Author: acecchin

Papa Francesco: il testo dell’Atto di consacrazione della Russia e dell’Ucraina al Cuore Immacolato di Maria

“Un gesto della Chiesa universale, che in questo momento drammatico porta a Dio, attraverso la Madre sua e nostra, il grido di dolore di quanti soffrono e implorano la fine della violenza, e affida l’avvenire dell’umanità alla Regina della pace”. Così il Papa, in una lettera inviata ai vescovi di tutto il mondo, definisce l’Atto di Consacrazione dell’umanità, “in modo particolare della Russia e dell’Ucraina”, al Cuore Immacolato di Maria della Russia e dell’Ucraina, che avrà luogo il 25 marzo, Solennità dell’Annunciazione, nel corso della celebrazione penitenziale nella basilica di San Pietro alle 17. Francesco esorta ogni vescovo a unirsi a tale Atto, previsto per le 18.30, “convocando, nella giornata di venerdì 25 marzo, i sacerdoti, i religiosi e gli altri fedeli alla preghiera comunitaria nei luoghi sacri, così che il Popolo santo di Dio faccia salire in modo unanime e accorato la supplica alla sua Madre”. “E’ trascorso quasi un mese dall’inizio della guerra in Ucraina, che sta causando sofferenze ogni giorno più terribili a quella martoriata popolazione, minacciando anche la pace mondiale”, l’esordio della lettera del Papa: “La Chiesa, in quest’ora buia, è fortemente chiamata a intercedere presso il Principe della pace e a farsi vicina a quanti pagano sulla propria pelle le conseguenze del conflitto. Sono grato, in questo senso, a tutti coloro che con grande generosità stanno rispondendo ai miei appelli alla preghiera, al digiuno, alla carità. Ora, accogliendo anche numerose richieste del Popolo di Dio, desidero affidare in modo speciale alla Madonna le nazioni in conflitto”.

Questo il testo integrale dell’Atto, diffuso dalla Sala Stampa della Santa Sede in ben 35 lingue:

