A nome mio e della Chiesa di Orano, ringraziamo Mons. Michele Tomasi, don Gianfranco Pegoraro direttore del Centro Missionario di Treviso, il Centro Missionario di Treviso e tutti voi per l’interesse che riservate alla nostra Chiesa di Orano.
Vi siamo grati per l’attenzione che l’inserto “Terra e Missione” di marzo ha dedicato alla nostra Chiesa.
Il desiderio che accompagna questa presentazione è quello di poter consolidare tra noi un legame di amicizia e di reciproca conoscenza.
La nostra Chiesa di Orano è depositaria di una storia millenaria. Oggi noi siamo una Chiesa minoritaria per il numero di battezzati, siamo una Chiesa per un popolo musulmano, siamo una Chiesa di sante e santi, una Chiesa di Pentecoste, una Chiesa giovane, una Chiesa per tutti coloro che bussano alla porta.
Procediamo per ordine:
Una Chiesa depositaria una storia millenaria
La nostra Chiesa di Orano è carica di storia. La sua avventura inizia nei primi secoli della nostra era, quando il messaggio cristiano, giunto a Cartagine nel II secolo, si diffuse fino alle nostre regioni. Nel Medioevo, la nostra Chiesa è sopravvissuta grazie ai rapporti internazionali e agli scambi commerciali. L’epoca moderna è stata segnata dalla presenza spagnola e poi dalla colonizzazione francese. A questo proposito, una citazione tra le tante è eloquente. Mons. Duval, (chiamato Mohamed Duval), allora vescovo di Costantina, dichiarò in un sermone pronunciato ad Annaba il 28 agosto 1950: «A volte ho l’impressione che i fedeli non sembrano capire, o mi rimproverano segretamente di immischiarmi in ciò che non so o che non mi riguarda. Un giorno forse, miei fratelli, mi rimprovererete di non aver parlato abbastanza, di non avervi avvertiti, di non avervi gridato il vostro dovere».
Padre Alfred Bérenguer, figura straordinaria di questo impegno per la giustizia e la libertà, scriveva due anni dopo l’inizio della rivoluzione algerina: «Non esiste il problema algerino! Per alcuni è una verità indiscutibile. La disgrazia è che gli algerini, loro, ritengono che esista un problema. La disgrazia è che i fatti stessi pongono e impongono un problema», per poi aggiungere più avanti: «La ragione, il buon senso, l’interesse impongono di riconoscere questo problema, di accettarlo, di studiarne tutte le reali dimensioni». A tutti i nostri testimoni, laici, religiosi, sacerdoti… del passato e di oggi, e al loro coraggio, esprimiamo tutta la mia gratitudine. Grazie per essere fari che illuminano i nostri cammini!
Una Chiesa minoritaria per il numero di battezzati
Oggi, anche se minoritaria per numero di battezzati, la Chiesa della diocesi di Orno raccoglie alcune centinaia di cristiani su una popolazione di circa dieci milioni di abitanti. La sola città di Orano fa due milioni di abitanti. Anche se piccola, essa rimane l’opera di Dio. La sua missione non risiede nel suo successo o nei suoi fallimenti umani, ma piuttosto nell’avvento del Regno di Dio. Un Regno che esige un decentramento da sé, dalla propria storia inevitabilmente limitata, e invita alla speranza, perché la Chiesa «non è fatta per cercare una gloria terrena, ma per diffondere, anche con il suo esempio, l’umiltà e l’abnegazione». (Lumen Gentium 1.8)
Guardando la composizione dei battezzati della nostra Chiesa di Orano oggi, uno degli elementi che salta agli occhi oltre alla sua piccolezza, è l’universalità. Siamo per lo più stranieri, la maggior parte sono di passaggio. Siamo essenzialmente religiosi e religiose, studenti subsahariani qui con delle borse di studio, persone in migrazione con il desiderio di raggiungere l’Europa, lavoratori stranieri, prigionieri cristiani che sono essenzialmente delle persone in situazione di migrazione visitate nelle carceri, qualche turista, … Tutti noi siamo chiamati a fare unità intorno alla piccola componente algerina, per camminare insieme verso una Chiesa inculturata, che parli e preghi con il linguaggio e la cultura del Paese.
Una Chiesa per un popolo musulmano
La nostra Chiesa di Orano è in relazione con l’Islam fin dall’VIII secolo. In questo contesto, noi, minoranza cristiana di battezzati, siamo continuamente invitati a essere segno di Cristo, a essere come il lievito nella pasta. Siamo una Chiesa piccola chiamata a essere segno. Nel nostro paese, la vita della nostra comunità cristiana acquisisce tutto il suo senso e trova il suo valore solo quando vive in armonia, mano nella mano, con i nostri fratelli e sorelle musulmani.
Noi non possiamo essere veramente Chiesa senza una vera e profonda amicizia con loro. Siamo convinti che un’alleanza tra credenti sia possibile, a condizione che ciascuno e ciascuna si impegni con fede e determinazione. Il nostro quotidiano è testimone di questa realtà.
Una Chiesa di sante e santi
A questo proposito, cito qui i santi più conosciuti della nostra terra, come sant’Agostino di Ippona, il santo berbero dottore della Chiesa che ha segnato il nostro pensiero teologico e che rimane sempre un riferimento; san Charles de Foucauld, dal ruolo talvolta controverso, un contemplativo che realizzò il primo dizionario della lingua tuareg. Martiri contemporanei come il beato Pierre Claverie e i suoi 18 compagni e compagne. Santi della vita ordinaria, santi che hanno trovato la loro felicità nella fedeltà al quotidiano.
