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Comunità ortodossa moldava: festeggiati i primi 15 anni a Treviso

Domenica 9 novembre la Comunità ortodossa moldava di Treviso si è stretta attorno a S.E.R. Ambrogio di Bogorodsk, amministratore delle parrocchie ortodosse moldave in Italia, per festeggiare il quindicesimo anniversario della fondazione della parrocchia dedicata a S. Nicola e il sessantesimo compleanno del suo pastore, p. Ioan (Giovanni) Ciobanu.
La Divina Liturgia, solennemente concelebrata dal Consiglio sacerdotale dell’Amministrazione delle parrocchie moldave in Italia e da altri sacerdoti del Nord Italia è stata l’inizio e il cuore della giornata di festa, che poi è proseguita con il pranzo “sociale” negli ambienti della Pro loco a S. Angelo, tra canti e balli della tradizione moldava. A rappresentare la diocesi e il Vescovo c’erano: p. Ottavio Bolis, parroco di S. Maria Maggiore, che fin dalla sua nascita ospita la Comunità nella chiesa di sant’Agostino, don Giuseppe Tosin, parroco di Paese e don Luca Pertile già direttore dell’ufficio per l’Ecumenismo e ora referente diocesano per il dialogo con le Chiese Orientali non cattoliche, entrambi legati da un rapporto di personale amicizia con p. Giovanni, fin dai tempi in cui, prima di fondare la parrocchia moldava a Treviso, faceva l’assistente domiciliare a Paese.
Ricordare la più che decennale presenza della Comunità moldava a Treviso e il lavoro svolto in questi anni dalla sua guida è significativo non solo per la Chiesa Ortodossa, ma anche per la nostra Chiesa diocesana. Infatti, la vicenda di questa Comunità e delle relazioni con noi cattolici è paradigmatica di tante altre che hanno interessato e stanno interessando il nostro territorio, che dal punto di vista anche “solo” cristiano non “sta cambiando”, ma è “già cambiato” senza che noi ne abbiamo percepito fino in fondo la portata. Questo sia perché le Comunità Ortodosse in generale tendono a essere “presenze silenziose” per questioni ecclesiologiche e per il fatto di essere composte ancora per la maggior parte da persone che hanno vissuto il dramma dell’emigrazione sia per un moto “inerziale” che caratterizza la nostra pastorale a tutti i livelli, già stressata e con una forte inclinazione all’autoreferenzialità.
La Comunità moldava nasce a Treviso grazie al lavoro compiuto nel trevigiano da p. Giovanni e dalla moglie, la presbitera Maria (così sono denominate in italiano le mogli dei preti ortodossi, ma questo non comporta nessuna funzione cultuale, ma un certo coinvolgimento nella pastorale), dove, come tanti altri preti ortodossi p. Giovanni era immigrato e lavorava praticamente a “tempo pieno”.
Una volta cresciuta la comunità, ha conosciuto la solidarietà in chiave “emergenziale” della nostra Chiesa, che sempre generosa nel rispondere alle emergenze, ha dato loro un’ospitalità provvisoria nella chiesa di S. Agostino. Col passare degli anni la Comunità si è andata consolidando ed è cresciuta, arrivata in quindici anni a celebrare oltre 600 battesimi e 300 matrimoni contando circa 1.400 fedeli, che costituiscono la base della parrocchia. La fase “emergenziale” si è quindi progressivamente conclusa e si è presentata una duplice sfida. Per parte Ortodossa la necessità – anche sotto la spinta delle seconde generazioni – di non pensarsi più come un “pezzo di Moldavia” trapiantato in Italia, ma di pensarsi come un “soggetto autonomo” capace di muoversi consapevolmente nello spazio civile ed ecclesiale trevigiano e di pensarsi in chiave multietnica. C’è ancora strada da fare, ma il lavoro ecumenico a cui p. Giovanni ha preso sempre parte con convinzione, anche a livello interpersonale, la disponibilità ad accogliere scolaresche in vista durante le ore di “religione” e il fatto che la Comunità risulti oggi composta da un 10% di non moldavi (russi, ucraini, altre nazionalità dell’area balcanica) dice che la strada intrapresa è quella giusta.
Per parte cattolica, l’uscita dalla fase “di prima accoglienza” crea ancora un certo disorientamento e fatica. Per esempio, il problema più urgente per tante Comunità Ortodosse – e anche in questo la Comunità moldava è paradigmatica – è oggi quello di avere spazi adeguati, sia dal punto di vista liturgico sia legale, per vivere la propria fede, che costringono le nostre Comunità a essere generose “in altro modo”, magari adoperandosi o concedendo spazi inutilizzati o che inevitabilmente saranno tali nel giro di pochi anni e attivare, così, le relative procedure ecclesiali (sinodali) e civili perché questo avvenga, anche se risulta molto difficile per ragioni diverse. Fa eccezione l’aspetto formativo. Infatti, all’interno dello Istituto teologico “G. Toniolo” e dell’Issr “Giovanni Paolo I”, i corsi di Ecumenismo e Chiese cristiane sono parte integrante del piano di studi e svolti in maniera “innovativa”, coinvolgendo direttamente i responsabili delle varie confessioni presenti nel territorio.
Si tratta di sfide diverse ma convergenti, perché ciò che è in gioco è l’annuncio credibile del Vangelo agli uomini del nostro tempo e a chi verrà dopo di noi. (L.P.)