“O Maria, Madre di Dio e Madre nostra, noi, in quest’ora di tribolazione, ricorriamo a te. Tu sei Madre, ci ami e ci conosci: niente ti è nascosto di quanto abbiamo a cuore. Madre di misericordia, tante volte abbiamo sperimentato la tua provvidente tenerezza, la tua presenza che riporta la pace, perché tu sempre ci guidi a Gesù, Principe della pace. Ma noi abbiamo smarrito la via della pace. Abbiamo dimenticato la lezione delle tragedie del secolo scorso, il sacrificio di milioni di caduti nelle guerre mondiali. Abbiamo disatteso gli impegni presi come Comunità delle Nazioni e stiamo tradendo i sogni di pace dei popoli e le speranze dei giovani. Ci siamo ammalati di avidità, ci siamo rinchiusi in interessi nazionalisti, ci siamo lasciati inaridire dall’indifferenza e paralizzare dall’egoismo. Abbiamo preferito ignorare Dio, convivere con le nostre falsità, alimentare l’aggressività, sopprimere vite e accumulare armi, dimenticandoci che siamo custodi del nostro prossimo e della stessa casa comune. Abbiamo dilaniato con la guerra il giardino della Terra, abbiamo ferito con il peccato il cuore del Padre nostro, che ci vuole fratelli e sorelle. Siamo diventati indifferenti a tutti e a tutto, fuorché a noi stessi. E con vergogna diciamo: perdonaci, Signore! Nella miseria del peccato, nelle nostre fatiche e fragilità, nel mistero d’iniquità del male e della guerra, tu, Madre santa, ci ricordi che Dio non ci abbandona, ma continua a guardarci con amore, desideroso di perdonarci e rialzarci. È Lui che ci ha donato te e ha posto nel tuo Cuore immacolato un rifugio per la Chiesa e per l’umanità. Per bontà divina sei con noi e anche nei tornanti più angusti della storia ci conduci con tenerezza. Ricorriamo dunque a te, bussiamo alla porta del tuo Cuore noi, i tuoi cari figli che in ogni tempo non ti stanchi di visitare e invitare alla conversione. In quest’ora buia vieni a soccorrerci e consolarci. Ripeti a ciascuno di noi: “Non sono forse qui io, che sono tua Madre?” Tu sai come sciogliere i grovigli del nostro cuore e i nodi del nostro tempo. Riponiamo la nostra fiducia in te. Siamo certi che tu, specialmente nel momento della prova, non disprezzi le nostre suppliche e vieni in nostro aiuto. Così hai fatto a Cana di Galilea, quando hai affrettato l’ora dell’intervento di Gesù e hai introdotto il suo primo segno nel mondo. Quando la festa si era tramutata in tristezza gli hai detto: «Non hanno vino» (Gv 2,3). Ripetilo ancora a Dio, o Madre, perché oggi abbiamo esaurito il vino della speranza, si è dileguata la gioia, si è annacquata la fraternità. Abbiamo smarrito l’umanità, abbiamo sciupato la pace. Siamo diventati capaci di ogni violenza e distruzione. Abbiamo urgente bisogno del tuo intervento materno. Accogli dunque, o Madre, questa nostra supplica. Tu, stella del mare, non lasciarci naufragare nella tempesta della guerra. Tu, arca della nuova alleanza, ispira progetti e vie di riconciliazione. Tu, “terra del Cielo”, riporta la concordia di Dio nel mondo. Estingui l’odio, placa la vendetta, insegnaci il perdono. Liberaci dalla guerra, preserva il mondo dalla minaccia nucleare. Regina del Rosario, ridesta in noi il bisogno di pregare e di amare. Regina della famiglia umana, mostra ai popoli la via della fraternità. Regina della pace, ottieni al mondo la pace. Il tuo pianto, o Madre, smuova i nostri cuori induriti. Le lacrime che per noi hai versato facciano rifiorire questa valle che il nostro odio ha prosciugato. E mentre il rumore delle armi non tace, la tua preghiera ci disponga alla pace. Le tue mani materne accarezzino quanti soffrono e fuggono sotto il peso delle bombe. Il tuo abbraccio materno consoli quanti sono costretti a lasciare le loro case e il loro Paese. Il tuo Cuore addolorato ci muova a compassione e ci sospinga ad aprire le porte e a prenderci cura dell’umanità ferita e scartata. Santa Madre di Dio, mentre stavi sotto la croce, Gesù, vedendo il discepolo accanto a te, ti ha detto: «Ecco tuo figlio» (Gv 19,26): così ti ha affidato ciascuno di noi. Poi al discepolo, a ognuno di noi, ha detto: «Ecco tua madre» (v. 27). Madre, desideriamo adesso accoglierti nella nostra vita e nella nostra storia. In quest’ora l’umanità, sfinita e stravolta, sta sotto la croce con te. E ha bisogno di affidarsi a te, di consacrarsi a Cristo attraverso di te. Il popolo ucraino e il popolo russo, che ti venerano con amore, ricorrono a te, mentre il tuo Cuore palpita per loro e per tutti i popoli falcidiati dalla guerra, dalla fame, dall’ingiustizia e dalla miseria. Noi, dunque, Madre di Dio e nostra, solennemente affidiamo e consacriamo al tuo Cuore immacolato noi stessi, la Chiesa e l’umanità intera, in modo speciale la Russia e l’Ucraina. Accogli questo nostro atto che compiamo con fiducia e amore, fa’ che cessi la guerra, provvedi al mondo la pace. Il sì scaturito dal tuo Cuore aprì le porte della storia al Principe della pace; confidiamo che ancora, per mezzo del tuo Cuore, la pace verrà. A te dunque consacriamo l’avvenire dell’intera famiglia umana, le necessità e le attese dei popoli, le angosce e le speranze del mondo. Attraverso di te si riversi sulla Terra la divina Misericordia e il dolce battito della pace torni a scandire le nostre giornate. Donna del sì, su cui è disceso lo Spirito Santo, riporta tra noi l’armonia di Dio. Disseta l’aridità del nostro cuore, tu che “sei di speranza fontana vivace”. Hai tessuto l’umanità a Gesù, fa’ di noi degli artigiani di comunione. Hai camminato sulle nostre strade, guidaci sui sentieri della pace. Amen”.


“Continuiamo la missione nell’amata Amazzonia”: i nuovi progetti a Roraima dopo la conclusione dell’esperienza a Manaus

Con il saluto alla parrocchia S. Monica di don Claudio Trabacchin e don Roberto Bovolenta si è conclusa la presenza dei nostri missionari “fidei donum” nell’arcidiocesi di Manaus.

