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Vescovi del Triveneto: incoraggiamento al mondo della scuola e invito al vaccino, con le parole del Papa

I Vescovi della Conferenza Episcopale Triveneto hanno tenuto oggi – presso la struttura della Diocesi di Padova “Park Hotel Des Dolomites” a Borca di Cadore (Belluno) – la loro periodica riunione, sotto la presidenza del Patriarca di Venezia Francesco Moraglia.

La bellezza di incontrarsi a scuola

Dal Cadore i Vescovi hanno voluto indirizzare uno speciale messaggio di incoraggiamento e vicinanza ad alunni e famiglie, a dirigenti scolastici, docenti e personale dell’intero mondo della scuola di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige che riprende in questi giorni la sua attività “in presenza”. “Per la scuola e per l’intera società – scrivono nel messaggio integralmente riportato in calce – quello odierno è un momento importante e delicato: apre a fiducia e speranza, ma richiede responsabilità e molte attenzioni – nel rispetto della salute di tutti – per trascorrere in sicurezza e tranquillità l’anno scolastico che prende il via. Il nuovo anno sia l’occasione in cui si torna a sperimentare la bellezza di incontrarsi e riconoscersi nel tempo prezioso della scuola, dell’educazione e della formazione alla vita. La scuola ci sta a cuore, da sempre, perché ci riunisce e ci accomuna tutti, in più fasi della vita. Carissimi alunni ed insegnanti, dirigenti e operatori scolastici, care famiglie, raccogliamo con impegno la grande opportunità che ci viene offerta. Sentitevi accompagnati e sorretti dalla nostra stima, vicinanza e preghiera come anche dalle nostre comunità. E vi incoraggiamo, in particolare, ad operare bene insieme e a ravvivare quel patto educativo che – riunendo forze, energie, risorse e sentimenti di tanti – ci può rendere tutti migliori. Possiate vivere un bell’inizio. Buon anno scolastico a tutti!”.

 

Vaccino: invito pressante a ministri ordinati e operatori pastorali

Sul tema della ripresa delle attività pastorali, vaccini e certificazione verde, allo stato attuale i Vescovi hanno riflettuto sulla situazione esistente, segnata da incertezze e speranze, ed hanno unanimemente concordato nell’esortare tutti ad un forte senso di responsabilità, per evitare il più possibile ogni forma di contagio. Fanno proprie le parole del Papa a comprendere l’appello a vaccinarsi come “atto d’amore” e di tutela della salute pubblica, rilanciano e condividono quanto espresso dalla Presidenza della Cei nella lettera dell’8 settembre u.s. (“Curare le relazioni al tempo della ripresa”) invitando alla vaccinazione in modo pressante i ministri ordinati e gli operatori pastorali coinvolti nelle attività caratterizzate da maggior rischio di contagio: ministri straordinari della comunione, persone coinvolte in attività caritative, catechisti, educatori, volontari nelle attività ricreative, coristi e cantori. Coloro che sono impegnati nell’azione pastorale delle comunità sono, infatti, chiamati a rispondere per primi ad un senso di responsabilità per se stessi e per le comunità di cui sono a servizio.

La formazione dei diaconi permanenti

Nel corso della riunione è stato svolto un aggiornamento sull’attività della Scuola triveneta per la formazione dei diaconi permanenti che ha preso il via all’inizio del 2020 per affiancare e supportare le Diocesi di quest’area nella preparazione unitaria degli aspiranti e candidati al diaconato permanente attraverso un’accurata formazione teologica, liturgica e spirituale; la Scuola, organizzata in un percorso di studi articolato in un quinquennio, raccoglie ad oggi 34 iscritti.

 

Messaggio dei Vescovi della Conferenza Episcopale del Triveneto

per l’inizio del nuovo anno scolastico 2021/22

Come Vescovi del Triveneto siamo vicini e uniti ai bambini, ai ragazzi e ai giovani di queste regioni che cominciano – in questi giorni e “in presenza”, dopo tante incertezze e i problemi legati alla pandemia – il nuovo anno scolastico. Con loro salutiamo i dirigenti scolastici, gli insegnanti, tutto il personale che opera nelle scuole e le famiglie.

Conosciamo le fatiche, le difficoltà e le sofferenze che il periodo di pandemia ha comportato, sotto tanti aspetti, per tutti voi e che in parte continuano. Tutto ciò spinge a ribadire la necessità e l’urgenza che sulla scuola si investa di più e vi si dedichi un’attenzione e una cura maggiori.

Per la scuola e per l’intera società quello odierno è un momento importante e delicato: apre a fiducia e speranza, ma richiede responsabilità e molte attenzioni – nel rispetto della salute di tutti – per trascorrere in sicurezza e tranquillità l’anno scolastico che prende il via. Il nuovo anno sia l’occasione in cui si torna a sperimentare la bellezza di incontrarsi e riconoscersi nel tempo prezioso della scuola, dell’educazione e della formazione alla vita.

