ECUADOR. Esperienza estiva con i giovani del Centro missionario. Ne parlano Emanuele Confortin e Anna Ferronato e Chiara Dellagioia

IN UN PAESE NELLA TEMPESTA

Agosto è stato un mese di spostamenti continui, di accoglienza di nuovi compagni di viaggio. Abbiamo organizzato un incontro al loro arrivo con Giuseppe Tonello. Bepi, trevigiano di Caerano San Marco, da oltre cinquant’anni vive in Ecuador, e non solo ci vive, ma si può dire che è la storia e l’anima di moltissime organizzazioni nate qui.

All’incontro abbiamo avuto la fortuna di avere anche il contributo e la condivisione delle conoscenze di don Giuliano Vallotto, che dopo il suo peregrinare per il mondo (Italia, Cile, Ecuador, Tunisia) adesso, da nove anni, vive a Quito e continua la sua missione di divulgazione della “Parola” con un’attenzione particolare verso gli ultimi. Con loro abbiamo incontrato anche don Graziano Mason. Questi personaggi, assieme a Daniela Andrisano, fidei donum laicale che vive da anni nella zona di Cayambe, sono la storia della presenza della diocesi di Treviso in Ecuador.

Assieme a loro e con l’aiuto di Maria Jesus di Maquita, organizzazione fondata da don Graziano Mason, e di Pablo De Hierro, presidente del “Centro educativo Leonidas Proaño”, abbiamo cercato di comprendere cosa è stata, e cosa ha significato, la collaborazione della diocesi qui in Ecuador.

Il secondo giorno di presenza dei ragazzi si è abbattuto sull’Ecuador un vento terribile, e non ci riferiamo a quello che ha impedito l’atterraggio dell’aereo, ma al “vento di guerra”, guerra civile, che aleggia in questo periodo elettorale, e in particolare all’assassinio di uno degli otto candidati alla presidenza, Fernando Villavicencio, al termine di un comizio. Abbiamo approfittato degli incontri con Bepi Tonello e Pablo De Hierro per farci dare la loro lettura della situazione attuale, capendo che non è semplice, le sfaccettature sono infinite… Quando ci è possibile, ascoltiamo le notizie che danno i Tg italiani e per questo assassinio hanno dato brevi informazioni, con commenti superficiali. Questo dà l’idea di quanto valga, quanto interessi, quello che succede alle periferie del mondo.

L’Ecuador in questo periodo è in balia delle bande di narcotrafficanti, che arrivano da fuori, i grandi cartelli messicani in primis. La coca si produce in Colombia e Perù, mentre l’Ecuador fa da “manovalanza”, è il centro di smistamento. Oramai è abbastanza chiaro ed evidente che narcotrafficanti e mafie (sono presenti la mafia albanese e la ’ndrangheta) siano collusi con la polizia, con l’esercito e con innumerevoli politici o gruppi politici. In questo panorama, la polizia, quella che non è collusa, ha paura. Da inizio anno sono oltre 3.000 le persone assassinate da sicari, numeri che fanno impressione, che fanno tremare, pensando alla popolazione dell’Ecuador (circa 18 milioni). E questa settimana un’altra esecuzione: uno dei candidati per il Parlamento.

Sono solo quattro anni che viviamo qui, ma abbiamo sempre cercato di informarci, di comprendere la realtà di questo Paese, di leggere la storia e quello che si annida tra le sue pieghe; non siamo diventati degli esperti di politica o di geopolitica, ma è evidente che la maggioranza dei commenti dei politici è fatta di affermazioni che non stanno né in cielo né in terra.

In un Paese dove la politica è qualcosa di estraneo per la quasi totalità della popolazione, dove la scelta di un candidato o di un altro viene fatta con la pancia. Il ballottaggio sarà tra Luisa González, candidata della sinistra dell’ex presidente Rafael Correa, e l’imprenditore “bananero” Daniel Noboa. Ma quello della scelta della classe dirigente è un problema gravissimo! Distruggono sistematicamente il sistema istruzione e come prodotto finale ottengono una massa di persone che magari hanno nozioni basilari, sanno leggere, scrivere, far di conto… ma sempre meno viene insegnato a pensare a crearsi una coscienza critica, a cercare le informazioni che spesso ti vengono nascoste. Le persone che pensano e hanno spirito critico sono la linfa di un Paese!