Don Roberto e don Claudio durante la mesa di saluto

La collaborazione con la chiesa di Manaus, diocesi inserita in una grande città con più di due milioni di abitanti, è iniziata nel 1996, accogliendo l’appello dei vescovi brasiliani che invitavano a “evangelizzare la città”. Destinati ad alcune aree missionarie della periferia cittadina ben presto la popolazione che lasciava la foresta si diffuse, si riversò quasi in intere zone costruendo piccoli ripari in cartone, sostituiti prima da pareti in legno e successivamente in vere e proprie abitazioni di mattoni. I nostri missionari – preti e laici – si dedicarono alla costituzione di piccole comunità, all’impegno sociale, alla formazione di catechisti e animatori di comunità. Hanno favorito la promozione umana con la difesa dei diritti umani attraverso il “Movimento comunitario Vida e Esperança” sostenuto dal “Gruppone missionario” presente nella nostra Diocesi. Nel tempo non sono mancati anche alcuni coinvolgimenti in servizi diocesani (Caritas, Seminario, Diaconato permanente…).

La Chiesa di Manaus in questi anni si è consolidata con 72 preti diocesani e 120 religiosi. Si tratta di un prete ogni ottomila abitanti (in diocesi di Treviso sono uno ogni 1.500) che a noi potrebbe sembrare molto poco, ma per la realtà dell’Amazzonia è una presenza significativa e preziosa.

Il lungo cammino condiviso con quella realtà diocesana è motivo di gratitudine per l’accoglienza ricevuta e per i legami che sono nati con il desiderio di mantenerli vivi. La nostra riconoscenza va a tutti i missionari e le missionarie che si sono messi a servizio delle persone e delle comunità.

La loro esperienza in Amazzonia ha arricchito anche la Diocesi di Treviso con la storia viva e fedele delle parrocchie in cui essi hanno operato e che stanno riportando all’interno della nostra vita pastorale, riversando l’esperienza della loro fede e del loro amore per Cristo e per la Chiesa, pur in condizioni di vita spesso difficili e precarie.

La messa di saluto ai due sacerdoti, con l’arcivescovo di Manaus, dom Leonardo Steiner e mons. Mario Pasqualotto, vescovo ausiliare emerito di Manaus

Papa Francesco, in seguito al Sinodo sull’Amazzonia ci ha invitati «non solo a promuovere la preghiera per le vocazioni sacerdotali, ma anche a essere più generosi, orientando coloro che mostrano una vocazione missionaria affinché scelgano l’Amazzonia» (Querida Amazonia n. 90). Per continuare la nostra presenza missionaria è in cantiere una collaborazione di tre diocesi – Padova, Vicenza e Treviso – per inviare dei missionari più a nord di Manaus ai confini con il Venezuela, nella diocesi di Roraima. È un territorio segnato da una forte migrazione dal Venezuela, con i problemi sociali che l’accompagnano. Vi è il desiderio di continuare lo scambio tra Chiese in un contesto culturale e sociale caratterizzato da comunità cristiane piccole, sparse in grandi territori, talora vivaci ma carenti di mezzi.

Con la scelta di inviare ancora dei preti e dei laici alle popolazioni dell’Amazzonia confermiamo l’importanza dell’apertura missionaria della Chiesa di Treviso, della ricchezza e bellezza dello scambio tra Chiese. Potremo essere aiutati a realizzare quella “conversione pastorale e missionaria” necessaria al rinnovamento delle nostre parrocchie. Invito tutti a sostenere i prossimi passi di questo progetto con la preghiera e coltivando un autentico spirito missionario a partire dalla nostra vita quotidiana.

+ Michele, Vescovo


Venerdì 25 marzo due nuovi lettori e un accolito: i ministeri conferiti dal Vescovo

Venerdì 25 marzo, alle 19, nella chiesa Immacolata del Seminario, il Vescovo presiederà la celebrazione eucaristica con il conferimento del ministero del lettorato e dell’accolitato ad alcuni seminaristi del Seminario diocesano. Si tratta di Luca Fecchio, originario della parrocchia di Santa Maria di Sala, e in servizio pastorale a Montebelluna, che riceverà il ministero di lettore; di Matteo Mason, della parrocchia di Loreggia, attualmente in servizio pastorale a Postioma e Porcellengo, che riceverà il ministero di lettore; e di Luca Volpato, originario di Ballò di Mirano, in servizio pastorale a Scorzè, che riceverà dal Vescovo il ministero dell’accolitato. Siamo chiamati ad accompagnare nella preghiera questi giovani e tutti i seminaristi.


