“Don Bruno ha guardato a ogni istante della vita come a un dono”: a San Donà il funerale di mons. Gumiero

Celebrate questa mattina, 19 agosto, nel duomo di San Donà di Piave le esequie di mons. Bruno Gumiero, 101 anni, tornato alla Casa del Padre nella festa dell’Assunta. Il ricordo del Vescovo: “Ha attraversato un secolo con lo sguardo di un prete dedito, intelligente, appassionato della vita, del ministero, della Chiesa e – a detta di tutti – equilibrato, ammirato, stupito e riconoscente dei tanti doni di Dio che sapeva cogliere e riconoscere, per sé e per gli altri”.

Moltissime le persone presenti, i famigliari, gli amici, i tanti parrocchiani di San Donà che lo hanno avuto come pastore per molti anni, l’Amministrazione comunale con il sindaco Andrea Cereser, i confratelli sacerdoti e il vescovo emerito, Gianfranco Agostino Gardin, che hanno concelebrato con il Vescovo Michele Tomasi. E proprio il vescovo Michele ha portato i saluti del vescovo emerito Paolo Magnani e ha condiviso le condoglianze espresse dal presidente del Veneto, Luca Zaia.

Pubblichiamo l’omelia pronunciata dal vescovo Tomasi:

Guardando indietro alla lunga vita di don Bruno Gumiero si scopre di attraversare davvero la storia del mondo e della Chiesa in un secolo intero – e di quel secolo che ha visto una serie di sconvolgimenti e di cambiamenti epocali quasi senza pari nella storia dell’umanità – e verrebbe il desiderio di guardare a quelle vicende attraverso il suo sguardo, con lo sguardo di un prete dedito, intelligente, al contempo appassionato della vita, del ministero, della Chiesa e – a detta di tutti – equilibrato, ammirato, stupito e riconoscente dei tanti doni di Dio che sapeva cogliere e riconoscere, per sé e per gli altri.

E forse verrà anche in futuro questo sguardo e questo racconto, che potrà aiutarci a vivere con impegno e speranza la nostra attuale e futura missione di Chiesa. Ricordo solo che in un’intervista per i suoi ottant’anni aveva previsto per il terzo millennio – in cui “i popoli si presentano in condizioni radicalmente nuove per culture, progresso tecnico, facilità di rapporti, innumerevoli e rapidissimi mezzi di comunicazione” – che la Chiesa si sarebbe dovuta “presentare come «popolo di Dio» chiamato a testimoniare nel mondo Cristo salvatore di tutti e non come un’agenzia che gestisce servizi religiosi”. Insieme, preti, religiosi religiose e laici, contro lo scoraggiamento di vedere l’impegno pastorale come un “lavoro in perdita”.

Ma ora, salutando don Bruno nel suo passaggio a quella Casa del Padre cui ha sempre orientato la sua speranza, ascoltiamo ancora una volta con Lui la Parola di Dio, che per lui è stata alimento, orientamento, guida, consolazione, fonte di gioia.

In 78 anni di ministero sacerdotale egli ha vissuto quanto San Paolo ha proclamato alla comunità dei cristiani di Roma, e che abbiamo appena udito proclamare.

Questo suo passaggio di vita in vita che ora siamo chiamati ad accompagnare è già nel segno della Risurrezione, proprio perché dal momento del Battesimo ogni istante di vita è stato nel segno della morte di Cristo, nel segno del dono supremo della vita che, solo, da senso e significato e prospettiva di eternità alla vita dei discepoli di Cristo: “Se infatti siamo stati intimamente uniti a Cristo a somiglianza della sua morte, lo saremo anche a somiglianza della sua risurrezione” (Rm 6,5).

Ha saputo guardare ad ogni istante della vita come ad un dono. Don Bruno ha mantenuto sguardo e parole di fanciullo. Non perché questi fossero leggeri, superficiali o ingenui, ma piuttosto perché sapevano vedere il bene presente e quello possibile.

Perché ha saputo, solo per fare un esempio – ma quanti ne ho sentiti narrare in questi giorni, e di quanti è testimone ciascuno e ciascuna di voi qui riuniti – ha saputo ricordare pochi anni fa, in un suo autografo del 2017, don Antonio Dal Colle, il parroco di Piombino Dese, “il mio parroco”, come ha scritto. Lo ha descritto, come “persona che è stata per la vita un dono grande, non oso dire determinante” e lo ricorda presente in passaggi importanti della vita, fin dalla prima Confessione e prima Comunione, e in quell’occasione ricorda anche la propria manifestazione del desiderio “anzi della volontà”, già espressa prima alla madre: “io voglio diventare prete”.

