Mercoledì 31 dicembre, alle 18.30, in cattedrale, il vescovo Tomasi ha presieduto la celebrazione eucaristica con il canto di ringraziamento del “Te Deum”, nella vigilia della solennità di Maria santissima Madre di Dio, che la Chiesa celebra il primo giorno del nuovo anno.
La riflessione del Vescovo si è soffermata sulla famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, a partire dal Vangelo che narra dei primi otto giorni di vita del Bambino, fino al momento in cui gli viene dato il nome Gesù. Mons. Tomasi invita a trascorrere un po’ di tempo con loro, con la sacra famiglia, “che genera da sempre e per sempre l’amore, la famiglia con Dio, la Famiglia di Dio. Con Gesù nostro fratello, Maria nostra madre, Dio Padre di tutti. Giuseppe fedele compagno di strada, paziente e forte sostegno”. E chiede, il Vescovo, che la Chiesa diventi sempre di più famiglia, capace di accogliere e far crescere la vita.
Maria e Giuseppe “hanno vissuto fiducia e ci insegnano fiducia – sottolinea il Vescovo -. Di fronte ad ogni avversità hanno accolto quella promessa, quella vita, quel dono, quel bambino. Fermiamoci qui, per diventare ancora tutti insieme Chiesa, famiglia semplice, affidabile e fiduciosa, che permette alle famiglie di accogliere, generare, far crescere e fiorire la vita. Tante cose nuove riusciremo a fare in questo mondo freddo e stanco, in questo nostro mondo che invecchia impaurito, in questo nostro mondo che ci intimorisce, ma che è meraviglioso e stupendo, perché è l’unica culla della vita che ci è dato di custodire e di cui prenderci cura. “Nulla ha la capacità di cambiarci quanto un figlio”, ci assicura papa Leone nel Messaggio per la Giornata mondiale della Pace di domani. E ci conferma, ancora, che “la bontà è disarmante. Forse per questo Dio si è fatto bambino”. La civiltà dell’amore passa solamente per il disarmo dei cuori, dei sentimenti, delle parole, delle azioni, delle scelte, delle persone, dei popoli e delle nazioni. Passa dalla fiducia nella vita e nella bontà della persona”.
L’invito, poi, è a sostare nel silenzio e nell’ascolto, certamente della Parola di Dio, come faceva Maria, ma anche dei fratelli e delle sorelle che ci narrano le loro esperienze di fede, come ha insegnato a fare il Cammino sinodale. E l’augurio finale è quello di “respirare con il ritmo del nome di Gesù, che ci farà battere il cuore al ritmo del suo, amare con i suoi stessi sentimenti, agire come Lui, vederci tra noi come ci vede Lui. Vera rivoluzione, questa. L’unica che cambia davvero le cose. Vero augurio per un anno buono”.