La preghiera per la pace: “Si fermi la guerra, sia fatta giustizia, ma non lasciamoci sfigurare dall’odio, viviamo da operatori di pace”

Una celebrazione davvero intensa quella che si è tenuta nel tempio di San Nicolò domenica sera, 13 marzo, la messa, presieduta dal Vescovo, per chiedere il dono della pace insieme a tutte le comunità dei migranti cattolici presenti in diocesi. Una celebrazione proposta proprio dal Consiglio pastorale di queste comunità, che hanno voluto far sentire la loro particolare vicinanza alla comunità ucraina, presente insieme al suo parroco, padre Ivan Ivaniv. A concelebrare anche gli altri sacerdoti che accompagnano spiritualmente le diverse comunità.

Don Bruno Baratto, direttore dell’ufficio per la Pastorale delle migrazioni, ha letto all’inizio della celebrazione il messaggio di vicinanza che tutte le comunità nei giorni scorsi hanno rivolto alla comunità ucraina, così duramente provata.

Il Vescovo Michele, nell’omelia, ha messo in luce il segno di umanità rappresentato dalla presenza di tante persone, “perché in ogni situazione di vita, se fondiamo la vita su Cristo, troviamo la vera amicizia e la vera solidarietà. E in particolare i fratelli e le sorelle che vengono da lontano sanno quanto ci sia bisogno di una presenza, anche silenziosa, e di una preghiera”. Quella preghiera che a tanti potrebbe sembrare inutile, ma che proprio nel Vangelo di questa seconda domenica di Quaresima si dimostra come il luogo di incontro con il Padre: “Mentre Gesù è in preghiera sul monte, in silenzio, in dialogo con suo Padre – ha ricordato il Vescovo – manifesta la bellezza e la profondità della sua divinità attraverso la sua stupenda umanità. Mentre inizia il suo cammino verso il dono di sé sulla croce, lì manifesta la sua piena divinità, la bellezza della sua vita; è trasfigurato, solo perché sa accettare fino in fondo di essere anche il volto sfigurato, senza splendore né bellezza”. “Il volto dell’uomo è davvero sfigurato – ha aggiunto mons. Tomasi – è sfigurata la  giustizia, è sfigurato l’onore, quando per affrontare questioni politiche si usa la guerra, quando chi paga, per interessi più o meno nascosti o lontani, sono i bambini, gli anziani, i deboli, le famiglie separate, le prospettive di vita, davvero sfigurate”.

“Io non sono un politico – ha sottolineato il Vescovo -, ma so che c’è il peccato nel mondo, quel peccato che ha inchiodato il Signore sulla croce, quel peccato che martoria i popoli attaccati, i poveri dimenticati, i piccoli violati perché molti – san Paolo nella seconda lettura lo dice agli abitanti di Filippi con le lacrime agli occhi, e lo diciamo anche noi oggi – ‘si comportano da nemici della croce di Cristo. Ma la loro sorte finale sarà la perdizione’. Ma viene un giudizio – per me, per noi, per tutti -. E questo giudizio – ha ribadito con forza il Vescovo – è adesso. Lo reclamano l’onore, l’umanità, la giustizia. Io non posso far altro che ripetere il grido di papa Francesco: in nome di Dio, fermate la guerra, le guerre, fermate l’inutile sofferenza che non porta nulla se non altro odio e altra violenza”. Ma ecco il significato profondo della preghiera per la pace: “Adesso essere in preghiera per la pace significa credere che il Signore, il crocifisso, lo sfigurato, ha vinto la morte ed è risorto, e significa credere che la preghiera è potente, ci unisce al Cielo e tra di noi, dona frutti di conversione, può toccare il cuore dei peccatori, il cuore di chi ha in mano le sorti della guerra, e il cuore di tutti noi che abbiamo in mano le sorti della pace, perché siamo chiamati noi a essere operatori di pace, per essere eredi del Regno, perché siamo figli di Dio”. Ecco, allora, l’invito a pregare anche perché, nell’impegno e nella lotta per la giustizia non si lasci spazio all’odio. “Non permettiamo al maligno di sfigurare il nostro volto, la nostra anima, il nostro cuore, con la cicatrice dell’odio – l’appello del Vescovo Michele -. Indignati, certamente, impegnati a chiedere giustizia e ad aiutare chi è nel bisogno e nella prova, certo, ma mai preda dell’odio. Perché Dio è il Dio della pace perché è amore, amore crocifisso, ma amore risorto”. Infine, l’invito del Vescovo, rivolto a ciascuno: “Viviamo la nostra vita come un’offerta gradita al Signore per il dono della pace. Rimaniamo saldi nel Signore, roccia di salvezza, fondamento di vita, e rimaniamo uniti tra di noi, nella solidarietà, operatori e operatrici di pace, tutti, nelle mani di Dio giusto, e perché giusto, misericordioso”.

