Sabato 5 giugno a Martellago Gabriele Carnera professa i voti definitivi nella Comunità Missionaria di Villaregia

Gabriele, da poche settimane è rientrato in Italia da Lima, in Perù, dove da 7 anni sta svolgendo il suo servizio come missionario.

Dodici anni fa è entrato a far parte della Comunità missionaria di Villaregia, e dopo qualche anno qui di formazione qui in Italia è partito per il Perù, dove la Comunità è presente da più di trent’anni nella periferia poverissima della capitale, a Lima.

In queste settimane è a Martellago dove vive la sua famiglia, con il desiderio anche di celebrare il suo sì per sempre nella parrocchia d’origine, insieme ai suoi cari, agli amici e ai compaesani.

Questi ultimi anni trascorsi a Lima sono stati per Gabriele occasione per approfondire l’esperienza dell’amore di Dio, grazie all’amore riflesso negli occhi di tanti fratelli e dei più poveri, e per maturare il suo sì per sempre, con il desiderio di continuare ad essere testimone di Gesù nella gioia e nel dono di sé agli altri.

Gli abbiamo rivolto alcune domande per conoscerlo un po’ meglio e ascoltare il percorso personale che ha compiuto in questi anni e soprattutto il cuore della sua esperienza a Lima.

“Gabriele raccontaci qualcosa della tua vita.”

Attualmente ho 32 anni. Sono cresciuto in una famiglia numerosa, siamo in quattro fratelli. I miei genitori, Elsa e Roberto, sono parte della Comunità Missionaria da più di trent’anni come sposi missionari. Sono molto gioiosi, attivi, animati, accoglienti ed hanno sempre avuto una forte sensibilità missionaria, caratteristiche che ci hanno trasmesso in famiglia e che ci hanno fatto respirare fin da piccoli.

Da sempre ho amato trascorrere del tempo con gli altri e ho la passione per l’amicizia e per fare le cose insieme: a scuola, nel calcio (uno sport che mi piace da sempre), nei giochi o nelle semplici uscite con gli amici, nelle ore passate suonando la musica e la batteria (altra mia passione), …

Ho frequentato vari gruppi, spinto dal desiderio di cercare relazioni importanti e spazi di crescita, fra questi è stato significativo il percorso scout. Gli otto anni di cammino scout nell’adolescenza mi hanno aiutato a crescere nel servizio e nella solidarietà, oltre che nella condivisione e responsabilità. Ho anche partecipato ad un gruppo giovanile in parrocchia dove ho trovato amicizie significative e belle esperienze di condivisione.

Dai 18 ai 20 anni, inoltre, ho fatto parte del gruppo missionario per giovani della Comunità Missionaria di Villaregia; fin da piccolo, comunque, ho frequentato la Comunità e ho vissuto tante esperienze in cui ho sviluppato una forte sensibilità missionaria, portando nel cuore le famiglie e i bambini di altri paesi che conoscevo dai racconti o foto dei missionari.

“Che cosa ti ha portato a fare la scelta di lasciare tutto e diventare missionario nella Comunità Missionaria di Villaregia? Quali aspetti rilevanti ti hanno aiutato a fare questa scelta nel tuo percorso di vita?”

Avevo 19 anni e finite le superiori, il liceo, mi chiedevo cosa fare dopo, che cosa studiare, chi volevo essere “da grande” … Ero sicuro che volevo aiutare gli altri ma non capivo come, non sapevo quali modi “miei” avrei potuto trovare per dare il mio tempo per gli altri. All’inizio, quindi, decisi che avrei studiato medicina: mi sembrava il modo migliore per realizzare i miei desideri.

In questo periodo di scelte, un missionario mi provocò dicendomi che forse avrei potuto chiedere anche a Dio cosa ne pensava e che cosa sognava lui per me. In quel momento pensare a questo mi spaventò, perché credevo che volevo “godermi” la vita in altri modi, senza mettere Dio in mezzo… Temevo che il tema della “vocazione” mi avrebbe tolto la libertà, che chiamare in causa Dio mi avrebbe “richiesto” troppe rinunce… Poi, un po’ alla volta, facendo anche un cammino di discernimento, ho capito che il sogno di Dio per me era invece la mia gioia! Ho compreso quindi che, se avessi capito fin dal principio cosa mi facesse davvero felice, avrei dedicato gli anni pieni di vita della mia gioventù a quello che mi rendeva felice davvero. Questo mi entusiasmò e mi ha dato la forza di fidarmi di Dio.

Ho iniziato, così, nel bel mezzo di questo processo, gli studi all’università di Trieste, iscrivendomi a biotecnologie…. Nel mentre, mi chiedevo come essere felice e cosa desiderassi fare davvero della mia vita.

In quell’anno di studi e ricerca vocazionale, cercai di ritrovarmi e di capire chi ero davvero. Desideravo donarmi agli altri, iniziando dai miei coetanei, saper gioire delle amicizie, dono di Dio ed essere testimone della mia fede, come giovane, senza vergogna.

Nell’estate del 2009, durante un evento per giovani organizzato dalla Comunità Missionaria di Villaregia, il Meeting Giovani, ho avuto la conferma definitiva e la risposta che stavo cercando: “Va, vendi quello che hai e dallo ai poveri, (…) poi vieni e seguimi…” – queste parole tratte da Marco 10, 21 e pronunciate in quell’occasione da un vescovo, mi scossero e sentii che erano rivolte a me, direttamente da Gesù.