Mi ha molto colpito la lettura di questa pagina così personale, perché svela questo tratto bello ed evangelico della persona di don Bruno che ha saputo apprezzare, accogliere, e trovare il bene in ogni cosa, nel creato, nelle situazioni della vita, e soprattutto nelle persone, e che a tanti anni di distanza ha saputo ricordare “il suo parroco” con tale delicatezza ed affetto. Di fronte a tutto viveva ammirazione e stupore. E ha sempre voluto bene ai preti.

Alcuni confratelli mi hanno raccontato come non ricordino di averlo mai sentito parlare male di qualcuno: davvero non stento a crederlo. È probabilmente un atteggiamento anche dovuto alla natura, all’indole, all’educazione, ma è soprattutto frutto del poter vivere la vita come dono: dono di vita realizzato sulla Croce da Cristo e vissuto da noi nella sua Risurrezione.

Don Bruno insegna anche a noi, dunque, una via possibile, quella di credere anche noi a quanto il Signore ci dona, innestati come siamo in Lui, accolti dal suo grande amore, trasformati per sua volontà prima e al di là di ogni merito.

Richiamo qui due altre sue frasi. Una scritta nel 2007 in una sua meditazione “pensando alla morte”, come scrive. In quello che sembra quasi un canto di amore a Gesù e alla vita, afferma tra l’altro, in un dialogo con il Signore, guardando al suo sacerdozio: “Ora sono vecchio e tanto felice che Tu mi abbia chiamato”. Una vita di impegno, di dedizione, anche di fatiche e di prove, di grande servizio alla Chiesa, è riassunta nella felicità di essere stato chiamato dal Signore, al di là di ogni aspettativa e senza nulla attribuire alle proprie capacità (che pur c’erano, e tante).

L’altra sua frase è contenuta nel breve video realizzato per salutare i parrocchiani di San Donà il giorno della festa per i suoi cento anni, l’anno scorso, in Casa del Clero. “I miei cento anni non sono mica merito mio, è il Signore che ha tanta pazienza, e spera che diventi un po’ più buono”.

Davvero, “se non diventerete come bambini” …

Ora noi celebriamo Eucaristia, il tempo di Dio che irrompe, fonte e culmine di benedizione, nella vita e nel tempo degli uomini.

Viviamo anche in questa celebrazione l’affidamento pieno al Padre espresso nelle parole del salmo, “il Signore è il mio pastore, non manco di nulla” (Sal 23), con le quali don Bruno ha voluto esprimere il senso di quanto ha imparato nel suo servizio di assistenza spirituale in Casa di Riposo e al Piccolo rifugio, dopo il suo ministero di parroco.  Si è sentito guidato, preso per mano e accompagnato dal Signore, “Ho dato poco e ricevuto molto…, quanti esempi di Fede, di preghiera, di fortezza nella prova, di serenità da parte di persone semplici…il Signore costruisce la santità nell’umiltà della vita”. Dopo una vita scandita dalla fedeltà alla celebrazione eucaristica, don Bruno ha saputo far risuonare nella concretezza della sua vita la frase del salmo che ripete “davanti a me tu prepari una mensa” e commenta così: “sono partecipe della mensa meravigliosa della Spiritualità Eucaristica che mi viene offerta al Piccolo Rifugio”. Scambio di doni, reciprocità ammirata, umiltà profonda.

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui” (Gv 6, 54-56).

Ecco la Parola che ci ha consegnato oggi la liturgia.

Ecco la Parola a cui sappiamo di poter consegnare la vita e la testimonianza di don Bruno.

Don Bruno è tornato alla Casa del Padre nella festa di Maria Assunta in cielo, primizia con Gesù dei discepoli che ricevono la vita. Aveva scritto così:

Tu, mio Signore Gesù, mi hai donato tua Madre perché sia anche per me Madre. Me la sono sentita sempre vicina fino da quando ero bambino, mi ha difeso, protetto, incoraggiato, mi è stata davvero Madre”.

Anche alla Madre Maria possiamo ora affidarlo con fiducia.