Dedichiamo i due ritiri di quest’anno all’approfondimento delle due figure, presenti nei capitoli da 6 a 8 degli Atti degli Apostoli, che la Chiesa tradizionalmente ha riconosciuto nelle figure dei primi diaconi, Stefano e Filippo.
Il contesto. È passato solo qualche anno dalla risurrezione di Gesù e la giovane chiesa di Gerusalemme si trova ad affrontare problemi inediti, rispetto all’esperienza che gli apostoli avevano fatto del Maestro.
Non c’è ancora una separazione netta rispetto alla comunità ebraica, di cui i discepoli si sentono ancora parte, distinta ma ancora non separata da essa. Una parte della comunità ebraica, la stessa che aveva mandato a morte Gesù, si mostra ostile nei confronti di questo gruppo, facendo prima imprigionare gli apostoli, poi ritornati liberi; quindi facendoli fustigare, ma essi «ogni giorno, nel tempio e nelle case, non cessavano di insegnare e di annunciare che Gesù è il Cristo».
«In quei giorni, mentre aumentava il numero dei discepoli, sorse un malcontento fra gli ellenisti verso gli Ebrei, perché venivano trascurate le loro vedove nella distribuzione quotidiana. Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: “Non è giusto che noi trascuriamo la parola di Dio per il servizio delle mense. Cercate dunque, fratelli, tra di voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di saggezza, ai quali affideremo quest’incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al ministero della Parola”.
Piacque questa proposta a tutto il gruppo ed elessero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timòne, Parmenàs e Nicola, un proselito di Antiochia. Li presentarono quindi agli apostoli i quali, dopo aver pregato, imposero loro le mani.
Intanto la parola di Dio si diffondeva e si moltiplicava grandemente il numero dei discepoli a Gerusalemme; anche un gran numero di sacerdoti aderiva alla fede».
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