L’incontro di venerdì 24 aprile sera a Lancenigo: non solo la memoria della figura di Don Franco Marton, ma il recupero delle sue intuizioni missionarie ed ecclesiali

Nella celebrazione della Santa Messa presieduta dal Vescovo Michele, con la partecipazione di numerosi sacerdoti e laici che hanno conosciuto don Franco e con lui hanno collaborato, significativi nella omelia del Vescovo i riferimenti alla vita appassionata di questo nostro sacerdote,  al  suo amore per la Chiesa, all’entusiasmo per il Concilio Vaticano II, all’attenzione ai poveri, che hanno illuminato il suo sguardo lungimirante e profetico sulla missione della Chiesa. Testimonianza e impegno che hanno incoraggiato tanti preti, laici e religiosi a vivere e rispondere alla vocazione missionaria, anche ad gentes.
Dopo la Celebrazione, in un momento di condivisione in cinque gruppi,  si è voluto riprendere qualche aspetto delle intuizioni di don Franco, convinti che  “dalle feconde memorie” possono sorgere anche “coraggiose prospettive”.
I gruppi hanno riflettuto su una traccia ricavata da testi di don Franco, sugli argomenti: 1. Missione, scambio di Doni; 2. Piccole comunità… per la missione, 3. Con i poveri, 4. Spirito, missione giovani.
Ne è seguito un tempo vissuto nella convivialità, utile per riconoscerci e rafforzare la nostra amicizia e fraternità, accompagnato, nella seconda parte, da proposte musicali del gruppo Naam di Treviso e dalla visione di alcuni filmati su don Franco, presi da uno  sfogliabile realizzato dal Centro Missionario, in collaborazione con “Luci del mondo”  (CUM di Verona). Lo sfogliabile è messo a disposizione e reso consultabile in questo nostro sito del centro missionario.

DA UNA FECONDA MEMORIA… A CORAGGIOSE PROSPETTIVE

Dal tempo di ascolto reciproco che ci siamo dati nella serata del 24 aprile, pur nella semplicità, è emerso un sentire interiore positivo, un cogliersi in sintonia con le intuizioni di una chiesa sempre più aperta, in dialogo con il mondo, accogliente, testimone del Regno. Specie i giovani hanno colto in questo dinamismo profetico un sentire positivo, pur riconoscendo ancora alcune diffidenze, chiusure, timori. Mentre sentivano come generativo un sempre più ampio dialogo “intergenerazionale”, notavano il timore a volte da parte del mondo degli adulti a fare proposte anche “radicali” di annuncio del Vangelo di Gesù; quel Vangelo, dicono, che parla anche a loro (giovani) e anche “attraverso di loro”, e chiede a tutti, capacità di ascolto. Su questo sono stati graditi i diversi messaggi che il gruppo musicale “Naam” ci ha donato; messaggi di incoraggiamento, di speranza, di vita, di proposte che prendono sul serio l’impegno di ciascuno a un mondo migliore. Ricordiamo il brano “Il tuo nome”: “…Su ogni passo che faccio, su ogni goccia di sudore, io vorrei che tu possa scrivere il tuo nome senza mezze misure e senza compromessi; vorrei che tu lo facessi in ogni parte del mondo, nel cuore di ogni uomo, io vorrei che tu potessi liberare il meglio senza mezze misure, senza compromessi…”

Si conveniva dunque che la Chiesa, le comunità cristiane, nella loro “piccolezza” di oggi possono vivere un contesto più familiare, di relazioni fraterne e di ascolto vero, leale, sincero; comunità sufficientemente piccole permettono relazioni più umane, potrebbero essere luoghi di ascolto della “Parola di Dio, di preghiera, di umanità alla luce del Vangelo, dove i piccoli, i poveri, i più fragili siano, come nella prassi di Gesù, riconosciuti al centro. In più occasioni è risuonato il messaggio di don Franco Marton, quello che ricordava lo stile della missione: come Gesù. Come il Padre ha mandato Lui, così Egli manda noi. Non c’è altro modo, né altra motivazione alla missione per il discepolo, se non Gesù, come Lui, perché lo ha fatto Lui; come Cristo così la Chiesa.

E quello che ha fatto Lui, quello che ci ha rivelato Lui è il grande amore di Dio. Siamo beneficiari di un grande ed “eccedente” dono di Amore, ci ricordava il Vescovo Michele. E questo dono di amore va ridonato, gratuitamente; la missione diventa allora un dono reciproco dell’Amore ricevuto, un generare comunità di fratelli e sorelle che si amano dell’Amore di Dio. La missione diventa allora sempre più uno scambio, nella gratuità e nella reciprocità, un scambio reciproco dove l’Amore di Dio, la sua presenza, il suo insondabile mistero di amore circola, sana, cura, rigenera, crea comunità di fratelli e sorelle, dove nessuno è escluso. Abbiamo allora avvertito un sentire positivo nel  riconoscere come “le Chiese in Italia riaffermano l’opzione preferenziale per i poveri, scegliendo di restare accanto a chi vive situazioni di esclusione, vulnerabilità” (“Sintesi Cammino Sinodale Chiese in Italia, farsi prossimi alla scuola dei poveri,27) che sottolinea come in essi (nei poveri) risuona l’annuncio stesso del Vangelo; essi non sono solo destinatari di aiuto e carità, ma fratelli e sorelle in cui Dio si rivela e parla. Alla scuola delle persone in difficoltà economica, abitativa e lavorativa, dei migranti… il popolo di Dio cresce nella comprensione del Vangelo e si lascia trasformare.

Non ci è sfuggito però anche il pensiero di don Franco quando ricordava che “l’ascolto delle giovani chiese, della loro prassi e teologia, potrebbe aiutare le nostre chiese a ricentrare l’annuncio di Gesù nel Gesù del Regno di Dio, ma che “appartiene ai poveri”. Camminando con loro potremo anche noi recuperare un genere diverso di vita. Demoliremo gli idoli che ci siamo costruiti: denaro, potere, consumo, spreco… riscopriremo il valore del bene comune, della tolleranza, della solidarietà, della giustizia sociale, della corresponsabilità (Franco Marton, “Evangelizzare i poveri”, Missione e dialogo febbraio 1993).

Ecco alcune foto dell’incontro: