CI SCRIVE Dom Luciano Bergamin, nativo di Loria, vescovo emerito della Diocesi di Nova Iguaçu, alla periferia di Rio di Janeiro, Brasile

In felice contatto con il Centro Missionario Diocesano, grato alla Chiesa Diocesana che mi ha visto nascere e crescere.

“Sono Dom Luciano Bergamin, vescovo emerito, nativo di Loria. Chierichetto nella parrocchia di San Bartolomeo, entrai nell’Alunnato San Pio X, a San Floriano di Castelfranco Veneto, dai Canonici Regolari Lateranensi, nel 1955.  Continuando la formazione e gli studi, fui ordinato sacerdote nel 1969 da Monsignor Cognata. chiesi di poter realizzare il mio servizio presbiterale nelle comunità dei Canonici Lateranensi, nel Brasile, dove arrivai a gennaio di 1971.

Durante quasi 30 anni mi occupai, in diverse regioni, della formazione dei seminaristi e poi in due parrocchie come parroco.  D´ improvviso, in marzo dell’Anno Santo de 2000, la mia vita ricevette una svolta inaspettata: Papa San Giovanni Paolo II mi nominava vescovo ausiliare della diocesi di Santo Amaro, nella città di San Paolo. Non ci fu verso di rifiutare. Mi consolavo, dato che ero appena ausiliare.  Durante due anni ed alcuni mesi, più che insegnare ho dovuto imparare e mettermi in ascolto, specialmente dei giovani della Cresima, della Pastorale Familiare e delle Comunità di Vita Consacrata.

Nel luglio del 2002: una nuova lettera del Papa mi chiedeva di assumere, la Diocesi di Nova Iguaçu, alla periferia della bella città di Rio di Janeiro. La realtà era più complessa ed esigente. Conoscevo un poco la situazione, dato che confratelli erano responsabili di due parrocchie, ed avevo avuto modo di conoscere ed ascoltare, sebbene di fretta, i due vescovi predecessori. Iniziava, così, un’altra tappa della mia vita che durò fino a maggio del 2019. Mi sentivo piccolo dinanzi alla grande responsabilità.  Ripetevo spesso: “Il Signore è mia luce e salvezza”, chiedendo l’intercessione dei Vescovi Santi della Chiesa;

La Diocesi di Nova Iguaçu è inserita nella regione chiamata “Baixada Fluminense” che, prima e dopo della Dittatura Militare era stata trascurata ed abbandonata dal potere pubblico, con gestioni politiche che favorivano gruppi di potere, favorendo una realtà penosa di disuguaglianza, ingiustizia sociale, corruzione, violenza, nella disputa della vendita di armi e di droga.

La gente soffriva molto.   Era necessario curare le ferite ed offrire speranza di vita degna per tutti.  Era questa la missione che la Chiesa. A partire dalla contemplazione di Gesù sofferente e Salvatore, bisognava realizzare e lo fece con impegno e sforzo, fin dalla sua origine, sotto la guida saggia e coraggiosa dei Vescovi anteriori  (soprattutto del francescano Dom Adriano), che si dettero da fare per collocare in pratica gli insegnamenti del Concilio Vaticano II e delle Conferenze ecclesiali della America Latina, valorizzando la creazione delle Comunità  Cristiane di Base, alimentate dalla Parola di Dio e dalla  solidarietà, senza, però, chiudersi a nuove forme religiose, espressioni dei Movimenti Apostolici. .

La Diocesi de Nova Iguaçu contava con una popolazione di due milioni di abitanti, presenti in 7 grossi comuni. Nel passato produceva aranci che esportava. Con il fenomeno dell’esodo rurale, molta gente venne da altri luoghi alla ricerca di lavoro. Ci fu una crescita rapida, però disorganizzata, provocando tanti problemi sociali.

La maggioranza della popolazione era cattolica.  Oggi sono molto presenti denominazioni che si definiscono “evangeliche”, piuttosto legate alla “Teologia della Prosperità” ed a manifestazioni fortemente emotive.  Anche la tradizione afro-brasileira ha il suo spazio aperto.   Non mancano persone, che dichiarano non essere legate a nessuna espressione religiosa concreta.

Quando iniziai la missione nella Diocesi, decisi di dare continuità a quanto di buono e bello già era realizzato (tanto!). Perciò, animato dalla preghiera e dallo spirito di dialogo, entrai nel “treno diocesano” a partire dall’ultimo vagone, fino ad arrivare alla locomotiva, valorizzando i diversi Consigli: Diocesani, Regionali e Parrocchiali, come pure le Assemblee triennali. Sempre mi sforzai per agire in comunione con l’insegnamento e l’esempio dei Pontefici (ne ho conosciuti tre!), specialmente di Papa Francesco, della Conferenza Nazionale e Regionale dei Vescovi del Brasile e della storia anteriore vissuta con zelo.

La Diocesi, nel 2002, era ben viva ed attiva, organizzata in 50 parrocchie formate da Comunità Ecclesiali Missionarie minori, dove le dimensioni liturgica, catechetica, sociale e missionaria si svolgevano con impegno in mezzo a tante difficoltà. Il numero di sacerdoti era ridotto, molti provenivano da Congregazioni Religiose oppure erano “Fidei Donum”, e svolgevano un lavoro pastorale missionario…   Ringraziando il Signore, erano presenti anche vari diaconi permanenti. Bella e preziosa l’attuazione di diverse Congregazioni Femminili.  Prezioso il servizio di tanti Laici e Laiche che, in comunione con il clero e le religiose, animavano, con spirito di fede e di amore, le comunità locali.  Ah, se non ci fossero questi laici e laiche, che sostenevano pastorali, movimenti, associazioni e servizi nelle differenti dimensioni parrocchiali, regionali e diocesane!! Quando, in tutte le comunità, anche le minori, alle domeniche e giorni santi, non era possibile la Santa Messa sempre era celebrata la Parola di Dio con la Santa Comunione. Molto apprezzate le espressioni della religiosità popolare.

Ricordo la felice intuizione del Vescovo Dom Adriano (mio predecessore) che costruì il Seminario Diocesano, dedicandolo a Papa San Paolo VI, con lo scopo di preparare futuri sacerdoti e diaconi permanenti a servizio della Chiesa locale. Il Seminario offrì anche una bella e profonda formazione per i laici che lo desiderassero: “Scuola di Teologia Pastorale”.  Quanto bene realizzò!

Punti forti dell´azione pastorale diocesana sono stati  l’amore alla Parola di Dio ed alla preghiera individuale e comunitaria; formazione continua per tutti; spirito missionario; zelo  creativo nelle celebrazioni liturgiche; pastorale presbiterale e vocazionale; valorizzazione dei laici e laiche nella organizzazione interna ecclesiale e nella presenza attiva dentro della società; preoccupazione con le famiglie ed i giovani, in particolare, e sforzo per essere “fermento, sale e luce” dentro la società in generale.

La situazione politica e sociale era piuttosto preoccupante: molte famiglie sfasciate; governi locali che non riuscivano ad offrire condizioni degne di vita; razzismo; intolleranza religiosa. Tante le necessità a riguardo della sanità e della educazione di qualità per tutti. Molta disoccupazione. Gioventù facilmente attratta dal fascino del mondo delle armi, droga e violenza. Triste conseguenza: un indice molto alto di assassinati, soprattutto tra i giovani, i poveri e le persone di colore. La Diocesi, fin dall’inizio, sempre si fece presente, mettendosi vicina ai sofferenti ed ai poveri, non solo con opere assistenziali in tutte le parrocchie, ma organizzando il Centro Diocesano dei Diritti Umani, ed una serie di attività ed azioni per aiutare a formare una nuova mentalità, ed ad offrire corsi di formazioni con opportunità di una migliore preparazione umana, cristiana e professionale.  Inoltre si dedicò offrendo strutture idonee al ricupero dei tossico-dipendenti.

Un altro versante di impegno formativo è stato la “formazione politica alla luce del Vangelo”, allo scopo di illuminare i fedeli nelle scelte all’ora delle elezioni, di preparare cristiani di buona volontà e di saggia competenza ad essere nella società la voce di che non è ascoltato, e ad assumere carichi e funzioni importanti nella vita pubblica politica, imprenditoriale, professionale, giudiziaria, culturale ecc…

Tuttavia, dobbiamo pure riconoscere, anch’io, le nostre debolezze, limiti e peccati. Non sempre siamo riusciti a dare la testimonianza del Vangelo, soprattutto nell’amore a tutti, specialmente ai più bisognosi ed esclusi dalla società e, perfino. anche dalle nostre comunità.  Non mancarono tra noi divisioni, invidie e pettegolezzi ed egoismi.  Ci siamo portati dietro una “facciata religiosa” più che una spiritualità che, partendo dal Gesù del Vangelo, arrivasse ai fratelli e alle strutture sociali.  Infine, frequentemente, il nostro zelo missionario si riduceva più a cercare chi già stava nel tempio, piuttosto che andare alla ricerca dei lontani e di quanti non erano visitati, amati ed accolti.  Signore, pietà!  A Lui la lode eterna. Tutto è stato ed è Grazia.

Nel 2018, al compimento dei 74 anni di età, si avvicinava per me la data della rinuncia, come prescrive la Chiesa.  Inoltre, sentivo veramente che la Diocesi, dopo sedici anni, aveva bisogno di un successore, con idee nuove e più energia fisica, spirituale, pastorale, ed amministrativa.  Avendo ascoltato il parere favorevole del Consiglio Presbiterale, chiesi al Papa un Vescovo Coadiutore che entrò in diocesi a settembre dello stesso anno.  Abbiamo vissuto insieme fino a quando, compiuti i 75 anni, la mia rinuncia fu accettata. Così, a maggio del 2019, sono diventato “emerito” ed il Coadiutore, Dom Gilson, molto preparato, competente e bravo, prese le redini della Diocesi.

Come emerito, dove andare e cosa fare?  Varie le possibilità.  Alla fine, decisi di ritornare in Congregazione, vivendo in comunità con quattro confratelli, che prestano servizio in tre parrocchie, nella stessa diocesi, ma in un Comune differente da quello della sede diocesana.

Che cosa faccio? L’azione più importante e lasciare al successore la piena libertà di agire ed essere in comunione con lui e le sue decisioni. Così vivo sereno, con più tempo per pregare, leggere ed aiutare i confratelli ed altri sacerdoti, conforme le possibilità.

Infine, potrei sottolineare gioie e tristezze nella vita di un vescovo.  Ma, come l’articolo è già lungo e, voi lettori sarete stanchi, lasciamo per il futuro, se Dio vorrà. Scrivere di sé stessi è sempre “brutto”.  Ma l’ho fatto a richiesta del Centro Missionario Diocesano, grato alla Chiesa Diocesana che mi ha visto nascere e crescere.

Sempre uniti nel Signore e nella Madonna. Che il Signore benedica ognuno di voi, le vostre famiglie, parrocchie e la cara ed amata Diocesi di Treviso.   E, come dice Papa Francesco: “Non dimenticatevi di pregare per me”.

Abbraccio con affetto.

+ Dom Luciano