Fu un’esperienza molto forte che diede il via al processo finale: d’improvviso mi resi conto che l’idea di essere missionario non mi faceva paura, anzi mi affascinava! All’inizio lo accolsi serenamente, perché desideravo seguire Gesù nel fondo del cuore; ma poi quando ho realizzato che cosa comportasse lasciare, per me giovane ventenne (amici, famiglia, lavoro, studi, “libertà”) ho avuto molta paura.

La fiducia in Dio e l’entusiasmo nel sentirmi accompagnato da Lui, mi hanno aiutato a fare questa scelta di consacrazione nella libertà. Ad ottobre del 2009, prima di iniziare gli studi di medicina, mi feci forza e “lasciai” tutto per iniziare il percorso da missionario. Tanti amici, persone dei gruppi che frequentavo, colleghi di studi, oltre alla mia famiglia, mi accompagnarono con commozione ma anche con gioia nel momento del mio ingresso nella Comunità Missionaria di Villaregia.

C’è un altro aspetto che fu essenziale per me al momento di scegliere questo cammino, cioè l’amore per il servizio, la missione e i più poveri che porto nel cuore. Nel 2005 ho vissuto un’esperienza forte di primo incontro con una realtà di missione: a 16 anni ho trascorso un mese a Lima, nelle periferie di questa grande metropoli del Perù, con i genitori e mio fratello più piccolo. Di quel periodo, mi ha stupito e mi ha riempito di gioia soprattutto l’amicizia che mi hanno donato tanti coetanei peruviani che frequentavano la Comunità… La loro gratuità e semplicità ha cambiato il mio modo di vivere l’amicizia. Non mi conoscevano, ma subito mi hanno regalato interesse, amicizia, affetto, mi hanno fatto sentire bene, in modo autentico; non c’era bisogno di grandi eventi, feste o strutture per essere amici…

Mi aveva colpito molto anche la situazione di povertà diffusa nella zona di periferia in cui è presente e opera la Comunità; mi ha stupito vedere come tante persone che soffrono, che vivono con poco, sono felici.

“Com’è stata l’esperienza a Lima, Perù, di questi ultimi 7 anni della tua vita missionaria? Raccontaci alcune esperienze significative…”

E’ stata un’esperienza bellissima e molto ricca, un regalo grande che Dio mi ha fatto dopo quattro anni trascorsi in Italia (a Villaregia, Rovigo, e a Pordenone poi) dal mio ingresso nella Comunità Missionaria. Sono partito per Lima a gennaio del 2014. Faccio sintesi di questo periodo molto intenso aiutato da tre aspetti.

Il primo, l’esperienza di studio della teologia nell’istituto teologico intercongregazionale “Giovanni XXIII” a Lima, dove ho studiato teologia per quattro anni. Innanzitutto è stato molto significativo conoscere tanti missionari di diversi istituti religiosi e di varie parti del mondo (Haiti, India, Venezuela, Colombia, Perù, …), condividere con loro esperienze e l’amicizia, raccontarci storie dei nostri luoghi d’origine, … Inoltre ho potuto scoprire e studiare la teologia da un’altra prospettiva, a partire dalla vita di un popolo e della gente peruviana, incarnata e ricca di esperienze concrete.

Il secondo aspetto è quello del dare valore ed importanza ad ogni persona. È un dono grande che ricevo dal popolo peruviano che lo trasmette tramite l’accoglienza, l’affetto donato, gli abbracci, la condivisione concreta di un alimento o una bibita, il tempo donato per stare assieme e conoscersi, la condivisione e l’esserci anche nei momenti di sofferenza.

Quand’ero arrivato da poco a Lima, è morto Christian, un adolescente di 16 anni che faceva parte del gruppo missionario che avevo appena iniziato a seguire. Era stato ucciso per strada, da dei ladri che gli volevano rubare il portafoglio. E’ stato per me un momento molto doloroso, un impatto con la povertà e con la violenza che spesso ne consegue…

Mi ha portato a farmi tante domande, mi chiedevo come accompagnare gli adolescenti come lui, che cosa potessi fare per stare affianco a loro e testimoniare l’Amore di Dio anche in mezzo a queste situazioni. Mi chiedevo come vivere e affrontare tutto questo senza cadere nell’indifferenza.

Questo mi portava a desiderare farmi uno con loro e sostenerli, stare al loro fianco con speranza e ascolto in queste situazioni difficili.

Il terzo aspetto che valorizzo dell’esperienza in Perù è il dono della fede. Questi anni a Lima hanno arricchito molto il mio modo di vedere e vivere questa dimensione: la fede semplice delle persone incontrate, mi ha aiutato ad entrare in rapporto profondo con Dio e a celebrare il dono della vita come un regalo che si rinnova ogni giorno.

L’accoglienza che le persone peruviane donano agli altri è motivo per festeggiare la presenza di un ospite come un dono di Dio, come Gesù stesso che viene a visitarmi a casa mia.

In quest’ultimo periodo di pandemia a Lima, una parentesi di povertà estrema in una situazione già molto critica, ho sperimentato, nonostante tutto, la fiducia che ha tanta gente nella Presenza di Dio anche nel mezzo del dolore e della sofferenza. Io mi sentivo impotente ed arrabbiato davanti a tanto dolore, alla malattia e alla morte di molti, invece le persone della nostra zona mi hanno annunciato con forza anche in questi tempi difficili: “Dio è con noi, Dio non ci abbandona.”

E adesso alla vigilia della tua consacrazione definitiva a Dio, cosa senti? Cosa o chi ti motiva a fare questa “scelta per sempre”?

Sento tanta gioia ed è l’amore di Dio che mi motiva a consacrarmi per sempre. Nel mio cammino ho scoperto e confermato che Dio mi ama e che ha fiducia in me… E questo lo vorrei dire a tutti.