Archivi della categoria: I Missionari ci scrivono

LIMOEIRO. Gemellaggio che prosegue negli anni.Pindoba ci è vicino

Pindoba è un piccolo villaggio nella periferia agricola di Limoeiro, una città nel nordest del Brasile dove per anni è stata presente la nostra diocesi trevigiana con diversi sacerdoti, tra cui don Luigi Cecchin e don Olindo Furlanetto. Nel 1992 dalle periferie che rischiavano lo spopolamento è iniziato una sorta di gemellaggio con alcune comunità cristiane di Treviso (Noventa di Piave, Musile di Piave, Montebelluna, … Continua a leggere LIMOEIRO. Gemellaggio che prosegue negli anni.Pindoba ci è vicino »

CI SCRIVE dall’Ecuador Daniela Andrisano, raccontando l’esperienza della Fundacion Arcangel in aiuto alle mamme sole e ai loro figli

La Fundación Arcangel sostiene mamme sole con i loro bambini e adolescenti che vengono aiutati nei compiti, con il pranzo da lunedì a venerdì; sono accompagnati, quando serve, nell’aspetto psicologico e si cerca di contribuire alla crescita integrale di questi ragazzi perché possano vivere ed essere un futuro migliore per l’Ecuador. Diversi dei ragazzi sono figli di mamme capofamiglia, tre di loro le ho visitate … Continua a leggere CI SCRIVE dall’Ecuador Daniela Andrisano, raccontando l’esperienza della Fundacion Arcangel in aiuto alle mamme sole e ai loro figli »

QUARESIMA E PASQUA: la lettera del direttore don Gianfranco alle missionarie e ai missionari della nostra diocesi


Carissimi, v
iviamo ancora una volta una quaresima segnata da eventi dolorosi. Pensiamo a questa guerra in Europa che si somma alle tante altre guerre di cui spesso non si parla, e poi la catastrofe che ha toccato le popolazioni di Turchia e Sira, già di per sé molto provate. Eppure sappiamo bene che la quaresima e la settimana di “passione” sono preludio alla Pasqua di Resurrezione. Affidiamo allora al Signore della vita anche questo tempo che stiamo vivendo e lo affidiamo a Lui chiedendo il dono dello Spirito per poter accogliere, ascoltare, discernere, e vivere, abitare, questo tempo e questa storia.

Il Vescovo Michele nella sua ultima lettera pastorale “Parla, Signore (1 Sam 3,9)” ci invitava a metterci continuamente in ascolto, un ascolto che è “molto più che sentire” ed è la via con cui possiamo “vedere” in modo differente il mondo, la vita, la storia, gli altri… E continuava ricordandoci come “solo se ascoltiamo lo Spirito che ci parla attraverso le Scritture avremo l’orecchio e il cuore allenati all’ascolto dello stesso Spirito che ci parla nei fratelli e sorelle, come anche nelle vicende della storia… e facciamo esperienza del nostro essere chiesa” (pag. 62)

È importante che impariamo ad ascoltare e ad ascoltarci. È importante che come comunità credente, come Chiesa, impariamo a metterci in ascolto, “religioso ascolto” del mondo in cui viviamo, della storia che abitiamo, di tanti fratelli e sorelle che incontriamo e con cui spesso non condividiamo gli stessi cammini di fede. Come Chiesa di Treviso ci pare importante metterci in ascolto anche delle chiese sorelle, delle comunità cristiane in cui i nostri missionari/e vivono. È importante, perché lo Spirito ci illuminerà, ci farà camminare su vie nuove, forse ancora con passo incerto, forse non avendo ancora chiara la meta, ma con la fiducia nel cuore, quell’ardore che accompagnava il cammino dei due di Emmaus: tristi, delusi, abbattuti, senza aver chiarezze e spesso “confusi”, ma accompagnati dal Signore Risorto che fa ardere il cuore; è per questo che vi chiediamo di condividere con noi le vostre esperienze, di narrarci quello che “lo Spirito suggerisce alla vostra chiesa”.

