CI SCRIVE Silvia Marcolin, originaria dalla Parrocchia San Gaetano di Montebelluna, volontaria laica in Uganda

Trascriviamo da un suo lungo messaggio le parti salienti della sua testimonianza sull’origine della sua vocazione alla missione e sull’attuale esperienza in Uganda, intervento pubblicato anche in “Terre & Missioni” di giugno:

“Fin da piccola l’Africa mi ha sempre affascinato e, ascoltando le testimonianze di missionari che spesso andavano per costruire scuole, cliniche, dispensari nelle varie missioni, è cresciuto anche in me il desiderio di partire.
Tutto questo è rimasto per tempo un sogno nel cassetto, anche per il mio timore di uscire e lasciare il mio piccolo paese. Negli anni della scuola superiore ho poi cominciato a partecipare ai gruppi missionari e Caritas, facendo servizio ai bambini stranieri; insegnavo l’italiano a mamme e figli del Nord Africa. Dio mi ha messa a fianco molte persone provenienti da lì, ho cominciato a conoscerle, frequentare le loro famiglie. Provenivano dal Marocco, Tunisia, Nigeria e seguivo i bambini con l’insegnamento della lingua italiana, mentre le loro mamme mi insegnavano la loro lingua, l’arabo. Ho cominciato a cucinare cibi dei loro Paesi e la loro cultura mi affascinava. Ero attratta da tradizioni ed esperienze diverse. E così è cresciuto il mio interesse per le relazioni con l’altro, e l’altro di cultura africana. Dopo aver conseguito la laurea in scienze dell’educazione, ho avvertito il desiderio di partire. Ho inviato e-mail in tutto il mondo, non solo in Africa, ma anche in Sud America e India. Il mio parroco mi ha aiutata a mettermi in contatto con diverse realtà missionarie e sono partita con un altro ragazzo per lo Swaziland, dove ho fatto servizio in una scuola materna. Ritornata, ho desiderato coltivare una esperienza più prolungata per stare con le famiglie, ascoltarle, condividere e mettermi in gioco di più con la loro vita. Così ho trovato la disponibilità delle suore Mantellate dell’Uganda e, pur partendo da sola e senza sapere dove andavo, ero felice di partire anche con qualche avversità. Cominciai un’attività, la visita alle famiglie; giravo a piedi tra tanti villaggi, accompagnata da una signora che visitava le famiglie bisognose per verificare il tipo di intervento necessario per aiutare. Cominciai a stare con loro, mangiare insieme, vivere nelle loro case e imparare la lingua locale, che mi consentiva di entrare nella loro familiarità. In quell’anno decisi di sostenere la formazione scolastica dei bambini tramite il progetto di adozioni a distanza. Ho cercato di entrare in relazione con loro come una sorella e ho continuato negli anni, durante i mesi estivi, a frequentarli. Non mi bastavano più i mesi estivi e avvertivo che ero chiamata a rimanere in Uganda. Cominciai a pregare molto, trascorsi ore in preghiera. Partii nel gennaio 2020 e da allora non sono più tornata. In quel tempo anche qui in Uganda c’era il Covid per cui, giacché la scuola era chiusa, tornai a visitare tante famiglie in modo più autonomo. E’ nato il progetto dei bambini malnutriti, orfani o disabili. Poi progetti per rendere più autonome le famiglie e recuperare dignità con attività di coltivazione di prodotti agricoli o allevamento di animali. Sono tutti progetti che si sono realizzati con l’aiuto di famiglie, parenti, amici, e con il passaparola, da molte altre persone. Attualmente sosteniamo 700 bambini con adozioni a distanza. Ora mi sono resa più autonoma e stabile grazie anche all’associazione Effatà con cui stiamo costruendo una casa-famiglia per bambini, soprattutto quelli con disabilità. Il progetto è di accogliere molti bambini, essere per loro famiglia e offrire loro attenzioni di cui spesso sono stati privati. “Mi interesso a te perché sei prezioso agli occhi di Dio” è il nostro motto. Ogni individuo, povero, bambino o bisognoso che sia, è prezioso agli occhi di Dio. Spetta a noi metterci accanto al loro cammino, prendendoci cura di loro essere e far sentire la presenza di Dio, il suo amore. (Silvia M)