
E’ partita martedì 19 dicembre, da Treviso, con destinazione Sierra Leone, in particolare Pujehun, un piccolo ospedale nel sud del Paese, dove rimarrà per un anno, almeno. Parte come logista e amministrativa del Cuamm, dopo aver lavorato per un anno e mezzo in Tanzania a un importante progetto del Cuamm di lotta all’Hiv/Aids negli adolescenti.
“La Tanzania per me è casa, sono stata davvero bene, anche se ero in una zona, Shyninaga, molto isolata. Ora riparto con tanta voglia di conoscere un nuovo Paese, un altro popolo, e soprattutto con il desiderio di rimettermi in gioco. Umanamente e professionalmente avevo bisogno di un Paese diverso – racconta Chiara Didonè -. A Pujehun avrò un impegno più sul fronte amministrativo e logistico, una parte essenziale nell’impegno del Cuamm, perché mentre i medici sono in prima linea nella cura dei malati, noi ci occupiamo di procurare tutte le cose necessarie per il funzionamento dell’ospedale, dalla benzina, ai beni sanitari, oltre al fatto che i conti devono «tornare»”.
Chiara è anche una delle autrici dell’ultimo libro del Cuamm, edito da Laterza, dal titolo “Africa, andata e ritorno”. Una raccolta di 30 lettere di giovani, italiani e non, impegnati con il Cuamm. Ha scritto una lettera dolcissima al nonno, che è mancato, e a cui racconta la strada che ha scelto, senza dimenticare mai le sue radici.
“Saresti orgoglioso di sapere che lavoro con un’organizzazione che incarna un aspetto dello spirito veneto di cui vado molto fiera: lavorare umilmente e mettersi a disposizione di chi ha più bisogno. […] Le mie radici sono dov’è la mia famiglia, a Fanzolo. Ragionandoci, avere delle radici così forti mi ha permesso di partire alla scoperta del mondo senza la paura dell’ignoto. Se qualcosa fosse andato storto, ho sempre saputo che sarei potuta tornare proprio alle mie radici, alla mia famiglia. […] Oggi, nonno, ti posso confermare che l’ho davvero trovata (la mia strada). E’ stata la necessità di conoscere e di comprendere, che mi hanno fatta partire prima per l’Uganda e poi per la Tanzania. La volontà di collaborare con le persone che incontro per trovare delle soluzioni mi ha fatta rimanere in questa parte di mondo. L’incontro con l’altro spesso non è facile, ma è sempre illuminante e arricchente. Una delle mie frasi preferite è «maisha ni safari», che significa «la vita è un viaggio», e come in un viaggio, tutto è in movimento: se oggi qualcosa va male, domani in qualche modo potrà andare meglio”.
Medici con l’Africa Cuamm è presente in Sierra Leone dal 2012, anno in cui inizia a operare nel distretto di Pujehun. Allo scoppio della terribile epidemia di Ebola nel 2014, decide di rimanere a fianco della popolazione locale e il distretto di Pujehun è il primo a essere dichiarato “Ebola Free”. Da marzo 2016, il Cuamm accetta la richiesta del Ministero della Sanità del Paese, per intervenire anche a Freetown, la capitale, e rilanciare il Princess Christian Maternity Hospital, la principale maternità che, con i suoi 125 posti letto, è un punto di riferimento e compie oltre 6.500 parti all’anno. La lotta alla mortalità materno-infantile è la nuova sfida da vincere, nel paese con il tasso più alto al mondo di mortalità di mamme e bambini. In questa direzione si inseriscono anche i nuovi interventi nelle aree di Bonthe, Bo e Makeni, sia a livello ospedaliero, che territoriale.
(dal settimanale diocesano “La Vita del Popolo” – 1 gennaio 2024)