Insieme al coro ucraino hanno animato la celebrazione anche il coro della parrocchia di San Nicolò e quello della comunità africana francofona.

 


Gli organismi di partecipazione, luoghi di sinodalità: una pubblicazione per accompagnare il rinnovo dei Consigli

Quest’anno la nostra Chiesa diocesana è chiamata a vivere il rinnovo di alcuni organismi di partecipazione e corresponsabilità sia diocesani – il Consiglio pastorale diocesano e il Consiglio diocesano per gli affari economici – sia parrocchiali, e cioè i Consigli pastorali e i Consigli per gli affari economici.

Per favorire e accompagnare questo passaggio, in un momento speciale per la Chiesa, impegnata nel Sinodo, la nostra Diocesi pubblica per le edizioni San Liberale – collana “Strumenti pastorali” – un testo ricco di interventi e documenti sul tema. Si intitola “LUOGHI DI SINODALITÀ. Cammino sinodale e organismi di partecipazione nelle parrocchie e nelle collaborazioni pastorali” (che pubblichiamo in allegato).

“È un tempo non facile per tutti – spiega il Vicario generale, mons. Giuliano Brugnotto nel capitolo “Rinnovare i consigli – Innovare gli organismi” -. Da due anni stiamo vivendo l’esperienza della pandemia, che sta mettendo a dura prova le relazioni, le comunità cristiane, le strutture sanitarie e il mondo della scuola e del lavoro. Il Vescovo, nella sua lettera pastorale, ci ha rivolto un forte invito a riprendere il cammino non considerando la pandemia come un incidente di percorso, bensì reimparando, come fanno i bambini, a fare i primi passi incerti, ma in modo nuovo. La novità ci viene offerta da un’indicazione di papa Francesco. Vogliamo cogliere questa occasione nel tempo propizio del cammino sinodale voluto dal Papa per tutta la Chiesa. Sottolineando l’importanza degli organismi parrocchiali, il Vescovo ha invitato le comunità a non assolvere semplicemente un adempimento burocratico – sottolinea mons. Brugnotto -, piuttosto a concretizzare la «scelta chiave del Cammino sinodale diocesano che chiedeva di avviare “un rinnovamento dei vari Consigli (Consiglio Pastorale Diocesano, Consiglio della Collaborazione Pastorale, Consiglio Pastorale Parrocchiale, Consiglio Parrocchiale per gli Affari Economici), affinché diventassero sempre più luoghi di sinodalità e corresponsabilità, scuole di ascolto e di discernimento, promotori e animatori di comunità che sappiano passare dalla ‘autopreservazione’ all’‘uscita’ (EG 27)”. In una Diocesi grande e complessa come la nostra i rapporti e le relazioni dirette, personali e di vicinato, possono essere vissuti come partecipazione alla vita dell’unica Chiesa solamente se stabiliamo una fitta rete di relazioni fra di noi, una rete che sia anche strutturata in maniera da far arrivare a tutti le comunicazioni importanti, in tutte le direzioni: dal Vescovo ai sacerdoti e ai fedeli, da questi al Vescovo; sarà bene che si intensifichino anche le comunicazioni e gli scambi delle comunità e dei fedeli tra loro. Gli organismi di partecipazione a tutti i livelli sono i nodi di questa grande rete, che non dovrebbe escludere nessuno. Per viverli bene servono disponibilità, capacità di ascolto e dialogo, impegno, costanza, fantasia. Invito quanti più possibile di voi a lasciarsi coinvolgere e a prendervi parte con generosità» (M. Tomasi, … Subito cercammo di partire… (At 16,10), Trevi- so 2022, pp. 32-33)”.

Il Vescovo, nelle prime pagine suggerisce un’icona biblica per comprendere il valore e il senso del “consigliare nella Chiesa”. “Per riflettere sul significato della partecipazione ai Consigli nella Chiesa – scrive mons. Tomasi -, suggerisco la meditazione dell’episodio della chiamata a profeta rivolta a Samuele da parte del Signore. Mi riferisco a questo conosciutissimo brano del primo libro di Samuele, perché in esso possiamo scorgere alcuni tratti e modalità del consigliare, richiesti ai membri degli organismi di partecipazione della Chiesa cattolica e della nostra Diocesi, coinvolti in un più ampio processo di discernimento ecclesiale”.

