Sono ormai quattro i mesi trascorsi qui in terra brasiliana; sento crescere e rafforzarsi la familiarità con questa Terra, con questo Popolo, con questa Chiesa. Lo avverto anche da fatto di cominciare a riuscire meglio a comprendere e parlare un po’ di più la lingua che qui parlano: almeno quella che più li accomuna, ossia il portoghese. Ci sono poi tutte le varianti più locali e, non da ultimi, le diverse lingue dei vari Popoli Indigeni. Ancora per venti giorni sarò qui in Brasilia per concludere questo Corso di lingua portoghese e di storia e cultura generale del Brasile. Quindi ancora più nella veste di “scolaro” che in tenuta da missionario… ma la mente e il cuore registrano tutto in questa prospettiva, ben sapendo che l’azione missionaria domanda anzitutto questo paziente, sapiente, e lento discepolato.
Questo ultimo tratto di corso prevede, oltre alle lezioni di portoghese, molti e vari incontri con le realtà, luoghi, persone ed esperienze della Cultura, Società e Chiesa del Brasile. È un incontrare, ma anche un prepararsi ad incontrare: ora la realtà metropolitana di Brasilia, poi quella frontaliera di Pacaraima.
Sono stati preziosi i giorni della Settimana Santa trascorsi in una grande Parrocchia della Capitale: conoscere e scoprire la fede, la devozione e la creatività celebrativa di questo Popolo, di questa Chiesa. Certo ha tutte le sue fragilità, ma forse proprio queste mettono ancora più in evidenza il Mistero, la presenza e l’azione del Signore.
Incontrare, prepararsi, ascoltare, vedere, conoscere: ogni parola richiama una sfida grande e domanda una altrettanto grande disponibilità. Vi confesso che non è facile mettersi in gioco, ora che non sono più un giovanotto, ma quando sei dentro e ci si immerge nella realtà viva del popolo di Dio, la cosa si fa così interessante che ogni timore sparisce. La sola preoccupazione è capire bene come e cosa fare, con e per questo Popolo, con e per questa Chiesa.
Con voi ringrazio ancora il Signore, sia per il prezioso dono e la credibile testimonianza di Papa Francesco, che il Signore ha chiamato a sé, sia per questo nuovo grande dono che è Papa Leone. Nei suoi primi passi ci indica il cammino, che è Gesù Cristo, il suo Vangelo; il vero volto della Chiesa, sinodale, missionaria e popolare; la cura degli ultimi, il dialogo franco e fiducioso con tutti e la volontà creativa e fattiva per la pace; ci mostra che su questi vuole, come già i suoi predecessori, accompagnare la Chiesa, in una mano tesa e un abbraccio aperto all’intera Umanità.
Prima di partire, con voi, condividevo le attitudini che sentivo particolarmente necessarie e che chiedevo al Signore: saggezza, prudenza e lentezza (da voi consigliata). Ed è proprio di questo che in questo tempo ho bisogno, e Qualcuno, nella Sua benevolenza e provvidenza ha messo nel mio animo. E la missione è solo nel suo primissimo albeggiare…
Vi saluto affidandovi a Colei che da sempre, in ogni tempo, e anche in questo tempo, accompagna il nostro cammino, il cammino di ogni uomo e donna che vive, lotta, soffre e spera, su questa nostra Terra. Interceda, Maria, per tutti e per ciascuno il Dono dello Spirito Santo, Guida e Forza interiore per la vocazione e missione di ogni figlio e figlia di Dio.
(don Giuseppe Danieli)