La scuola ci sta a cuore, da sempre, perché ci riunisce e ci accomuna tutti, in più fasi della vita.

Carissimi alunni ed insegnanti, dirigenti e operatori scolastici, care famiglie, raccogliamo con impegno la grande opportunità che ci viene offerta. Sentitevi accompagnati e sorretti dalla nostra stima, vicinanza e preghiera come anche dalle nostre comunità. E vi incoraggiamo, in particolare, ad operare bene insieme e a ravvivare quel patto educativo che – riunendo forze, energie, risorse e sentimenti di tanti – ci può rendere tutti migliori.

Quanti condividono la fede in Cristo – unico Signore e Maestro – sappiano trovare in essa ispirazione, luce e forza per vivere questo tempo e questo ambito secondo le istanze del Vangelo che promuovono e suscitano sempre il bene di ogni persona e società.

Possiate vivere un bell’inizio. Buon anno scolastico a tutti!

 

I Vescovi della Conferenza Episcopale Triveneto

Borca di Cadore (Belluno), 14 settembre 2021


Il Vescovo annuncia la nomina del vicario generale e del vicario per il clero

Carissimi, è con gioia che vi comunico direttamente – dalle pagine del nostro settimanale diocesano “La Vita del popolo (che ringrazio assieme al suo direttore) – la nomina del nuovo Vicario generale della Diocesi di Treviso e anche di un Vicario per il clero, figura alla quale sin qui non si è fatto ricorso nella guida della nostra Diocesi.

La nomina a Vescovo della diocesi di Piacenza-Bobbio di don Adriano Cevolotto aveva l’anno scorso reso vacante il ruolo di Vicario generale. Poiché sono con voi qui a Treviso da meno di due anni, e a causa anche del rallentamento del ritmo di conoscenza della Diocesi in seguito alle limitazioni dovute alla pandemia, mi sarebbe stato difficile procedere in tempi rapidi alla scelta di un nuovo collaboratore. Ho chiesto in un primo tempo ai direttori e direttrici degli uffici di curia dei suggerimenti sui compiti del Vicario e se fosse opportuno prevedere nel governo della Diocesi anche altre figure che potessero facilitare questo delicato compito.

Successivamente, dopo aver ritenuto di affiancare al Vicario generale e a quello per il coordinamento della pastorale la figura del Vicario per il clero ho chiesto ai sacerdoti, ai diaconi permanenti e ad alcuni laici di darmi dei suggerimenti di nomi che potessero a loro parere ricoprire i due incarichi.

Ho ricevuto tante risposte, tutte ben argomentate e molto cordiali. Ringrazio tutti di vero cuore per questo intenso esercizio di sinodalità. Nel frattempo ho continuato ad incontrare presbiteri e laici e ho approfondito almeno un poco la mia conoscenza di questa bella e viva Diocesi.

Ho confrontato le indicazioni ricevute, che ho richieste come riservate e personali, con le mie conoscenze e i miei contatti di questi mesi. Ho quindi deciso di nominare come Vicario generale don Giuliano Brugnotto, sinora Rettore del Seminario Diocesano e come Vicario per il clero don Donato Pavone. Don Mario Salviato continua il suo compito di Vicario per il Coordinamento della Pastorale.

Don Giuliano Brugnotto coordinerà le attività della Curia diocesana, curerà gli interventi su problematiche generali legate alla Diocesi nel suo complesso, alle parrocchie e alle realtà ecclesiali, i rapporti con l’ambito civile e gli interventi di carattere amministrativo corrente. Avrà anche il ruolo di coordinamento di tutti gli interventi che verranno trattati in Consiglio episcopale, ogni volta che essi riguarderanno aspetti differenti da quelli specificamente attribuiti ai singoli Vicari.

Don Donato Pavone seguirà le condizioni di vita e di impiego dei presbiteri in tutti i loro risvolti e in tutte le differenti fasi della vita, con la facoltà di assumere anche decisioni per quanto riguarda l’abitazione, il sostentamento, le necessità in caso di vario bisogno e simili. Egli mi aiuterà anche in modo particolare nell’accompagnamento dei confratelli che si trovino in momenti delicati o difficili del loro cammino vocazionale.

Don Mario Salviato coordinerà le iniziative pastorali della Diocesi in particolare riferimento alla formazione e alla vita delle collaborazioni pastorali, aspetto questo molto importante per il futuro della vita della Diocesi.

Assieme a me e al Cancelliere diocesano, don Fabio Franchetto, essi costituiranno il Consiglio episcopale.

Ringrazio tutti di vero cuore per la disponibilità a questo delicato servizio, in particolare don Giuliano e don Donato perché prontamente hanno accettato la richiesta che ho loro posto.

Ringrazio anche don Mario Salviato, don Fabio Franchetto e don Luca Pizzato che in questi mesi mi hanno aiutato nel coordinamento delle attività e i direttori, le direttrici, i collaboratori tutti della Curia diocesana che hanno continuato con fedeltà, impegno e creatività ad aiutare, sostenere e rendere efficace il mio compito di Vescovo diocesano.

