Oltre alla data comune per la celebrazione della Pasqua, vi è anche un altro elemento che concorre a dare all’Anno giubilare una connotazione ecumenica, a farne cioè un’occasione per rilanciare l’impegno per la ricerca dell’unità visibile della Chiesa: i 1700 anni dalla celebrazione del primo concilio dell’Era cristiana, a Nicea (130 km a sud-est di Istanbul) nel 325. Il Concilio, l’unico che vide la cristianità ancora unità, riconobbe contro l’eresia ariana la consustanzialità del Figlio con il Padre, ovvero che Gesù non era “solo” il Figlio di Dio, ma “anche” Dio come il Padre. Nacque così la prima formulazione al Credo che professiamo ogni domenica e vennero riconosciute le fondamenta di quella fede che ci fa essere tutti cristiani benché oggi divisi in diverse Confessioni. È, infatti grazie alla fede nella divino-umanità di Gesù possiamo essere resi partecipi della vittoria di Cristo sulla morte, comunicata nel battesimo in qualunque Chiesa viva il suo essere discepolo di Gesù. Per questa ragione la commemorazione del Concilio niceno sta al cuore della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, che anche in questo Anno Santo, stiamo celebrando dal 18 al 25 gennaio.
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Domenica del Battesimo del Signore – 12.01.25
La certezza vita eterna, cuore dalla Speranza cristiana, cioè sapere che «sono amato, dunque esito [ora], ed esisterò per sempre nell’Amore [di Cristo] che non delude e dal quale niente e nessuno potrà mai separarmi» viene rinvigorita e costituisce la base dei «segni» e degli «appelli di speranza» che il Giubileo c’invita porre come opere di conversione e di vita nuova. La certezza, infatti, la si sperimenta nel «cammino di speranza» che l’Anno Santo invita a compiere interiormente e fisicamente nel pellegrinaggio e che deve conoscere la tappa della Confessione sacramentale individuale, non come “condizione imposta” per ricevere l’indulgenza, ma come luogo esistenziale dove posso fare esperienza di quell’amore gratuito che mai mi abbandona, nonostante tutto. Da questa certezza interiore trovano cristianamente senso le opere di misericordia spirituale e corporale che il papa invita a compiere a tutti i livelli per tessere «un’alleanza sociale di speranza» che abbia cura delle persone fragili (giovani e anziani, ammalati, detenuti, migranti e poveri, ecc), sorregga «il desiderio di trasmettere la vita», l’impegno per la pace come pure la tutela e la condivisione dei beni del Creato. Anche in questo caso l’essenziale è chiedersi: qual è l’opera che il Signore mi chiede di compiere per godere e far godere il suo Amore?
Epifania – 06.01.25
Come un dono prezioso che sottolinea ulteriormente il legame intrinseco tra la Speranza cristiana e la Pasqua del Signore, in quest’Anno Santo la data della Pasqua sarà la medesima per tutti i cristiani: il 20 aprile – come è stato proclamato durante la messa dell’Epifania nell’Annuncio del giorno di Pasqua – si celebrerà Pasqua in ogni Confessione cristiana. Infatti, una delle ferite più significative e evidenti all’unità visibile della Chiesa è che le Chiese Ortodosse e in generale quelle Orientali e la Chiesa Cattolica con le Chiese nate dalla Riforma Protestante, calcolano la data della Pasqua in maniera differente. Per quest’anno i calcoli astronomici vengono, invece, ad indicare la stessa data. Un «provvidenziale» segno che, soprattutto in questo Anno Santo, sembra suggerire a tutti coloro che traggono la loro Speranza dalla Passione-Morte-Resurrezione di Cristo, di impegnarsi di più affinché in futuro questa “convergenza” diventi normale.
II domenica dopo Natale – 05.01.25
Quale speranza sta al cuore del giubileo? La domanda potrebbe sembrare banale, ma solo in apparenza, perché, dire che si tratta della “speranza cristiana” potrebbe non essere sufficiente in quanto inconsciamente si potrebbe essere portati a pensare la speranza come uno dei tanti “comportamenti virtuosi” che dovrebbero esserci nella vita del credente. Finendo così per considerarla inavvertitamente come dimensione “accessoria” della vita cristiana, compresa in termini moralistici. Papa Francesco, invece, nella bolla d’indizione del Giubileo, ci pone nella giusta prospettiva, poiché – rifacendosi alla lettera ai Romani – identifica il «nucleo della nostra speranza» con lo stesso mistero della Pasqua del Signore. La speranza cristiana è quindi quella “declinazione” del Mistero della resurrezione che «imprime l’orientamneto, indica la direzione e la finalità dell’esistenza credente». Per questa ragione la speranza al centro del Giubileo è la virtù teologale, della Speranza, un dono di Dio e un compito affidatoci per rendere feconda la nostra vita e quella del mondo, sfidandone tutte le forme di morte.
Domenica della S. Famiglia, apertura dell’Anno Santo in diocesi – 29.12.24
A differenza del Giubileo straordinario della Misericordia (2015/16) il Giubileo della Speranza non prevede l’apertura di Porte Sante nelle singole Chiese locali, ma solo a Roma. La scelta pone così nuovamente al centro il tradizionale gesto giubilare del pellegrinaggio, che se compiuto in come tale, concretizza in maniera unica le istanze di un cuore che voglia incontrare il Signore e cambiare vita. Anche la celebrazione diocesana di apertura dell’Anno Santo che si tiene in questa domenica con il gesto simbolico di camminare da una chiesa ad un’altra ne sottolinea il valore. Necessario, però, è non accampare scuse per rimandare: essenziale è porsi in cammino ora, come si è. Nell’andare della nostra Chiesa diocesana tutti sono accolti soprattutto coloro che hanno bisogno del Medico.
IV domenica di Avvento – 22.12.24
Tra qualche giorno, compiendo il secolare rito dell’apertura della Porta Santa nella basilica di San Pietro, il papa darà solennemente inizio al prossimo Giubileo. Un evento prevedibile, previsto, in quanto si tratta di una “giubileo ordinario” – cioè di uno di quegli Anni santi che la Chiesa con cadenza oramai secolare indice ogni venticinque anni – ma non per questo meno sorprendente se pensiamo al tema scelto: Peregrinantes in Spem. Il motto, infatti, conduce direttamente al cuore dell’evento giubilare che invita a riscoprire e vivere la virtù teologale della speranza. La scelta potrebbe lasciare un poco stupiti, perché la speranza cristiana non è al centro della maggior parte dei discorsi ecclesiali, eppure papa Francesco lo indica come “terreno” «per un incontro vivo e personale con il Signore Gesù», rivelandone così l’indole profondamente missionaria (cfr. Snc 1) facendo del Giubileo uno strumento per quella «conversione missionaria della Chiesa» che sta al centro del suo pontificato. Ogni uomo, infatti, spera. La sfida posta dall’Anno Santo è comprendere cosa sorregge quest’azione “naturale”, a cominciare da me.
L’Anno Giubilare porta con se due preziosi doni che gli conferiscono una particolare caratterizzazione ecumenica: la celebrazione della Pasqua (20 aprile 2025) nella stessa data per tutte le Confessioni cristiane e l’anniversario per i 1700 Anni della celebrazione per primo Concilio ecumenico della storia, quello di Nicea (325) riconosciuto da tutte le Chiese come l’evento che ha posto le basi per il Credo da tutti condiviso.