In MARCIA PER LA PACE il 4 febbraio, dalle 14.30, con partenza da Onè di Fonte e arrivo a Casoni

Con la partecipazione del vescovo Michele Tomasi e l’adesione di Ac e Agesci. La marcia è organizzata e promossa unitariamente dalla Pastorale Sociale e del Lavoro, da Migrantes Treviso, dal Centro Missionario, dalla Caritas Tarvisina e dal settimanale diocesano “La Vita del Popolo”

Come mai papa Francesco nel messaggio per la Giornata della pace 2024 ha parlato dell’intelligenza artificiale?
In più di uno si sarà chiesto: “ma cosa ha a che fare l’«Ai», per dirla all’americana – con la pace? Onestamente è facile cadere nel tranello, proprio perché sembra che si tratti di argomenti distanti. Ma non è così.

A leggere con attenzione il testo del Papa, ci si accorge che accanto all’elogio dell’intelligenza, definita come “l’espressione della dignità donataci dal Creatore, che ci ha fatto a sua immagine”, si aggiunge che “il nostro mondo è troppo vasto, vario e complesso per essere completamente conosciuto e classificato. La mente umana non potrà mai esaurirne la ricchezza, nemmeno con l’aiuto degli algoritmi più avanzati”. C’è, appunto, qualcosa, del mondo e dell’uomo, che sfugge all’intelligenza per quanto essa possa essere potenziata anche dalle nuove frontiere della tecnologia. Affidare tutto, pace compresa, solo all’intelligenza, non ci porta verso quel progresso a cui tutti tendono. “Così facendo – continua il Pontefice – il cuore stesso dell’uomo, correrà il rischio di diventare sempre più «artificiale». Perdendo, di fatto, lo scopo per cui ci è stato dato.

La pace non è solo questione di mente ma anche di cuore e, potremmo aggiungere, di mani. In una parola è tutto l’uomo, tutta l’umanità, e non solo una sua componente (gli illuminati?) a rendere possibile quella difficile, per qualcuno impossibile, tensione alla pace.

Questo guardare alla sola razionalità, ci fa dimenticare che noi possediamo anche un’intelligenza del cuore e una delle mani. Assolutizzarne solo una, rischia di farci perdere il senso del limite tipico, invece, delle altre due. Scrive il Papa: “L’essere umano, pensando di travalicare ogni limite in virtù della tecnica, rischia, nell’ossessione di voler controllare tutto, di perdere il controllo su sé stesso”.

Non c’è pace senza educazione al rispetto di tutto l’uomo e del suo limite. La guerra, infatti, nasce dal delirio di onnipotenza dalla supremazia di una parte sul tutto dell’umanità. Tornare a essere umani e non macchine (da guerra) è l’invito della lettera. Cercare le ragioni del cuore che spesso sfuggono, come diceva Pascal, alle ragioni della mente.

In altri testi, il Papa usa il termine “artigiani di pace”. L’artigiano è colui che completa e personalizza il lavoro della macchina. Riesce a mettere quel di più che solo il suo cuore, la sua passione, la sua arte colloca in un’opera, e così essa esce dalle sue mani unica e irripetibile. Le nostre mani, immagine di quelle del Creatore, riescono a immettere parte del proprio spirito in ciò che plasmano. E questo può valere anche per la pace.

Nella Marcia diocesana della pace che celebreremo quest’anno nel vicariato di Asolo (si terrà il 4 febbraio, dalle 14.30, con partenza da Onè di Fonte e arrivo a Casoni, con la partecipazione del vescovo Michele Tomasi e l’adesione di Ac e Agesci), saranno presenti le tre intelligenze: mente, cuore e mani, che faranno da sfondo a una pace che si pensa, si sente e si fa. Una pace umana, una pace per tutti.

Un cammino che ci vede riflettere sì sull’importanza delle nuove tecnologie (che non sono da demonizzare), ma che non possono pretendere di dettare le regole del gioco. Spazio va dato anche a quella parte di mondo, spesso silenziosa, come il creato che spesso sfugge ai parametri dell’intelligenza artificiale e che invece rappresenta il cuore pulsante della nostra Terra e del suo farci casa, madre e sfondo simbolico per capire noi stessi e il nostro scopo nella vita.

L’ascolto attento del cuore della creazione ci aiuterà a sentirne il grido, suo e quello dei poveri, e a farcene carico divenendo operatori di una pace che oltrepassa i confini di stati, popoli e paesi.

Da ultimo, anche con il contributo del nostro Vescovo, cercheremo di dare significato alla domanda che il Papa pone del suo messaggio: “Trasformeremo le spade in vomeri?”. La sfida, che il Pontefice vede soprattutto per le giovani generazioni, è proprio quella di azioni che “rispettino e servano la dignità umana”, in particolare con il coinvolgimento delle istituzioni educative. Sapendo che “non è responsabilità di pochi, ma dell’intera famiglia umana. La pace, infatti, è il frutto di relazioni che riconoscono e accolgono l’altro nella sua inalienabile dignità, e di cooperazione e impegno nella ricerca dello sviluppo integrale di tutte le persone e di tutti i popoli”. (don Paolo Magoga, direttore dell’ufficio diocesano di Pastorale sociale e Lavoro, Giustizia e Pace)