Don Franco Marton, dieci anni dopo: non solo memoria, ma recupero delle sue intuizioni sulla missione e sulla Chiesa

A Lancenigo di Villorba, venerdì sera, 24 aprile, c’è stato un momento importante di ricordo di don Franco Marton, a 10 anni dalla morte. Molti gli amici e le persone che hanno conosciuto e stimato don Franco e che erano alla celebrazione presieduta dal vescovo Michele, e concelebrata da tanti sacerdoti: tra loro numerosi “fidei donum” che don Franco ha accompagnato alla missione, e che con lui hanno collaborato, durante gli anni in cui ha diretto il Centro missionario diocesano.
Significativi nell’omelia del Vescovo i riferimenti alla vita appassionata di questo sacerdote, al suo amore per la Chiesa, all’entusiasmo per il Concilio Vaticano II, all’attenzione ai poveri, che hanno illuminato il suo sguardo lungimirante e profetico sulla missione della Chiesa. Testimonianza e impegno che hanno incoraggiato tanti preti, laici e religiosi a vivere e a rispondere alla vocazione missionaria, anche “ad gentes”. “La missione è una reciprocità di incontri, non è un’attività organizzata per aiutare qualcuno, ma è muoversi verso altri, verso l’altro, perché il Signore ce lo chiede – ha ricordato il Vescovo -. E si dona e si ricevono doni. E si inizia una strada di fiducia là dove potrebbe esserci, invece, la chiusura, il sospetto, la paura. E lo sappiamo purtroppo bene, nei nostri tempi, potrebbe esserci la guerra. La reciprocità della ricerca e della costruzione del regno di Dio da parte di persone che si sono lasciate toccare dalla sua voce, dalla sua Parola. Dal battesimo, siamo tutti mandati gli uni dagli altri”.
E ricordando la testimonianza esistenziale profonda di don Franco, il Vescovo ha sottolineato che lui ha sviluppato “una fiducia realistica, ragionevole, non esaltata, quotidiana, a volte forse anche dolorosa nei confronti del Signore, pur nella malattia, pur nella fatica, pur anche nel non poter fare quelle cose che avrebbe voluto fare, seguendo la chiamata ad essere autentico missionario, autentico fratello di tutti. In questo ci può essere maestro, e questo può insegnare anche alla nostra diocesi, a costruire quelle collaborazioni di cui lui, in maniera così penetrante, aveva già scritto dicendo che devono essere comunità di comunità, dove le persone stabiliscono tra loro rapporti, per poter sviluppare e far fecondare la Parola di Dio. Niente di anonimo, niente di meccanico, relazione a tu per tu con il Signore e tra di noi, ma nell’accettazione del limite, della fragilità umana, della fragilità anche delle nostre istituzioni, della fragilità di ciò che abbiamo ricevuto dal passato e che dobbiamo trasmettere in qualche modo ai nostri fratelli e sorelle più giovani”.
“Una testimonianza che si fa vita: accettarci per quello che siamo, così come siamo. Accetteremo quelli che sono talvolta più fragili e più deboli, e ci faremo accogliere noi da loro. E saremo strumenti dell’amore di Dio. Quello è importante, quello basta: essere strumenti. Segno e strumento dell’intima unione di Dio con l’umanità e della comunione tra tutti i fratelli e le sorelle. Questa è la Chiesa. Questa è la Chiesa che ha annunciato, costruito, fecondato con la sua parola e la sua testimonianza don Franco – ha sottolineato il Vescovo -. Questa è la Chiesa che il Signore ci affida, siamo noi”.
Dopo la Celebrazione, in un momento di condivisione in cinque gruppi,  si è voluto riprendere qualche aspetto delle intuizioni di don Franco, convinti che  “dalle feconde memorie” possono sorgere anche “coraggiose prospettive”.
I gruppi hanno riflettuto su una traccia ricavata da testi di don Franco, sugli argomenti: 1. Missione, scambio di doni; 2. Piccole comunità… per la missione, 3. Con i poveri, 4. Spirito, missione giovani.
Ne è seguito un tempo vissuto nella convivialità, utile per riconoscersi e rafforzare amicizia e fraternità, accompagnato, nella seconda parte, da proposte musicali del gruppo Naam di Treviso e dalla visione di alcuni filmati su don Franco, presi da uno  sfogliabile realizzato dal Centro Missionario, in collaborazione con “Luci del mondo”  (CUM di Verona). Lo sfogliabile è messo a disposizione e reso consultabile nel sito del Centro missionario, dove si possono leggere anche alcune risonanze dai gruppi.