Una famiglia da San Martino di Lupari fidei donum in missione in Argentina

Angelica Comarin e Giovanni Daminato, con i figli Ester ed Elia, in partenza per Rawson, hanno salutato la loro comunità parrocchiale sabato 16 novembre. Ecco la testimonianza di Angelica:

“Gesù chiamò a sé i dodici e lì mandò a due a due, e perché no? forse noi ci voleva mandare proprio in quattro! La chiamata alla missione per me è nata durante gli anni delle superiori, quando ancora non sai chi sei e ricerchi uno scopo nella vita. Allora frequentavo lo scoutismo, ed è stato proprio grazie a loro che ho imparato il valore del Servizio e della Gratuità. Sporcandosi le mani ho scoperto dove nasce la gioia vera, quando una tua azione porta vita a qualcun altro. La sorpresa sta nello sperimentare che, per quanto tu possa donare, quella sensazione di pienezza non sarà mai paragonabile a quanto amore riceverà invece il tuo cuore. Nonostante la bellezza di tutto questo, nel mio cuore sentivo che non mi bastava, soffrivo a sentire quanta sofferenza c’era e c’è nel mondo, sofferenza gratuita spesso dovuto a predominio del dio denaro che ci fa credere di poter stare meglio anche a spese di altri che spesso non hanno le stesse opportunità.

Successivamente ho avuto l’opportunità di vivere un’esperienza in Ecuador, presso un orfanotrofio delle suore Marianite in Ibarra e dove operava anche uno zio sacerdote Fidei Donum. Lì ho compreso come non fossi io a portare “salvezza”, a risolvere i loro problemi; a volte succede di essere tra coloro che hanno sempre qualcosa da “insegnare”, da dare… ma era invece il Signore che mi chiamava a un incontro vero, con una novità di vita che spesso spaventa perché non sempre chiara, ad un incontro con persone, storie, vissuti che mi parlano, mi provocano…

Quando incontrai Giovanni, mio sposo, capii che anche questo era un incontro, una chiamata che il Signore mi rivolgeva. Lo compresi meglio quando scoprii che anche nel suo cuore c’era lo stesso mio desiderio di partire, di condividere l’esperienza missionaria, di rimuovere forme di ingiustizia… È stato un sogno che ci ha coinvolti entrambi e che si è poi evoluto nel desiderio di incontrare, conoscere e accogliere popoli, culture e tradizioni diverse.

Il 2020 era l’anno del nostro matrimonio, e in quella circostanza prevedevamo anche un periodo di tre mesi in Grecia presso una famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII: una ulteriore esperienza, questa volta come coppia, in cui l’incontro con gli “ultimi” scandiva le giornate. Il Covid ha fatto slittare il matrimonio di qualche mese e l’esperienza in Grecia si è ridimensionata, ma ci ha permesso comunque di stare accanto, come neo sposi, a senzatetto, profughi, migranti, famiglie in cerca di un futuro migliore. Quanta Grazia!!! Avevamo trovato quello che cercavamo, vivere la quotidianità semplicemente tenendo gli occhi e le orecchie aperte, il cuore accogliente e le mani pronte a salutare, abbracciare, accarezzare e curare.

I progetti del Padre per noi erano però ancora sorprendenti. Tornati da questi giorni di vita piena abbiamo scoperto che la Vita la stavamo portando anche dentro di noi, io nel ventre e Giovanni nel cuore. Ester è nata a maggio 2021 e con il suo arrivo è sorto un nuovo sentimento di immensa impotenza in me. Il pensiero andava anche a tanti innocenti, come la bambina che tenevo tra le braccia, privati dell’amore di una madre e di un padre, senza la sicurezza di una casa o senza la possibilità di crescere ed essere protagonisti nella propria vita. Diventare madre, diventare famiglia ha fatto nascere tante paure in me e in mio marito, ma ha anche rafforzato il desiderio di provare a rimuovere cause di sofferenza intorno a noi, e nei bambini che la Vita ci vorrà far incontrare.

Non vogliamo certo salvare il mondo, ma vorremmo metterci in gioco, a disposizione per essere strumento nelle mani di Dio. Lo scorso gennaio siamo stati invitati a partire per una missione della Papa Giovanni in Thailandia, nella casa di accoglienza di minori con gravi disabilità. E per la terza volta non siamo riusciti a partire; qualcosa doveva ancora maturare in noi: Elia doveva nascere prima della nostra partenza e così a ottobre la famiglia si è allargata. Le paure sono aumentate e con esse la responsabilità di educare anche i nostri figli alla pace, alla bellezza che si nasconde nella diversità, all’accoglienza, alla disponibilità al Signore che chiama…

Il 17 novembre a San Martino di Lupari pregheremo e insieme ringrazieremo il Signore che ci chiama per la Patagonia Argentina; ci sta portando lì, con i bambini dei quartieri poveri, spesso vittime di violenze e abusi, fragili e nel vortice delle tossicodipendenze. Non siamo pronti, siamo in cammino. Dieci anni fa volevo partire per cambiare il mondo, oggi sogno di incontrare Gesù in quei bambini, desidero lasciarmi convertire il cuore per essere credibile come Cristiana perché il messaggio di Amore che Gesù ci ha lasciato non può restare scritto nei libri, va’ urlato al mondo intero. Il Padre ci ama così come siamo e la felicità si trova donando la propria vita agli altri.  Oggi abbiamo i biglietti di sola andata per andare a incontrare Gesù per le strade della Patagonia, sentiamo che questa è per noi Missione! E per questo chiediamo la vostra vicinanza e preghiera.

(Angelica Comarin)