CI SCRIVONO: i coniugi Marta Berto ed Enrico Marangon dal 2017 missionari laici con l’O.M.G. a Marcarà, Perù

Carissimi Amici,
vi scriviamo dopo, ormai, 4 mesi dal nostro arrivo in Peru…il tempo vola!
Tutto è stato un RITUFFARSI appieno nelle cose, situazioni, bisogni, di Marcarà e della gente di qui.
I mesi in Italia sono stati importantissimi per ritornare qui carichi di entusiasmo e convinzione. Mi sono commosso nel vedere quante persone (amici, conoscenti) di buon cuore ci hanno aiutato…
Anche se il covid, la crisi economica, ecc. mettono paura, creano chiusura… noi possiamo solo ringraziare per il bene, affetto, il sostegno morale ed economico che abbiamo ricevuto. Nei mesi passati in Italia possiamo dire di aver incontrato tanta gente APERTA alla vita, APERTA al prossimo… che con i gesti di CARITA’ , difende il bene, difende il Signore.
GRAZIE DI CUORE!!!
Appena arrivati è stata tutta una corsa per preparare la scuola (lavori per il dormitorio, i bagni, la mensa, il campo da calcio), una corsa per trovare i professori, la cuoca, gli assistenti che ci potessero aiutare.
Dal 14 aprile abbiamo ufficialmente iniziato la casa/scuola Don Bosco. Sarei un bugiardo se vi dicessi che tutto è facile, tutto fila liscio…
Così prima di raccontarvi della scuola devo dirvi, con sincerità, com’è stato questo ultimo mese e mezzo. È stato un periodo molto difficile.
Il 24 aprile è morta una nostra cara amica di cammino, Nadia.
È morta dopo essere stata brutalmente assaltata nella notte nella sua casa in una delle nostre missioni a Nuevo Chimbote (a 4 ore da Marcarà). Di sicuro avrete visto/sentito le notizie al telegiornale. Non scrivo per far notizia, anzi, per noi sono stati giorni di buio, di silenzio, di pianto. Quando arrivò la notizia, con Marta eravamo in mezzo ai ragazzi, all’inizio di questa avventura della scuola, eravamo contenti, spensierati. E’ stato un FULMINE AL CIEL SERENO: “Hanno ucciso Nadia, un’amica, una sorella dell’Operazione Mato Grosso che, come noi, era qui per i più poveri.”
Ecco, nel pianto, il primo pensiero: “Che senso ha stare in missione? Fare la carità se poi t’ammazzano? Dove sei Signore?
”I giorni seguenti alla morte sono stati molto intensi, difficili, ma anche di speranza.
Sono stati giorni di preghiera, di veglia per il corpo di Nadia verso il rimpatrio. Mi ha commosso (e dato speranza) vedere quanti peruviani hanno pianto, pregato e salutato Nadia. Mi ha dato forza vedere come tra noi, volontari italiani, ci siamo stretti nel dolore, nei dubbi sul futuro, nel desiderio di dare un senso a quanto accaduto.
Dopo Nadia, abbiamo vissuto la morte di altri 2 amici, un sacerdote e un vescovo, anziani, che hanno fatto la storia degli inizi dell’OMG in missione. Tante batoste… alle quali la testa non trova risposta. Cerchiamo di guardare all’esempio che questi amici ci hanno lasciato… alla vita buona che hanno vissuto, desiderando che il Signore li accolga e dia un senso a tutto il “fare e andare ” qui in missione. In questo clima burrascoso, ma dove aleggia la speranza, stiamo con i ragazzi che abbiamo accolto per la scuola: in tutto sono 30 e vengono da varie zone e posti del Perù.
Le prime settimane sono state un po’ strane, tutto nuovo, sia per noi che per loro: l’ambiente, la persona, il ritmo di vita… ora invece è tutto un po’ più naturale e un clima familiare. A mano a mano che li conosciamo, scopriamo anche le loro storie, le situazioni difficili da cui arrivano, le loro famiglie… Alcuni sono veramente tanto poveri, qualcuno ha proprio sofferto la fame da bambino, altri sono stati abbandonati da uno o entrambi i genitori. La maggior parte ha il papà che ha problemi di alcool. Intuisco, bene, che questi anni insieme saranno soprattutto per imparare a volergli bene, a diventare fratello maggiore per loro e una spalla su cui potranno contare.
La scommessa di farli diventare dei bravi professori mi sembra importante e “nobile ”, per loro, per le loro famiglie, per un Perù che è ancora molto analfabeta.
Dall’altra parte penso anche che non servirà a niente, se non riusciremo a trasmettere loro, assieme alla professione, anche valori come l’altruismo, il servizio e la carità… ossia il bene verso il prossimo… Questa mi sembra la scommessa più vera.
Concretamente in questi mesi i ragazzi stanno studiando per prepararsi all’esame di ammissione che sarà in agosto. Il livello medio è molto basso, si devono sforzare parecchio e speriamo che questi mesi di studio e di riposo possano essergli utili. Abbiamo trovato dei bravi professori che li stanno accompagnando; la nostra parte è quella di spronarli e sostenerli.
Accogliendoli nella nostra casa, ci siamo “compromessi ” ad aiutarli sotto tutti i punti di vista, così oltre alla parte scolastica, ci stiamo preoccupando della loro salute, dei loro bisogni: dal comprargli vestiti (qualcuno è venuto proprio con poco), portarli dall’oculista, e stiamo facendo una visita a tutti dal dentista.
Come vi dicevo, son tutti poveri e ovviamente con le scarse possibilità economiche e l’elevato costo di tutte le prestazioni sanitarie, molti hanno tralasciato l’aspetto della salute. Siamo contenti di essere qui con loro per accompagnarli per un pezzo importante della loro vita.
Non sempre ci sentiamo capaci o all’altezza, così ci affidiamo anche alle vostre preghiere. Di cuore desideriamo ringraziarvi per il sostegno che continuate a darci… senza questo, nulla di quello che stiamo facendo sarebbe possibile (siete un po’ la nostra Provvidenza).
Sempre lo ricordiamo ai ragazzi: “ci sono persone che senza conoscervi, vi stanno regalando tanto” …
insieme preghiamo per voi e per la vostra salute.
Così spero che stiate bene e a nome di tutta la famiglia della “scuola Don Bosco ” vorrei vi arrivasse un grande GRAZIE e tutta la nostra riconoscenza.
Nei prossimi mesi vi faremo avere altre notizie sull’andamento della scuola e della casa, sui ragazzi e sulla quotidianità.
Ancora grazie, con affetto e stima
13 giugno 2021
Enrico Marangon e famiglia.