Damiano conobbe l’Operazione Mato Grosso nel 1990 e, colpito e commosso nel sentir parlare dei poveri, decise subito di entrare
a far parte del gruppo di Moniego, dove alcuni ragazzi si trovavano a lavorare per le missioni. Questo cambierà il suo stile di vita; ridisegnerà la scala dei suoi valori e ben presto “gli altri” prenderanno il primo posto.
Come molti giovani, anche Damiano sogna di spendere bene la vita; partirà il 25 giugno 1997 per la missione di Peña Colorada in Bolivia. Qui perderà la vita dopo pochi mesi dall’inizio della sua presenza accanto agli ultimi, ai poveri.
Molti giovani, a distanza di ventiquattro anni dal tragico evento, si sono ritrovati a Moniego, insieme a padre Andrea Dentelli, missionario trevigiano in Perù e hanno celebrato l’Eucaristia.
Ho fatto un po’ di calcoli: ventiquattro anni fa Damiano perdeva la vita in missione, e qui sono molti i giovani che probabilmente non erano ancora nati quando ciò accadde. Molti non penso lo abbiamo personalmente conosciuto.
Cosa attrae, cosa motiva dunque questi giovani a ritrovarsi e celebrare per lui l’Eucaristia? Non può essere che si tratti di un solo legame di amicizia o di simpatia personale; non penso si tratti solo di far riemergere ricordi e legami passati, vissuti insieme. Almeno non per tutti.
Silenzio durante la proclamazione della Parola: “Quando fu giorno, (Gesù) chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici…: Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore. Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente… che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie”. E l’omelia richiama due aspetti: il cammino della verità e quello della bontà. C’è bisogno di verità, c’è bisogno di bontà.
Questo viene da Gesù, ma ci coinvolge tutti. Verità è porsi innanzi a Gesù e scoprire la verità di noi stessi, il sentirsi da lui chiamati, per nome. La verità di Damiano è la sua vocazione, che lui cercava, sognava, coltivava nel rapporto con Gesù che è la Verità; è essere sinceri con se stessi. E la bontà. Solo Dio è buono; lui si prende cura di tutti, guarisce. Anche Damiano, amico di Gesù, era buono perché ha lasciato tutto, è partito per dare la vita ai poveri.
Ecco, secondo me, perché molti giovani si sono ritrovati per l’Eucarestia quel 7 settembre; non solo per amicizia, per simpatia,
per rivivere momenti passati, ma perché c’è un legame spirituale che unisce, che accomuna Damiano a tanti giovani: sentirsi chiamati e coinvolti nella ricerca della verità, coinvolti a essere buoni, come Gesù, fino a perdere tempo, denaro, lavoro… e Damiano anche la vita; quella vita che Gesù, il Risorto, ridona a chi la perde per lui. C’è una sintonia spirituale che unisce chi cammina verso la verità e la vita buona.
Allora ci si ritrova, anche a distanza di tempo, e forse senza tanta consapevolezza, nell’Eucarestia. Ci si ritrova ricordando Damiano Cervesato e quanti sono disposti a mettersi in gioco e donare se stessi, per gli altri, per i poveri, gli ultimi, gli esclusi, ci si ritrova in comunione e sintonia con Gesù.
(don Gianfranco Pegoraro – in Terre & Missioni di settembre 2021))
OMG. A Moniego molti giovani hanno ricordato con una messa Damiano Cervesato insieme a P. Andrea Dentelli