Forse il pudore, o il desiderio di non ferire l’altro, o l’orgoglio che a volte ci spinge a parlare al posto dell’altro, o un concetto di santità diverso tra cristiani e musulmani, ci limitano nell’enumerare i santi e le sante algerini. Tuttavia tanti sono i nostri amici musulmani algerini, che ci precedono in paradiso. Essi ci hanno insegnato, con il dono di sé, l’amore di Dio.
Tutti loro ci spingono a costruire «la civiltà dell’amore». Ci confermano che la nostra Chiesa ci avvicina a Dio e che essa parla a noi personalmente, alla società algerina e alla Chiesa universale.
Una Chiesa di Pentecoste
La nostra Chiesa di Orano non è solo pluriculturale, ma è anche pluriconfessionale ed ecumenica. È una sfida per noi cattolici, protestanti, anglicani, … ritrovarsi insieme per pregare. Noi cattolici abbiamo la fortuna di avere dei luoghi di culto, e spesso siamo proprio noi ad essere la minoranza durante la preghiera. Questa realtà, così ricca, ci invita a orientare la nostra missione interna prioritariamente verso l’unità, la riconciliazione, l’accoglienza e l’attenzione nel rispetto di questa così bella diversità.
Questa particolarità della nostra Chiesa acquista tutto il suo significato solo se in relazione alla popolazione algerina. Siamo chiamati a vivere tutti insieme nella solidarietà, nella fraternità, nella convivialità, nella preghiera, nell’umiltà, nell’ascolto rispettoso e nella verità. In questo modo constatiamo che l’opera di Dio ha una dimensione cosmica che abbraccia tutte le creature, qualunque sia la loro razza e cultura. Siamo invitati a radicarci continuamente nell’universalità della nostra Chiesa fonte di ricchezza, fonte di dono e di speranza per un futuro di pace per tutti.
Una Chiesa giovane
L’Algeria di oggi è una società moderna, educata, formata. L’Algeria è un paese emergente dell’Africa e a livello internazionale. È in questa società che viviamo. Sta a noi trovare il linguaggio giusto per parlare all’oggi di questo popolo. La nostra popolazione è per lo più giovane, «connessa». Il futuro le appartiene. La grande sfida per noi è imparare, o meglio, re-imparare a camminare con questa Algeria, seguendo i suoi passi. Questo richiede una profonda e coraggiosa trasformazione del nostro sguardo, per coglierne la realtà senza nostalgia del passato né paura del futuro.
Un nuovo registro di incontri ci viene proposto. Non segue più la dinamica insegnante-studente, donatore-beneficiario, ricco-povero. Ci invita a entrare senza complessi nella dinamica di una feconda fraternità nutrita e confortata dalla collaborazione e dall’aiuto reciproco.
Una Chiesa per tutti coloro che bussano alla porta
Con «porta» intendiamo qui quella delle nostre case, delle nostre strutture ecclesiali, ma anche tutte le porte che varchiamo grazie ai nostri incontri, cioè quelle dei nostri cuori. Coloro che bussano sono numerosi. Tra di loro, i nostri fratelli e sorelle bisognosi, che chiamiamo spesso poveri, e che devono essere ascoltati per diventare parte integrante della nostra Chiesa di Orano.
«I passi più significativi nell’evoluzione della teologia missionaria sono stati compiuti quando la preoccupazione per i più poveri ha costretto la Chiesa a diventare più libera, più audace, più evangelica, più disposta a convertirsi al modo in cui Dio ama l’umanità e ci chiama a vivere come fratelli». (Jean-Marc Aveline, Dieu a tant aimé le monde : petite théologie de la mission, p.155)
Se vogliamo che Dio parli di più alla nostra vita e alla nostra Chiesa d’Orano, dobbiamo mettere i nostri fratelli e sorelle in sofferenza al centro. Sono essi i nostri maestri di vita.
Due esempi locali tra gli altri ci invitano a metterci alla loro «scuola»: quello dei prigionieri che visitiamo, che ci evangelizzano e ci fanno vivere, e l’opera di carità delle Piccole Sorelle dei Poveri chiamata “Ma Maison”, nella quale sono ospitati 57 anziani senza fissa dimora. A quest’opera di carità la popolazione di Orano, interamente musulmana, partecipa in modo attivo con doni di vario tipo. A titolo di esempio: le nuove finestre dell’edificio sono state offerte gratuitamente, i pasti del Ramadan vengono offerti generosamente quasi ogni sera, le pecore per l’Aid el-Kebir sono donate con grande generosità, … La povertà apre così la nostra Chiesa a un cammino di fraternità, amore e fiducia che abbatte i pregiudizi, le barriere culturali e religiose.
Una Chiesa che è relazione
Dio ci ha creati a sua immagine, ci ha creati esseri relazionali. La relazione è una grazia che ci viene continuamente data in Algeria, ma questo dono è anche una sfida permanente. La nostra vita cristiana in Algeria ci spinge naturalmente a dare maggiore importanza e valore alle relazioni interpersonali, più che a qualsiasi altra cosa, perché la relazione è ciò che ci resta. Le cose da fare, da organizzare, da pianificare, i problemi da risolvere, … ci sono, ma ciò che ci fa vivere qui, sono prima di tutto le relazioni. Come in ogni relazione, sono il tempo e la qualità che dedichiamo all’incontro, le attenzioni che rivolgiamo all’altro che sono importanti per costruire una relazione unica, bella, vivente e vivificante.
Ci auguriamo che questi brevi elementi di presentazione della nostra chiesa di Orano vi possano aiutare a capire meglio chi siamo e che cosa viviamo.
Il nostro augurio è che questo legame tra la Chiesa di Treviso e la nostra Chiesa di Orano possa rafforzarsi e arricchirsi reciprocamente.
+ Davide Carraro
Vescovo di Orano






