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Le esperienze missionarie estive dei giovani preparati e inviati dal Centro missionario diocesano

Pellegrini di Fraternità e di Speranza. Partiti per l’Ecuador il 1° agosto Edoardo Pizziolo (parrocchia di Sant’Alberto) e Elisa Squizzato (parrocchia di Santa Bertilla, Spinea).  Bellissimi i primi incontri coi missionari della mostra Diocesi di Treviso. I  nostri giovani  si sono subito messi in gioco collaborando ai lavori per la costruzione del nuovo caseificio nella comunità di Pachancho a 4000 metri, felici di poter prendere … Continua a leggere Le esperienze missionarie estive dei giovani preparati e inviati dal Centro missionario diocesano »

Alcune immagini dell’incontro del 12 giugno scorso, a Biancade, dei giovani che si preparano a vivere un’esperienza estiva in missione

Il tempo estivo è una bella opportunità per tanti giovani, e anche famiglie, di vivere esperienze significative fatte di incontri, di servizio, di attenzione all’altro. In alcuni casi sono esperienze che portano ad incontrare altri popoli, altre culture, altri Paesi. Andando oltre l’aspetto meramente turistico, vi è l’opportunità anche di aprirsi a diverse esperienze religiose, di fede, di chiesa. È quanto vivono alcuni dei nostri giovani che durante i prossimi mesi estivi trascorreranno un po’ del loro tempo accanto ai nostri missionari inseriti in chiese sorelle. Probabilmente, ne siamo consapevoli, non sempre possiamo definirle esperienze “missionarie” vere e proprie; queste ultime si caratterizzerebbero anche, ma non solo, per un “invio”, un mandato ecclesiale dove chi va lo fa a nome di “qualcun altro”, e poi si verrebbe anche accolti per camminare insieme ad un’altra chiesa con cui stabilire relazioni, scambi, coltivare ascolto e dialogo. E tutto questo chiederebbe reciprocità, coinvolgimento delle Chiese e tempi anche lunghi.

In ogni caso sono pur sempre belle opportunità che possono far nascere domande, suscitare curiosità, aprirsi al confronto e al dialogo, interrogarsi su stili e scelte di vita.

Sono esperienze che, sappiamo, vanno accompagnate; sia prima, durante e anche dopo quando si rientra, o quando ritorniamo alla nostra vita “di sempre”. A volte è difficile “il dopo”; il rischio è di “chiudere una parentesi” … Anche il dover raccontare ad altri l’esperienza non è facile, e per tanti motivi. A volte vi sono cose che vanno rielaborate, rilette, oppure che nel tempo possono portare frutti ulteriori e diversi; altre cose rimangono nella sfera del personale, nel segreto del cuore dove parla lo Spirito, per questo a volte è anche difficile quando di ritorna esporsi in “testimonianze missionarie”!

Dovremo aiutarci, e aiutare chi vive esperienze significative anche se brevi, a rileggere e rielaborare il vissuto anche alla luce del Vangelo di Gesù. È importante, credo, anche andar oltre la semplice narrazione, “testimonianza” delle cose belle o meno belle che abbiamo visto, che ci hanno colpito, che abbiamo fatto, o che hanno catturato la nostra attenzione. Su questo mi pare interessante quanto riportato da Mario Antonelli: “Quando si torna dalla missione il più delle volte ti viene chiesto: “Che cosa hai fatto?” … Raramente ti giunge la domanda più profonda, più dolce: “Che cosa Dio ti ha fatto?”. Che cosa Dio ti ha fatto attraverso la carne gravida del Verbo della vita che è carne, il volto, il canto, la fede, la povertà di quei fratelli e sorelle che hai incontrato…? qual è il Vangelo che ti ha raggiunto e rivestito per la bocca e le loro mani, per il loro modo di leggerlo, interpretarlo, praticarlo?” (Mario Antonelli, scegliere la gioia, pag. 121)

Non possiamo scordare poi che tanti altri giovani vivono altrettante esperienze forti e significative pur non andando necessariamente “in missione”; pensiamo a quanti si dedicano al servizio, magari presso migranti, situazioni di disagio, nelle carceri, o prendendosi cura di persone in difficoltà… o semplicemente nell’ambiente di vita quotidiano cercando di vivere il Vangelo a volte anche “controcorrente”. Per questo è importante, mi pare, valorizzare tutte le esperienze in cui uno si mette in gioco, si apre all’incontro, al servizio, all’accoglienza, all’ascolto, al dono di sé, lasciandosi interrogare, provocare, rigenerare proprio dall’altro che spesso vive “in modo diverso” la nostra stessa umanità. Non solo dunque ascoltare e accompagnare le “testimonianze” di giovani che vivono un tempo, in genere breve, accanto a popoli, culture, chiese diverse, ma ogni esperienza altrettanto bella e significativa di accoglienza, di servizio, di cura, di dono di sé all’altro…, magari vissuta qui da noi, avvicinando persone “della porta accanto”, può essere una occasione favorevole che ci viene offerta, un dono che ci scambiamo per la nostra crescita personale, spirituale, umana.

(d. Gianfranco Pegoraro)