Ora dovremo presto incontrarci in Consiglio episcopale per definire più precisamente competenze e modi di lavoro, in quanto iniziamo un tratto di strada nuovo per la vita della Diocesi. Questi collaboratori mi aiuteranno in particolare a valutare e a stabilire i nuovi incarichi e gli avvicendamenti che si rendono necessari, sia in seguito a queste nomine, sia per fare fronte alla situazione pastorale così profondamente toccata dalla pandemia. Ci saranno anche delicati passaggi di consegne. Rispetto agli anni precedenti i tempi slitteranno di qualche settimana, e daremo appena possibile tutte le informazioni necessarie. Mi rendo conto che l’attesa crea disagi e difficoltà, penso tuttavia che i tempi lunghi abbiano portato ad una buona e serena decisione: insieme affronteremo con spirito di servizio le questioni che vanno affrontate.

Mi affido con grande fiducia alla collaborazione franca e leale, all’appoggio e alla preghiera di tutti voi, Popolo santo di Dio che è in Treviso.

Vi ricordo tutti nella preghiera

+Michele

Vescovo

 


Gli auguri del Vescovo per la festa musulmana di ‘Id al Fitr

Oggi, giornata di festa per i fedeli musulmani, per la fine del Ramadan, il vescovo Michele ha fatto giungere alle comunità islamiche un messaggio di auguri. Ecco il testo:

Carissimi, carissime,

‘Id al-Fitr mubarak!

è il mio augurio a voi come Vescovo di Treviso a nome di tutta la nostra Chiesa. A me si unisce anche don Bruno Baratto, incaricato di curare i rapporti tra cristiani e musulmani.

L’anno scorso ci auguravamo che la festa di fine Ramadan aprisse alla fine dell’emergenza della pandemia. Abbiamo dovuto in quest’ultimo tempo accettare che servirà un lungo cammino per affrontarne le conseguenze non solo per la salute fisica, ma anche per la salute della società, del lavoro, delle relazioni, per la salute delle nostre comunità e della nostra vita quotidiana… È un cammino che ci chiede di prenderci cura delle relazioni che viviamo, perché si tratta di un impegno grande, che non possiamo compiere da soli, né come singole persone né come singole comunità nazionali o religiose. Si tratta di mettere insieme il meglio che tutti e tutte possiamo fare, secondo quella grande indicazione del Corano: «Gareggiate nel bene» (Sura II, 148). Anche papa Francesco continua ad invitare tutti gli uomini e le donne di buona volontà a prendersi cura del bene comune, del bene di tutti, ancor più in questo tempo di grande incertezza, in cui crescono ancora le fatiche di molti: «i credenti hanno bisogno di trovare spazi per dialogare e agire insieme per il bene comune e la promozione dei più poveri (…) Tutti possono dare un singolare apporto al bene comune» (Fratelli tutti, 98; 282). Come credenti, possiamo farlo con speranza, perché sappiamo che Dio non ci abbandona mai. «Noi, cristiani e musulmani, siamo chiamati a essere portatori di speranza per la vita presente e futura, e testimoni, costruttori e riparatori di questa speranza specialmente per coloro che vivono difficoltà e disperazione, soprattutto in questo tempo» (Messaggio per il Ramadan 2021).

Auguriamo così a voi e a noi di poter trovare sempre più occasioni per incontrarci e impegnarci per il bene di tutti, in questo tempo in cui l’umanità ha bisogno davvero dell’intelligenza e della creatività di tutti per superare le grandi sfide che ci stanno davanti.

Ricordiamoci a vicenda nella preghiera, e ancora buona festa a tutti voi.

Michele Tomasi,

vescovo di Treviso

don Bruno Baratto,

incaricato per le relazioni tra cristiani e musulmani

Treviso, 13.5.2021

Chiamati alla pienezza di vita: il Messaggio del Vescovo per la Giornata delle vocazioni

Ogni momento importante nella vita di una persona è vissuto come risposta a un appello, a una voce che chiama.

Perché hai fatto quella scelta? Pensi davvero di aver prima calcolato tutte le possibili alternative e di aver deciso quale sia alla fine la più conveniente, forse anche la più promettente?

O invece pensi che sia stato solamente un caso che tu ti trovassi proprio là e in quel momento, quando hai scoperto quella possibilità che hai poi realizzato? E ancora, perché hai deciso di vivere proprio quella, e non hai aspettato invece che il tempo ti portasse altre alternative che, forse, avrebbero potuto essere maggiormente allettanti?

Se qualcosa ti piace, se qualcosa ha attirato la tua attenzione vuol dire che questa realtà ti sta chiamando.

