini più grandi.
In quel momento mi sentivo un pesce fuor d’acqua, uno straniero perso tra i vicoli di una baraccopoli di fronte a una nonna con quattro nipoti da sfamare, ma allo stesso tempo mi sentivo nel posto giusto perché non ero lì per me, per realizzare qualche mio progetto sociale, ma per rendere presente Lui proprio a quella povera famiglia in quella zona abbandonata di Bangkok.

Camminiamo assieme carissimi amici, sosteniamoci con la preghiera, affinché Gesù possa giungere in tutti i luoghi grazie al nostro essere missionari.

p.Massimo