Un brano esemplare, dal quale “possiamo cogliere quali siano il significato profondo, l’importanza e la grazia associati al ministero del consigliare, e comprendere anche come e perché questo venga considerato un dono dello Spirito Santo – sottolinea il Vescovo -. Lo Spirito di Dio aiuta infatti i fedeli ad orientarsi all’agire, nella comune ricerca delle ragioni a riguardo delle decisioni e degli orientamenti da assumere. La ricerca dei dati relativi alle questioni da affrontare, la loro comprensione ampia quanto possibile, l’identificazione dei valori che nelle situazioni è possibile e desiderabile realizzare, tutto questo si svolge attraverso l’ascolto reciproco, a tutti i livelli, nelle attività dei consigli, da parte di persone disposte a prendersi cura delle situazioni, accogliendole alla luce della Parola di Dio come occasioni di bene possibile, di solidarietà, di fraternità”. Il frutto dell’opera di un consiglio – aggiunge – può essere l’indicazione di un orientamento da seguire per essere fedeli alla missione evangelizzatrice della Chiesa nelle concrete situazioni date di volta in volta”. Cogliamo, allora, quanto sia “preziosa la ricerca comunitaria del consiglio opportuno da dare: difficilmente una persona da sola può assommare in sé tutte queste caratteristiche, che invece possiamo sperare di ritrovare in un gruppo coeso e solidale di persone che dialoghino tra loro”.

Tra i contributi di riflessione sono riportati l’intervista a Paola Bignardi, a cura di Bruno Desidera (“La Chiesa ha bisogno di laici “laici”, sostantivo e aggettivo”) e l’intervento di don Stefano Didonè (“Tempo di reale corresponsabilità – Il lievito dei laici nella Chiesa sinodale”), entrambi apparsi nella “Vita del popolo” lo scorso dicembre. Seguono alcuni capitoli dedicati al significato e al ruolo dei Consigli e alle indicazioni per il loro rinnovo, a cura del Vescovo, del Vicario generale e del Cancelliere vescovile, mons. Fabio Franchetto.

Un capitolo importante è anche quello dedicato al “Tempo di ascolto sinodale dei Consigli parrocchiali”, che inquadra quanto i nostri Consigli, a tutti i livelli, stanno vivendo proprio in questo periodo. Infine, un approfondimento teologico – pastorale, affidato a don Giovanni Giuffrida: “Respirare insieme” – La corresponsabilità ecclesiale nella diversità dei ministeri e dei carismi.

 

 


Messa per la pace delle comunità cattoliche di migranti insieme con il vescovo Michele

Il Consiglio Pastorale diocesano delle Comunità cattoliche di migranti propone, domenica 13 marzo alle 18.30 nel tempio di San Nicolò, una celebrazione eucaristica con il vescovo Michele per continuare a pregare per la pace. E’ un modo per rimanere vicini prima di tutto alla comunità ucraina greco-cattolica di rito bizantino presente da molti anni a Treviso, e per rinnovare la solidarietà anche con tante altre popolazioni coinvolte in conflitti rapidamente “dimenticati” dai media e dalla nostra attenzione. Si è scelto di chiedere ospitalità alla messa domenicale serale della parrocchia di S. Nicolò, luogo di riferimento per la comunità ucraina greco-cattolica, come occasione di coinvolgimento ideale anche di tutte le comunità parrocchiali della Diocesi, molte delle quali si stanno impegnando sia nella preghiera sia nell’accoglienza di profughi ucraini sia di iniziative di solidarietà.

Il Consiglio Pastorale diocesano delle Comunità cattoliche di migranti


Russia – Ucraina, la guerra in Europa. Incontro promosso dal GiaveraFestival

Il GiaveraFestival organizza per sabato 12 marzo alle ore 18 presso villa Wassermann – via della Vittoria 180 a Giavera del Montello (TV) un incontro di informazione e approfondimento dal titolo: Russia – Ucraina, la Guerra in Europa. L’intento è comprendere meglio i motivi del conflitto, le partite geopolitiche, i possibili scenari futuri. Interverrà il giornalista Matteo Zola, direttore del quotidiano online East Journal, collaboratore dell’Osservatorio Balcani Caucaso e di Ispi. Ha curato il volume Revolyutsiya – la crisi ucraina da Maidan alla guerra civile (2015) ed è autore di Interno Pankisi – nel Caucaso dietro la trincea del fondamentalismo islamico (2022). “Rientra nelle finalità del Festival” dichiarano gli organizzatori “l’attenzione a quanto accade nel mondo a livello geopolitico, in quanto ha forti e spesso improvvise conseguenze su persone e popoli e sul nostro quotidiano stile di vita. Abbiamo quindi scelto di impegnarci fin da subito nel favorire una migliore informazione e comprensione della situazione, oltre che attivarci con i contatti che da tempo abbiamo con alcune associazioni ucraine presenti sul territorio, in vista di interventi futuri di sostegno alla popolazione in Ucraina e a coloro che già stanno arrivando da noi”.