Se pensi di dover fare qualcosa che magari non ti piace, ma senti di doverla fare: ecco – appunto – stai «sentendo» di doverla fare. Stai ascoltando una voce, magari non fatta di suoni, ma che ciononostante parla, e continua a farsi sentire finché non le hai dato una risposta. È la coscienza, questa, che parla, che si appella alla tua libertà e responsabilità, che ti chiama. E in ogni piccola e apparentemente insignificante chiamata (a scegliere, a fare, a mettere in qualche modo in moto la volontà) c’è sempre un appello più profondo e più pressante, più sfumato, più antico, più potente.

Molte chiamate si fanno sentire oggi in forma di nostalgia di un tempo «prima della pandemia», o nell’attesa di un tempo in cui ci si potrà rivedere con più naturalezza, in cui legami interrotti potranno riannodarsi e si potrà parlare di nuovo la lingua tanto desiderata dell’immediatezza. Al fondo di questi appelli così impellenti c’è però una richiesta, la chiamata a una vita più autentica, che mostri più chiaramente la sua sensatezza di quanto non sembri poter fare questa esistenza reclusa, limitata, frammentata. È la chiamata, in fondo, alla pienezza di vita, alla felicità.

Ma è davvero lecito parlare di felicità in questo tempo? È giusto parlarne in tempi precari, ancora tutto sommato di emergenza, sicuramente incerti e indecisi?

Sì, lo è. Anche in questo tempo. Forse soprattutto in questo tempo, in cui la mancanza di tante caratteristiche di ciò che consideriamo una «vita normale» ci sfida – e cioè ci interpella, ci chiama – a non fermarci in superficie. Sappiamo, infatti, che anche se riuscissimo a tornare a un livello precedente, «come se nulla fosse stato», probabilmente dopo un primo momento di sollievo la soluzione non ci basterebbe, e saremmo ancora inquieti. Proprio in questo tempo di fatica sentiamo – ecco, ancora una volta una chiamata, una vocazione – che vale la pena di impegnarci solamente per i grandi sogni, per le relazioni vere, per le realtà sostanziose che restano. Sentiamo chiaramente che non possiamo buttare tempo ed energia per cose che sono magari buone, ma che non danno colore e peso alla vita. È la vita intera che viene interpellata. È il significato della vita, la sua sostanza, ciò che di essa dura in eterno e vince il tempo, il dolore e la morte. Ne va davvero della vita.

Ciò che conta è che questo nostro tempo non vada sprecato in sterili attese, ma venga piuttosto impiegato nell’ascolto della più profonda delle voci che ci stanno chiamando. Tra tutte la più delicata, la più autentica, la più amica. L’unica, in fondo, necessaria. Quella che ci scalda il cuore quando la sentiamo rivolta personalmente a noi mentre sa leggere la vita che ci è data insieme alle promesse delle Scritture sante. Quella che continua a dirci che è possibile un’umanità piena, fatta di relazioni autentiche e profonde, di amicizia vera, di cura reciproca. Quella che ci assicura che nulla di ciò che ci fa respirare e sorridere andrà perduto, e che tutto invece ha un senso vero, buono e bello. Quella che ci assicura che è possibile, desiderabile e sensato donare la propria vita a Dio e ai fratelli.

Non è necessario un collegamento on-line per sentire questa voce, né qualche particolare accorgimento tecnico. Essa non è riservata a qualcuno in particolare e non richiede esercizi strani o impegnativi. È una voce che supera anche grandi distanze fisiche e che non viene imbrigliata e soffocata dalle mascherine.

Basta non fermarsi alla superficie e non accontentarsi di frasi fatte, di slogan alla moda. Basta essere attenti. E basta fare attenzione ai particolari:

“Ricordiamo come Gesù invitava i suoi discepoli a fare attenzione ai particolari.
Il piccolo particolare che si stava esaurendo il vino in una festa.
Il piccolo particolare che mancava una pecora.
Il piccolo particolare della vedova che offrì le sue due monetine.
Il piccolo particolare di avere olio di riserva per le lampade se lo sposo ritarda.
Il piccolo particolare di chiedere ai discepoli di vedere quanti pani avevano.
Il piccolo particolare di avere un fuocherello pronto e del pesce sulla griglia mentre aspettava i discepoli all’alba.

La comunità che custodisce i piccoli particolari dell’amore, dove i membri si prendono cura gli uni degli altri e costituiscono uno spazio aperto ed evangelizzatore, è luogo della presenza del Risorto che la va santificando secondo il progetto del Padre” (Papa Francesco, Gaudete et Exsultate, 144-145).

E tante risposte alla chiamata daranno corpo alla speranza.

+Michele, Vescovo


“Mettiamo l’amore di Gesù al centro e vedremo la forza della Risurrezione sprigionarsi nella vita quotidiana”: l’invito del Vescovo nella domenica delle Palme

Un invito ad accogliere ogni Eucaristia come “spreco di amore” per far rifiorire la vita in maniera insperata, ogni giorno. E’ stato il vescovo Michele Tomasi a rivolgerlo ai fedeli riuniti in cattedrale questa mattina per la celebrazione della Domenica delle Palme e della Passione del Signore.