Approfondimenti de La Nostra Messa

L’Anno Giubilare porta con se due preziosi doni che gli conferiscono una particolare caratterizzazione ecumenica: la celebrazione della Pasqua (20 aprile 2025) nella stessa data per tutte le Confessioni cristiane e l’anniversario per i 1700 Anni della celebrazione per primo  Concilio ecumenico della storia, quello di Nicea (325) riconosciuto da tutte le Chiese come l’evento che ha posto le basi per il Credo da tutti condiviso.
Per aiutare a cogliere il valore e l’attualità di questi appuntamenti in relazione al Giubileo, l’Ufficio per l’ecumenismo ha curato degli approfondimenti che compariranno nel sussidio liturgico La nostra messa a partire da domenica 22 dicembre, IV di Avvento.
Gli stessi saranno resi disponibili di settimana in settimana da questa pagina per poterli utilizzare come approfondimenti nella redazione dei foglietti parrocchiali o per qualsiasi altra attività, con la seguente scadenza:
  • da domenica 22.12.24 a domenica 19.01.25: approfondimento sul tema del Giubileo
  • nelle domeniche di Quaresima 2025:  approfondimento sull’importanza di celebrare la Pasqua nella stessa data
  • nelle domeniche del Tempo di Pasqua 2025: approfondimento sull’importanza del concilio di Nicea

“Vi siamo vicini”: il messaggio delle altre comunità di migranti cattolici agli ucraini

Le comunità di cattolici migranti presenti nella Diocesi di Treviso, come ha già fatto anche il vescovo Michele a nome di tutta la Chiesa trevigiana, vogliono esprimere la loro vicinanza nella preghiera e nella solidarietà alla comunità ucraina greco-cattolica di rito bizantino e a tutte le ucraine e gli ucraini presenti nel Trevigiano. Condividiamo la vostra ansia e le vostre preoccupazioni nel sentirvi lontani dalle vostre famiglie e dai vostri cari in questo momento così difficile. Papa Francesco, nel suo appello per la pace in Ucraina, ha detto: «Dio è Dio della pace, e non della guerra, è Padre di tutti, non solo di qualcuno, ci vuole fratelli e non nemici». Ci impegniamo a pregare con voi perché torni al più presto la pace in Ucraina e l’angoscia di questi momenti possa trasformarsi in speranza di una vita serena. Vogliamo assicurarvi inoltre la nostra solidarietà, insieme a tutta la Chiesa di Treviso di cui anche noi facciamo parte, nei modi che sarà possibile mettere in atto. Il Dio di Gesù, che mai abbandona chi è nella sofferenza e nel pericolo, sostenga l’impegno di tutti noi nell’invocare e costruire la pace nella vostra terra e nelle nostre case, e in ogni altra parte del mondo in cui ce ne sia particolare bisogno.

Le comunità di cattolici migranti presenti in Diocesi:

comunità albanese

comunità brasiliana

comunità cinese

comunità filippina

comunità francofona africana

comunità ghanese

comunità indiana siro-malabarese e siro-malankarese

comunità latino-americana

comunità nigeriana

comunità polacca

comunità romena greco-cattolica

comunità srilankese