Due vite salvate e liberate dall’incontro col Risorto: in cattedrale la messa nella solennità dei santi Pietro e Paolo

Mercoledì 29 giugno, in cattedrale, il vescovo Michele ha presieduto la celebrazione eucaristica nella solennità dei santi Pietro e Paolo, apostoli. Due discepoli diversi, per carattere e per storie personali, ma che giungono a una convinzione comune, come mettono in luce la prima e la seconda lettura della liturgia. “Una convinzione raggiunta da Pietro e da Paolo – ha sottolineato il Vescovo – per vie molto differenti tra loro, eppure radicata nell’esperienza di ciascuno: il Signore in maniera gratuita e fedele ha salvato la loro vita, li ha liberati nelle prove più impegnative e difficili. La liberazione dalle forze che contrastano la diffusione del Vangelo, da qualunque parte esse arrivino, è il grande mistero da contemplare nella vita di questi due Apostoli, che la Chiesa accomuna oggi nella lode piena di gratitudine. Non si tratta dell’episodio di un momento, o di un occasionale convincimento e nemmeno del frutto di uno sforzo di volontà – ha ribadito mons. Tomasi -. I due hanno imparato la fiducia nel Signore avendo vissuto l’amarezza e il pianto del rinnegamento, il dolore bruciante di aver scoperto di aver perseguitato colui che invece li ha amati, da sempre, tanto da morire, e da morirne”.
Differenti tra loro, Pietro e Paolo, “per storia, temperamento, provenienza, cultura, e per le modalità del loro incontro con Gesù. Capaci anche di discutere tra loro. Ma l’incontro con Gesù Crocifisso e Risorto ha davvero e per sempre cambiato la loro vita, li ha trasformati. Essi sentono di essere stati protetti e liberati da Dio. Sono e si sentono liberi dalla paura, liberi da tutte le forze che sembrano rubare vita agli uomini e li tengono schiavi di un timore grande, che li condiziona e li limita. Non diventano degli incoscienti, ma non sono più dominati dalla paura della morte, perché hanno incontrato il Vivente, Colui che ha vinto e superato la morte stessa: Gesù Cristo”.
E se il peccato è ciò che ci separa da Dio, se è quella forza che ci sottomette alla paura di perdere la vita – ha ricordato il Vescovo -, essere liberati dal peccato significa non venire più turbati da nulla. “Non significa che non veniamo toccati dal male, ma significa che il male non scuote la nostra fiducia di fondo, e che non ci fa deviare dalla fedeltà al Signore. Ci colpisce e ci sferza, anche, ma non ci fa dubitare dell’amore che abbiamo incontrato, in Cristo, nel suo sguardo, nella sua voce. Chiediamo per intercessione dei santi Pietro e Paolo di vivere oggi la nostra vita con la novità, la forza, il coraggio e la gioia che derivano dall’incontro con il Crocifisso Risorto, che ci permetteranno, alla fine, di volgerci indietro e di dire anche noi: «Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede»”.