Il Vescovo Michele concludeva la sua lettera pastorale augurandoci di “continuare il cammino” alla ricerca della comune umanità che riceve la sua piena realizzazione in Cristo il quale “rivelando il mistero del Padre e del suo amore svela anche pienamente l’uomo” (GS 22). È infatti incontrando e mettendoci in ascolto di ogni persona umana che facciamo esperienza “semplice, bella e promettente di Chiesa”. Diceva il Vescovo che “se la chiesa è così, è bella. E se la chiesa è così, il nostro mondo ha bisogno di chiesa”.

E così ci pare bene ricordare anche il nostro prossimo incontro estivo a Riese Pio X e Cendrole (28 luglio); lì potremo darci un po’ di tempo per raccontarci, insieme al Vescovo Michele, le nostre esperienze belle di chiesa che abbiamo vissuto e incontrato: quale esperienza, incontro, ascolto, episodio…. ti ha fatto percepire la bellezza di essere chiesa? Se ci fate avere le vostre esperienze scritte anticipatamente (sempre che vi sia possibile farlo sennò pazienza!) potremo anche pubblicarle nel nostro sito dopo che nell’incontro le abbiamo riassunte!

Intanto vi auguriamo un buon cammino quaresimale e una buona e felice Pasqua di Resurrezione.
Don Gianfranco e collaboratori del CMD Treviso

P.S.: Per l’incontro estivo a Cendrole-Riese Pio X chiediamo di farci avere la vostra adesione (cmd@diocesitreviso.it oppure telefonando o inviando un messaggio a Rino +39 3357370928). Questo ci consente di organizzare bene l’incontro, gli spazi, l’accoglienza, la cena etc: inizieremo a Cendrole alle 14.30 poi andremo tutti insieme a Riese per la Messa e la visita a Pio X e infine offriamo a voi la cena durante la quale ci collegheremo con alcuni missionari/e per la loro testimonianza. Il Vescovo Michele sarà con noi tutto il tempo, disponibile anche a conoscervi personalmente. Abbiamo piacere anche se invitate i vostri parroci e amici soprattutto a partire dalla messa prevista per le 18.30 a Riese e alla cena serale (fatecelo sapere se ci sono!)


CI SCRIVE dal Ciad Don Riccardo De Biasi, raccontando i primi mesi della sua esperienza missionaria

Qui si ripara anche la plastica! Ormai da sei mesi sono giunto in terra d’Africa, più precisamente in Ciad. Una terra ricca di sorprese, di contraddizioni più o meno visibili, di un popolo che cerca di vivere e spesso di sopravvivere. In queste poche righe, non voglio descrivere ciò che sto facendo a livello di “attività pastorali”. Vorrei condividere, piuttosto, qualche impressione che mi sto … Continua a leggere CI SCRIVE dal Ciad Don Riccardo De Biasi, raccontando i primi mesi della sua esperienza missionaria »

CI SCRIVE: Monica Colla dal Centrafrica, con gli auguri di Buon Natale e tante notizie e belle foto della sua missione

Cari Amici, ecco che ci avviciniamo alle feste natalizie e alla fine del primo trimetre, qui a scuola c’é un grande fermento, finite le prove di verifica, gli insegnati sono impegnati per le correzioni e per riempire le pagelle che verranno consegnate venerdi 23 dicembre, ultimo giorno di scuola prima di cominiciare le vacanze, quest’anno molto corte visto che il 2 gennaio saremo già in … Continua a leggere CI SCRIVE: Monica Colla dal Centrafrica, con gli auguri di Buon Natale e tante notizie e belle foto della sua missione »

La testimonianza delle nostre fidei donum Debora Niero e Germana Gallina: in Paraguay responsabili di due parrocchie

Quando 7 anni fa siamo partite dall’Italia per la missione in Paraguay, pensavamo di incontrare una Chiesa povera, che per questo necessitava di forze provenienti da una diocesi più “ricca”. Per certi aspetti, in quanto a risorse formative, economiche e a disponibilità di clero e di religiosi, questo è vero. All’inizio ci meravigliava la poca partecipazione all’Eucaristia o le riunioni con piccoli numeri, o la … Continua a leggere La testimonianza delle nostre fidei donum Debora Niero e Germana Gallina: in Paraguay responsabili di due parrocchie »