L’incontro si terrà in presenza, nel rispetto delle attuali normative sanitarie. Necessaria la prenotazione ai numeri: 340 9296048 / 349 3000242.


“Vi siamo vicini”: il messaggio delle altre comunità di migranti cattolici agli ucraini

Le comunità di cattolici migranti presenti nella Diocesi di Treviso, come ha già fatto anche il vescovo Michele a nome di tutta la Chiesa trevigiana, vogliono esprimere la loro vicinanza nella preghiera e nella solidarietà alla comunità ucraina greco-cattolica di rito bizantino e a tutte le ucraine e gli ucraini presenti nel Trevigiano. Condividiamo la vostra ansia e le vostre preoccupazioni nel sentirvi lontani dalle vostre famiglie e dai vostri cari in questo momento così difficile. Papa Francesco, nel suo appello per la pace in Ucraina, ha detto: «Dio è Dio della pace, e non della guerra, è Padre di tutti, non solo di qualcuno, ci vuole fratelli e non nemici». Ci impegniamo a pregare con voi perché torni al più presto la pace in Ucraina e l’angoscia di questi momenti possa trasformarsi in speranza di una vita serena. Vogliamo assicurarvi inoltre la nostra solidarietà, insieme a tutta la Chiesa di Treviso di cui anche noi facciamo parte, nei modi che sarà possibile mettere in atto. Il Dio di Gesù, che mai abbandona chi è nella sofferenza e nel pericolo, sostenga l’impegno di tutti noi nell’invocare e costruire la pace nella vostra terra e nelle nostre case, e in ogni altra parte del mondo in cui ce ne sia particolare bisogno.

Le comunità di cattolici migranti presenti in Diocesi:

comunità albanese

comunità brasiliana

comunità cinese

comunità filippina

comunità francofona africana

comunità ghanese

comunità indiana siro-malabarese e siro-malankarese

comunità latino-americana

comunità nigeriana

comunità polacca

comunità romena greco-cattolica

comunità srilankese


Emergenza Ucraina: modalità di aiuto per parrocchie e altre realtà ecclesiali

La Diocesi di Treviso, attraverso la Caritas, in relazione all’Emergenza legata a quanto sta accadendo in Ucraina, offre ai parroci, alle parrocchie e alle realtà ecclesiali le seguenti indicazioni.

  • È stata avviata una raccolta fondi da Caritas Italiana a beneficio di Caritas Ucraina e le Caritas dei paesi confinanti. È possibile fare la donazione diretta a Caritas Tarvisina attraverso bonifico bancario (causale “Europa/Ucraina”) tramite:

Iban: IT05 G 08399 12000 000000332325

Intestato a Diocesi di Treviso – Caritas Tarvisina.

Se si vuole avere la possibilità di usufruire delle detrazioni fiscali previste dalla legge si può fare la donazione al nostro braccio operativo Servitium Emiliani ONLUS:

Iban: IT55 H 08399 12000 000000318111.

Intestato a Servitium Emiliani ONLUS, braccio operativo di Caritas Tarvisina.

  • Al momento non vengono effettuate direttamente da Caritas raccolte di generi alimentari, coperte, farmaci o qualsiasi altro prodotto da inviare come aiuto umanitario. Non possiamo garantirne la consegna vista la situazione attuale.
  • Le parrocchie che volessero attivare l’accoglienza a persone provenienti dall’Ucraina, Caritas Tarvisina si rende disponibile nel sostenerle nelle pratiche relative all’ospitalità e alla richiesta della tessera sanitaria temporanea. Prendere contatti all’indirizzo di posta elettronica: accoglienza.migranti@diocesitreviso.it.
  • Qualora venisse adibito un punto di primo arrivo, gestito da Caritas diocesana, e ci fosse la necessità di volontari si possono segnalare disponibilità al seguente indirizzo di posta elettronica: accoglienza.migranti@diocesitreviso.it.
  • • Se dovesse esserci l’opportunità di mettere a disposizione le canoniche vuote in ragione dell’emergenza in corso, si coinvolga il consiglio pastorale parrocchiale e il consiglio parrocchiale per gli affari economici, si concordi con l’autorità comunale tale possibilità e si contatti l’Ordinario allo scopo di precisare tempi, modalità e sostegno economico.
  • Per eventuali informazioni rispetto al ricongiungimento familiare invitiamo a prendere contatto con la Prefettura di riferimento. Per Treviso tutti i contatti si trovano nella pagina: http://www.prefettura.it/treviso/contenuti/Ricongiungimenti_familiari-46467.htm.