Il Vescovo ha salutato i bambini presenti: “Che bello vedervi, voi siete qui oggi, e rappresentate tutti quelli che hanno riconosciuto Gesù al suo ingresso festoso. Rappresentate quelli che hanno capito ciò che non hanno capito tutti gli altri adulti. Continuate a voler bene a Gesù e a portare a tutti il sorriso e la gioia del vostro incontro con lui. Ne abbiamo bisogno, tanto”.

“Dopo aver accompagnato liturgicamente il Signore nel suo ingresso glorioso a Gerusalemme, subito ci è stata proclamata anche la Passione del Signore – ha sottolineato mons. Tomasi -. L’effimera accoglienza di un momento si fa rifiuto, ed è proprio il rifiuto che diviene luogo di rivelazione e di realizzazione piena dell’amore eterno di Dio, stabile per sempre. Gesù che svuota se stesso, fa spazio in sé all’universo intero e accetta per amore la morte, la morte di croce, è colui che in questo dono di amore viene glorificato con la Risurrezione e la pienezza di vita”.

“Solo se siamo così folli da mettere davvero l’amore di Gesù al centro di tutto nella nostra vita – ha ricordato il Vescovo – saremo in grado di vedere la forza di risurrezione che si sprigiona nelle pieghe della nostra vita quotidiana concreta, oggi, in questo tempo confuso e sfiduciato; oggi, nelle nostre domande di senso, nelle nostre incertezze, nelle nostre paure, nelle grandi questioni cui facciamo fatica a rispondere nel tempo sfibrante della pandemia”. Un amore smisurato, uno “spreco di amore” come quello della donna di Betania che, mentre Gesù è a tavola, rompe un vaso prezioso di alabastro e versa sul capo del maestro un profumo di puro nardo altrettanto prezioso. Un episodio che è “la vera introduzione alla Passione e alla Risurrezione”.

“Nessuno dei presenti capisce il gesto, tutti protestano per lo spreco – ha sottolineato mons. Tomasi -. Ma di questo gesto Gesù fa subito Vangelo da proclamare sempre e ovunque “in ricordo di lei”. Ecco un gesto da perpetuare, in memoria di Lui: anche questo, come quello del pane e del vino, si fa Eucaristia. L’unzione per la sepoltura diventa la consacrazione per la vita, lo spreco di amore di una donna è l’unico gesto che sa far balenare la novità della Risurrezione di Gesù: soltanto un amore che non calcola e che vive quasi di eccesso sa vedere l’amore infinito di Dio in quel Maestro che gli altri non sono ancora stati capaci di comprendere”.

“Fratelli e sorelle, abbandoniamo tutti i calcoli, anche quelli ragionevoli e assennati, che definiscono le nostre esistenze – l’invito del Vescovo – ma che imbrigliano le nostre energie individuali e sociali; siamo così folli da mettere davvero l’amore di Gesù al centro di tutto nella nostra vita – al centro vero: soltanto così saremo in grado di vedere la forza di risurrezione che si sprigiona nelle pieghe della nostra vita quotidiana”.


“Accogliamo i fratelli migranti cattolici”: lettera aperta alle nostre comunità

Ricordiamo ancora il vuoto nel quale abbiamo celebrato la Pasqua 2020. Quest’anno, pur con le limitazioni dovute al contrasto della pandemia ancora in corso, riusciremo, ringraziando Dio, a celebrar Pasqua come assemblea. Vi sono tuttavia alcune comunità nella nostra Diocesi che per la seconda volta consecutiva non potranno celebrare la Pasqua in presenza. Si tratta delle comunità cattoliche di migranti, le quali si radunano in alcune chiese del territorio e risiedono in gran parte in altri comuni, i cui confini non possono essere superati soprattutto in zona rossa. Non si sono potuti incontrare a celebrare insieme l’eucaristia a Natale e non potranno farlo neppure a Pasqua. Sono comunità di provenienza nigeriana, ghanese, filippina, brasiliana, polacca, di alcuni stati francofoni dell’Africa occidentale, di alcuni stati dell’America Latina, i greco-cattolici dalla Romania e dall’Ucraina. Altre comunità, come quelle indiana, srilankese, cinese, da tempo non celebrano l’eucaristia perché i preti che dovevano prendersene cura sono rimasti bloccati nei rispettivi paesi, sempre a causa della pandemia.