CI SCRIVE don Silvano Perissinotto, dal Ciad, con la sua decima “Lettre aux amis”

Carissime amiche, carissimi amici, come state?
Come vanno le cose in Italia?
Mentre si stanno avvicinando con velocità i giorni del mio rientro definitivo in Italia (sabato 5 novembre), mi sembra importante rendere grazie a Dio per questi quattro nuovi anni passati in Tchad, nel cuore dell’Africa sub-sahariana. E’ un grazie che vuole raccogliere volti, storie, persone e vita di qui ma anche dell’Italia, perché in un modo o nell’altro, siamo tutti interconnessi.
Il primo grazie a Dio è per la diocesi di Treviso che nella persona del nostro vescovo Michele e del consiglio presbiterale, ha deciso di continuare la collaborazione con la chiesa-sorella di Pala nei prossimi anni. E’ una scelta importante che interpella tutti anche quando siamo tentati di dire “ma c’è bisogno di preti anche qui da noi in Italia, perché inviarli in giro per il mondo?” L’esperienza della missio ad gentes può infatti aiutarci a capire che, sì, forse abbiamo bisogno anche di preti ma che soprattutto abbiamo bisogno di conversione, di convertirci al Vangelo di Gesù per testimoniare al mondo l’amore di Dio per gli uomini. Stare qui in Tchad, o in Paraguay, o in Brasile, forse potrebbe aiutarci a riscoprire il grande dono del battesimo per l’annuncio del Vangelo, là dove il Signore ci ha posti a vivere, qualsiasi sia la nostra vocazione o il nostro stato di vita. Inoltre il fatto concreto di toccare con mano la povertà e l’indigenza ci è d’aiuto per costruire una fraternità reale e non solo “romantica”, fatta solo di parole o di carità stantia. La mia gratitudine va a quanti in questi anni in vari modi hanno sostenuto la missione di Treviso in Tchad e continuano a farlo. Un grazie particolare e riconoscente va a don Mauro Fedato, don Mauro Montagner e don Riccardo De Biasi che rimangono nelle parrocchie di Fianga e di Séré per continuare la missione a servizio di questa chiesa locale. Il Signore li ricolmi dei suoi doni.
Il secondo grazie, speculare al primo, va al popolo tchadiano e alle persone incontrate qui durante i sedici anni e mezzo di vita missionaria. Ritorno in Italia consapevole che lo Spirito santo soffia davvero dove vuole e che sa suscitare nel cuore e nella vita delle persone scelte quotidiane di fede, di dedizione, di coraggio e di vera e gratuita carità. Vi chiedo di pregare per questo popolo e per questa terra perché la situazione che il Tchad sta vivendo non è per nulla facile. Come ben sapete nell’aprile del 2021 venne assassinato il presidente della repubblica e da quel momento è andata al potere una giunta militare con a capo uno dei suoi figli.
L’obiettivo di tale giunta è stato quello di accompagnare il paese lungo un periodo di transizione di 18 mesi che avrebbe dovuto finire in questo mese di ottobre. Un dialogo nazionale fra tutte le realtà che compongono il Tchad e le votazioni trasparenti erano fra gli obiettivi maggiori da perseguire in questo tempo di transizione. Il dialogo inclusivo nazionale è stato fatto e si è concluso verso la metà del mese di ottobre. Ma non ci saranno le elezioni promesse 18 mesi fa. La stessa assemblea del dialogo nazionale ha invitato la giunta militare a prolungare il periodo di transizione per altri due anni, mantenendo alla sua testa il figlio dell’ex presidente. Tale decisione non è piaciuta ad alcuni partiti di opposizione che avevano già deciso di non partecipare al suddetto dialogo inclusivo nazionale perché giudicato troppo di parte e con decisioni già prese a tavolino. Giovedì scorso – 20 ottobre – allo scadere dei 18 mesi previsti per andare al voto questi partiti di opposizione hanno indetto una manifestazione popolare per protestare contro questo stato di cose. Purtroppo però ci sono stati morti e feriti in almeno cinque grandi città del paese.