 

Don Giuliano Brugnotto,Vicario generale

don Davide Schiavon, Direttore Caritas


In Ucraina una tragedia che umilia l’umanità

Quanto sta accadendo in Ucraina non può lasciarci indifferenti. Un conflitto armato scatenato in piena Europa, a meno di 700 km dal nostro confine, e che può avere coinvolgimenti estremamente gravi a livello mondiale avrà senz’altro ripercussioni pesanti sul nostro modo di vivere. E rivela anche, una volta ancora, gli interessi di parte che continuano a dividere l’Unione Europea e il nostro stesso Paese.

Ci facciamo interpreti del sentimento delle comunità civili e religiose del Trevigiano, per esprimere la ferma condanna della guerra e della violenza, di ogni forma di sopruso e di aggressione, e al contempo per gridare al mondo che la pace è possibile e che ciascuno di noi ha un ruolo e per questo nessuno deve rimanere indifferente, né a questa né ad ogni altra situazione di guerra oggi presente sul pianeta.

Questo è il tempo in cui dobbiamo spezzare le logiche dello scontro, partendo da ciò che possiamo fare. Non possiamo aspettare che sia il governo russo a fare il primo passo. Non possiamo pensare che il conflitto si possa risolvere con l’invio di militari e incentivando la corsa agli armamenti: diventerebbe una catastrofe globale che devasterebbe l’Europa, senza alcun vincitore. Nonostante le ferite della guerra nella ex-Jugoslavia di trent’anni fa non si siano mai rimarginate, le logiche economiche e di potere prevalgono ancora una volta sul vero bene comune dei popoli, che è la possibilità di vivere in pace.

Come ha ricordato il nostro vescovo Michele nel messaggio alla comunità ucraina, «i nostri mezzi non sono potenti dal punto di vista militare: si chiamano preghiera, solidarietà, vicinanza di persone e talvolta di fratelli e sorelle nella fede». Mettiamoli in atto, allora, ponendo dei piccoli segni di vicinanza.

Impegniamoci in una “disarmata vicinanza” alle cittadine e ai cittadini ucraini presenti nelle nostre case o negli altri luoghi di lavoro: possono nascere occasioni di prossimità concreta, informandoci su come stiano i loro cari in patria, e magari pregando assieme a loro.

Impegniamoci a rilanciare l’appello di papa Francesco per un momento più intenso di preghiera e di digiuno che invoca pace mercoledì 2 marzo, inizio del cammino di Quaresima, durante le celebrazioni per l’imposizione delle Ceneri. Proponiamo alle messe domenicali una intenzione di preghiera che ricordi questa situazione finché la pace non sia ripristinata, quasi un appuntamento settimanale per non dimenticare. Chiediamo alle comunità cristiane di recitare il rosario o di inserire una preghiera per la pace in Ucraina alla Via Crucis i venerdì di Quaresima, aprendo le porte delle nostre chiese.

Informiamoci per iniziative concrete di solidarietà, anche attraverso i canali della Caritas diocesana, per il sostegno di chi maggiormente patisce questa situazione.

Chiediamo alle scuole di ogni ordine e grado di far riflettere bambine e bambini, ragazze e ragazzi sul valore della pace preparando messaggi, nella forma del disegno o di brevi frasi o pensieri, che i Sindaci – dove hanno sedi le scuole – si impegnino a far arrivare ai presidenti di Ucraina e Russia, oltre che al presidente della Commissione europea.

E continuiamo ad informarci, oltre la frenesia delle prime ore e la tentazione delle fake news, per capire più in profondità quanto va accadendo e le sue motivazioni, in Ucraina e in tanti altri luoghi di conflitto da anni presenti sul nostro pianeta. Solo così potremo decidere azioni e posizioni capaci di stare nella realtà in cui viviamo coerenti con il Vangelo che dentro questa stessa realtà oggi ci interpella, e farlo insieme.

Ufficio Migrantes, Caritas diocesana, Ufficio di Pastorale sociale, Centro Missionario Diocesano