Abbiamo invitato coloro che appartengono a queste comunità a partecipare alla celebrazione della Pasqua nelle parrocchie in cui risiedono, come è consentito. Forse alcuni già li conoscete, forse altri si accosteranno alle celebrazioni parrocchiali. Forse su molti influirà la paura del contagio, come su tanti cristiani delle nostre comunità. Vi chiediamo, per quanto possibile, di avere un’attenzione particolare per questi nostri fratelli e sorelle: abbiamo provato sulla nostra pelle cosa significhi non poter celebrare l’eucaristia in assemblea e quanto questo ci sia pesato, soprattutto nella festa più importante, la Pasqua.  Vi chiediamo di ricordarli nella preghiera, nel cammino lungo e non sempre semplice di inserimento in una Chiesa e in una liturgia che si esprime con una lingua diversa e con un diverso stile. E preghiamo pure perché questa Pasqua possa diventare occasione di incontro e di fraternità anche con loro: un piccolo segno di risurrezione, che porti frutto nel cammino di tutta la nostra Chiesa diocesana.

don Bruno Baratto e coloro che seguono le comunità cattoliche di migranti


Settimana santa: le celebrazioni presiedute dal Vescovo in cattedrale

Giovedì Santo 1° aprile. Alle ore 9.30 nella chiesa Cattedrale, il vescovo, mons. Michele Tomasi presiederà la concelebrazione eucaristica durante la quale consacrerà l’olio chiamato “crisma” e benedirà l’olio dei catecumeni e degli infermi. Concelebrerà mons. Paolo Magnani, vescovo emerito di Treviso.

Sono invitati alla celebrazione i Canonici del Capitolo della Cattedrale, i vicari foranei, i sacerdoti ordinati negli ultimi quattro anni, e i presbiteri diocesani e religiosi residenti nel comune di Treviso, come rappresentanti di tutti i sacerdoti della Diocesi; è invitato anche un ristretto numero di diaconi permanenti. Parteciperà anche una rappresentanza delle consacrate, dei consacrati e dei laici della Diocesi, comunque residenti all’interno del Comune di Treviso.

I sacerdoti sono pregati di raggiungere la Cattedrale entro le ore 9.10, muniti di camice e stola bianca e recarsi in sacrestia da cui partirà la processione.

La celebrazione verrà trasmessa in diretta streaming sul sito internet e sul canale YouTube della Diocesi. Il libretto della celebrazione sarà disponibile la mattina stessa nel sito della Diocesi. Secondo la norma generale, i presbiteri che partecipano a tale celebrazione, che manifesta pienamente la Chiesa di Cristo, possono concelebrare una seconda volta nello stesso giorno. Le offerte raccolte in occasione della S. Messa del Crisma contribuiranno a sostenere due progetti di solidarietà della nostra Diocesi. Alle ore 20.00, il Vescovo presiederà la messa “in Coena Domini”.

Venerdì Santo 2 aprile. Alle ore 8.00 il Vescovo presiederà la celebrazione dell’Ufficio delle letture e delle Lodi in Cattedrale; sono invitati i membri del Capitolo della Cattedrale, le comunità religiose presenti in città e i fedeli tutti.

Alle ore 15.00 il Vescovo presiederà la Via crucis. La preghiera si svolgerà all’interno della Cattedrale.

Alle ore 20.00 il Vescovo presiederà l’Azione liturgica della Passione del Signore. All’azione liturgica, unica in città, si uniranno i parroci e i fedeli delle parrocchie cittadine dentro le mura.

Sabato Santo 3 aprile. Alle ore 8.00 il Vescovo presiederà la celebrazione dell’Ufficio delle letture e delle Lodi nella cripta della Cattedrale, con i membri del Capitolo della Cattedrale, le comunità religiose presenti in città e i fedeli tutti.

Notte di Pasqua – sabato 3 aprile. Alle ore 20.00 il Vescovo presiederà la solenne Veglia pasquale. Dal momento che “la celebrazione della veglia pasquale è la più importante e la più nobile di tutte le solennità dell’anno liturgico” i fedeli, i consacrati e i presbiteri della città si uniscano attorno al Vescovo per commemorare la notte nella quale il Signore è risorto.

Domenica di Risurrezione 4 aprile. Alle ore 10.30 il Vescovo presiederà la Celebrazione eucaristica del giorno di Pasqua impartendo la Benedizione Papale. Concelebrerà il vescovo Paolo Magnani, emerito di Treviso. Quanti a norma del “Calendario liturgico” sono invitati alla concelebrazione si preparino per tempo in sagrestia.

La celebrazione verrà trasmessa in diretta streaming sul sito internet e sul canale YouTube della Diocesi.

Alle ore 17.00 il Vescovo presiederà il canto dei Vespri solenni.


Settimana Santa: riti e gesti da vivere e da valorizzare

La Settimana santa che vivremo quest’anno è ancora segnata dalle limitazioni della pandemia. E tuttavia, rispetto allo scorso anno, la nostra partecipazione in presenza alle celebrazioni liturgiche è possibile, nel rispetto delle attenzioni igienico-sanitarie che ormai conosciamo bene, e per le quali tanti volontari delle nostre comunità si stanno impegnando con generosità. Ogni comunità è invitata a pensare le ministerialità da attivare e le modalità concrete affinché i riti e i gesti, particolarmente significativi, della Settimana Santa e del Triduo, siano opportunamente valorizzati. Offriamo qualche indicazione sulle varie celebrazioni.