Governo e opposizione si lanciano reciprocamente le accuse di aver approfittato della situazione per far cadere il Tchad nel caos. Il governo accusa l’opposizione di aver organizzato un vero e Immagini degli scontri a N’Djamena di giovedì 20 ottobre scorso proprio colpo di stato e ha tacciato i leader di questi partiti di terrorismo, mentre l’opposizione accusa lo Stato di aver sparato in modo arbitrario verso la folla anche inviando militari vestiti in civile. Secondo il governo i morti sono stati 50 (tra i quali 15 militari) e 300 feriti. Secondo l’opposizione invece i morti sarebbero almeno 81 (qualcuno parla di 200) con 300/400 feriti. In questo momento nelle città dove sono state fatte le manifestazioni (N’Djamena, Moundou, Sarh, Doba e Koumra) vige il coprifuoco e vi è in atto una vera e propria “pulizia” nei confronti degli oppositori.
Il 20 ottobre don Riccardo ed io eravamo in capitale, a N’Djamena, perché il 21 abbiamo accolto due amici arrivati dall’Italia, e abbiamo sentito durante tutto il giorno il triste e drammatico rumore degli spari in lontananza. La cosa sorprendente è che il 21 siamo andati all’aeroporto senza nessun controllo da parte delle forze militari (gli scontri con morti e feriti sono avvenuti in un’altra parte della città) e il 22 ottobre siamo ritornati a Fianga senza nessun problema. La chiesa cattolica, invitata a far parte dell’assemblea del dialogo nazionale inclusivo, ad un certo momento – nella persona dei vescovi – ha deciso di farsi da parte giudicando anch’essa tale assemblea priva di trasparenza, con decisioni prese a priori e in assenza di un vero e proprio dialogo, sempre però disposta a cooperare e operando per la giustizia e la pace.
Qualche settimana fa sempre con don Riccardo, ci stavamo recando in città per fare delle spese. A poca distanza dalla missione abbiamo visto qualcuno per terra con un gruppo di persone attorno. Dico a don Riccardo di fermarsi, qualcuno avrebbe infatti avuto bisogno di essere portato in ospedale. Quel qualcuno era una donna che stava andando al mercato di Fianga provenendo da un piccolo villaggio – Folmaye – distante all’incirca otto chilometri. Era incinta, al nono mese.
Mentre mi avvicino al gruppo di persone (tutte donne), improvvisamente parte il vagito acuto e forte di un bambino.
Era la piccola appena venuta al mondo dal grembo di questa donna seduta per terra. Dopo aver capito che la piccola stava bene, ho chiesto se era necessario portarle all’ospedale. Il piccolo gruppo di donne anziane e giovani che si era formato, dopo breve consultazione ci ha detto “non è necessario, ce la sbrighiamo tra di noi”! Con i tessuti colorati con i quali si vestono (i famosi e coloratissimi ‘pagne’* africani) le donne hanno creato come un separé attorno alla donna (sempre seduta a terra) per creare un minimo di intimità, sono andate a cercare una lametta da rasoio, l’hanno purificata con un accendino, tagliato il cordone ombelicale e seppellito lì accanto la placenta.
Con don Riccardo siamo andati al mercato. Di ritorno, dopo circa trenta minuti, sullo stesso posto dove la donna ha dato alla luce una nuova vita, non c’era più nessuno. La neo mamma è ritornata verso casa (8 chilometri da rifare) probabilmente da sola o accompagnata da una moto.
Anche questa è l’Africa, il miracolo della vita nonostante e malgrado tutto.

A partire dal 5 novembre in poi ci vediamo in Italia.
Un abbraccio e a presto. don Silvano
Fianga, 30 ottobre 2022

* qui sotto un esempio fra i tantissimi e coloratissimi tessuti “pagne” utilizzati dalle donne africane, e non solo, per i
loro vestiti