Distruggono e privatizzano il sistema sanitario, così quando qualcuno si ammala, sarà disposto a far l’impossibile per cercare di guarire, sarà un ulteriore soggetto debole disposto a far di tutto. E’ la schiavitù occulta… Ragionamenti sicuramente troppo semplicistici per un’analisi seria di quello che sta succedendo attualmente in Ecuador, ma è per dirvi la preoccupazione che nutriamo in questo momento per le sorti di questo piccolo Paese!
Emanuele Confortin e Anna Ferronato

LA “SCOPERTA” Stare con i poveri, un modo di vivere la vita

E’stata una esperienza intensa, dove sono stati alternati momenti di tranquillità, con altri di attività, ascolto e conoscenza di persone e luoghi. Ho fatto esperienza di un mondo totalmente diverso. L’Ecuador è un Paese molto bello, pieno di vita e di “colore” e offre, sia a livello geografico che culturale, realtà molto differenti tra loro. Coglievo in me la difficoltà di gestire, amministrare, comprendere una realtà così complessa e diversa. Ho colto, poi, che come sono presenti tante contraddizioni e a volte tanti contrasti; lo si è visto anche di fronte alle recenti elezioni politiche. C’è tanta povertà pur essendo un Paese ricco, si produce molto (lo si vede anche andando al mercato settimanale, tanti profumi e colori, frutta, verdura di tutti i generi!), ma poi scopri che i “campesinos” devono fare ore e ore di strada a piedi per vendere i loro prodotti al mercato.

Abbiamo avuto modo di visitare maggiormente la “sierra”, alcune volte però siamo scesi in alcune comunità a 1.750 metri; sorprende come anche a queste altitudini la vegetazione è grandiosa, subtropicale. E’ uno scenario ambientale che il mio cervello neppure poteva immaginare. Mai avrei pensato di passare attraverso tanta diversità; dalla città di Quito, poi le Ande, le comunità andine a Salinas, Simiatug, Facundo Vela… Realmente suscita anche paura!

Mi ha rallegrato conoscere i “padrecitos” (missionari) che abitano lì, e con loro le varie persone che dedicano la vita alla missione. La cosa che mi è rimasta è che anche se vi sono difficoltà e contraddizioni, dove i bambini soffrono, mangiano male, vi sono però tante persone che hanno contribuito a cambiare questo mondo. Penso a quanto hanno fatto i nostri missionari, penso a Bepi Tonello, ai tanti volontari. Questo sentire di voler stare a fianco e con i poveri non è scontato, credo sia da valorizzare, renderlo noto, può essere un modo di vivere la vita: comprendere, ascoltare, accogliere chi sta male. In questo senso l’esperienza in Ecuador mi ha portata a rivedere, ripensare il concetto di “missione”, non come il fare (non ho fatto molto a livello pratico), ma missione ora per me significa “stare con gli ultimi”, quelli che ci sono anche qui, e quindi di impegnarmi in qualcosa di serio, vero, e soprattutto prendere me, la mia vita, più seriamente.

Mi interrogo ora su come vivere qui: come gestisco le mie relazioni, vicinanze? Come gestisco le cose che ho? Quanto penso e valuto prima di spendere per comprare, o prima di buttar via cose? Come vivere nella semplicità? Perché sono tentata dal volere tutto e subito? Sento di ringraziare per questa esperienza, per aver incontrato persone di fede, un popolo bello, pieno di vita e colore; sono grata anche alla diocesi di Treviso per avermi dato questa opportunità e a quanti mi hanno aiutata e accompagnata per arrivare a vivere questa esperienza! (Chiara Dellagioia)


Articolo pubblicato su  “Terre & Missioni ” di settembre  (La Vita del Popolo)