Nella Domenica delle Palme non sarà possibile vivere la Commemorazione dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme attraverso la consueta processione con i rami d’ulivo dall’esterno verso la chiesa. Potremo, invece, celebrarlo nella modalità prevista dell’ingresso solenne o semplice all’inizio della messa. Il presbitero con alcuni ministri, alle porte della chiesa, proclamerà il Vangelo dell’ingresso a Gesù a Gerusalemme, benedirà i rami d’ulivo (portati da casa o ricevuti all’ingresso della chiesa, che ognuno terrà con sé).

Nei primi giorni della Settimana Santa l’Adorazione delle quarant’ore, nei luoghi dove è presente questa consuetudine e valutati tempi e modalità adeguate, può essere una buona opportunità per una sosta in preghiera alla presenza di Gesù Eucaristia.

Alla Messa “in Coena Domini”, il Giovedì Santo, il rito della Lavanda dei piedi, già indicato come facoltativo nel messale, quest’anno sarà omesso. Il mandato di Cristo a vivere la carità fraterna, pur non essendo visualizzato nel gesto che Gesù stesso compì nei confronti degli apostoli, è proclamato nel Vangelo di questa celebrazione, ed è uno dei temi centrali della Messa “in Coena Domini”. Al termine della celebrazione, il Santissimo Sacramento potrà essere portato nel luogo della reposizione in una cappella della chiesa, e ci si potrà fermare in adorazione, nel rispetto delle norme e del “coprifuoco”.

Nella celebrazione della Passione del Signore del Venerdì Santo, durante la Preghiera universale, alle dieci preghiere verrà aggiunta (come previsto in caso di grave necessità, su disposizione del Vescovo) un’intenzione speciale, motivata da questo tempo di pandemia: per chi si trova in situazione di smarrimento, per i malati e i defunti. All’adorazione della Croce solo il celebrante potrà compiere il gesto del bacio, mentre tutti saremo invitati a compiere un opportuno atto di adorazione. Una forma possibile è la preghiera silenziosa, magari in ginocchio, mentre il sacerdote per qualche istante tiene elevata la Croce, oppure avvicinarsi processionalmente come di consueto alla Croce, ma facendo un semplice gesto di riverenza a distanza, come la genuflessione (o un altro segno adatto).

La Veglia pasquale, nella sua struttura composta di Lucernario, Liturgia della Parola, Liturgia battesimale e Liturgia eucaristica, non dovrà rinunciare ai linguaggi della gioia e della festa, pur osservando le precauzioni necessarie. I fedeli saranno già radunati all’interno della chiesa, per accogliere l’avanzare del cero, Cristo luce del mondo. Il cero verrà acceso al fuoco nuovo alle porte della chiesa, dove si recheranno il sacerdote e i ministri necessari. Dalla fiamma del cero tutti attingeremo e diffonderemo la luce di Cristo risorto, che illumina le tenebre del mondo.

La dimensione comunitaria della nostra fede, particolarmente significativa durante questo tempo, è celebrata anzitutto attraverso la partecipazione in presenza alle celebrazioni liturgiche. Le persone impossibilitate a recarsi in chiesa (ad esempio gli anziani, gli ammalati, chi vive un tempo di quarantena) potranno unirsi alla celebrazione del Mistero pasquale anche attraverso la preghiera in casa.

Sempre per le persone impossibilitate a uscire di casa, un “segno di unità” potrà essere seguire le celebrazioni del Vescovo, del Santo Padre o altre locali, attraverso le trasmissioni televisive o le dirette streaming. Per tutta la Quaresima gli Uffici per la Pastorale familiare, Catechistico e Liturgico hanno predisposto degli strumenti di preghiera per la vigilia della domenica, da fare in famiglia o personalmente. Per la Settimana Santa, il Triduo pasquale e il tempo di Pasqua si è pensato di valorizzare il momento quotidiano del pasto, con un breve momento di preghiera da fare personalmente o come famiglia (scaricabili dal Sito della diocesi). La preghiera di benedizione alla mensa è una dimensione importante della nostra tradizione cristiana. È un gesto semplice per ringraziare insieme il Signore per i doni che ci fa, per pregarlo per gli altri, per esprimere la nostra fede. La preghiera prima dei pasti può assumere un grande valore anche nell’educazione alla fede dei più piccoli, che possono comprendere di essere amati e custoditi da Dio che si prende cura di tutti i suoi figli.

Ufficio Liturgico diocesano


“Affidiamo le famiglie a san Giuseppe, padre dal coraggio creativo”: aperto dal vescovo l’anno “Amoris Laetitia”

Nel giorno dedicato a san Giuseppe, sposo di Maria e patrono della Chiesa cattolica, il vescovo Michele ha riconosciuto il ruolo centrale delle famiglie e il loro valore e ha rivolto un appello a sostenerle: “Senza di loro non avremmo potuto sostenere la crisi come abbiamo fatto, come stiamo facendo. Non possiamo chiedere loro soltanto, senza dare nulla in cambio: dobbiamo almeno riconoscerne il valore e metterci insieme, tutti, persone e istituzioni, a loro servizio”. Riflessione che mons. Tomasi ha fatto ieri sera, 19 marzo, nell’omelia della celebrazione eucaristica in cattedrale, in occasione della solennità di san Giuseppe. Un giorno scelto da papa Francesco per dare inizio all’anno “Amoris laetitia”, dedicato all’annuncio del Vangelo della famiglia, secondo la strada tracciata dall’enciclica che il Papa ha firmato proprio cinque anni fa, nella festa di San Giuseppe, nell’anno della misericordia.

Mons. Tomasi ha ricordato le condizioni nelle quali la festa di san Giuseppe era stata celebrata l’anno scorso, nella cripta della cattedrale, con pochissime persone. “In quel contesto difficile avevo affidato tutta la nostra Diocesi alla protezione e all’intercessione di San Giuseppe, soprattutto perché riconoscevo la necessità di non richiuderci nel limite e nella paura. In San Giuseppe avevo visto quell’intercessione così profondamente umana e forte di cui sentivamo davvero il bisogno, per poter vivere concretamente l’amore che la fede continuava e continua a risvegliare in noi. Soprattutto vedevo la necessità – nel limite di quel confinamento improvviso, di quell’assordante silenzio – di sperimentare la realtà della buona notizia del Vangelo prendendoci realmente cura gli uni degli altri”.

Un affidamento che ieri sera si è ripetuto, recitando insieme – i numerosi concelebranti e i fedeli, quelli presenti e quelli collegati da casa in diretta streaming – una preghiera al santo composta da papa Francesco.

Nella vicenda narrata dall’evangelista Luca – lo smarrimento e il ritrovamento di Gesù dodicenne al tempio di Gerusalemme – mons. Tomasi ha letto una vicinanza con ciò che stiamo vivendo: “Quell’episodio ha creato in loro un dolore e un’angoscia che rende così vicini a noi Maria e Giuseppe alle nostre paure e tribolazioni, alle nostre angosce e fatiche, soprattutto in questo tempo così complicato. Penso alla distanza e all’assenza di tanti che hanno perso i loro cari, o che hanno visto ridurre le loro relazioni vitali, come gli anziani, a casa o nelle case di riposo, e le tante persone che hanno bisogno di intensità di contatto che le norme tendono a impedire. Se Maria e Giuseppe, vicini al Signore Gesù con un legame così speciale e unico, giungono a rimproverarlo per la sua «fuga», noi ci sentiamo meno fragili e deboli, autorizzati in un certo senso a invocarlo con forza, a ricordargli di essere vicino e presente. A continuare a chiedergli aiuto e forza nella prova che ci fa piccoli e sperduti, in questa novità, inaspettata, che ha fatto irruzione nella nostra vita. Novità – ha ricordato il Vescovo – che forse avremmo potuto attenderci con una maggiore attenzione alla verità, alla giustizia sociale, alla salvaguardia del creato, ma che nondimeno ci ha sorpresi e che ancora oggi, a distanza di un anno dal suo inizio, facciamo ancora fatica a comprendere del tutto”.

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Maria e Giuseppe ci danno un grande insegnamento, ha aggiunto mons. Tomasi: “Essi non compresero ciò che aveva detto loro, dice l’evangelista, eppure si rimisero in cammino, riflettendo e pregando su quanto era loro accaduto e ricominciarono la loro vita insieme. La nostra fatica, la paura, anche l’angoscia fanno parte della nostra vita di fronte all’irruzione di eventi improvvisi, ma non sono l’ultima parola, non sono esse a darci il senso della vita. Nel limite, anche nella mortalità della nostra esistenza, siamo chiamati a cogliere il senso del vivere e dell’amare, e a imparare a scoprire nella quotidianità la presenza sempre nuova e vitale di Gesù. Come allora ragazzo a Nazareth, così ora, egli Risorto vive con noi, si mette a nostra disposizione. Come la vita della famiglia di Nazareth, anche la nostra e quella delle nostre famiglie è un compito «artigianale» di costruzione di relazioni buone, di solidarietà fraterna, di cura reciproca. Anche di trasmissione della fede come sostanza, sostegno e forza di vita”.

È papa Francesco che esorta a riprendere cammini fatti di “tenerezza e di coraggio, di realismo e di ascolto della vita concreta delle nostre famiglie, perché possano essere davvero cellule della società e piccole chiese domestiche. Quanta strada – ammette il Vescovo – abbiamo ancora da fare, società e Chiesa, perché questo si realizzi davvero, e perché le famiglie abbiano il sostegno e l’accompagnamento di tutti noi. Sostegno ed accompagnamento di cui hanno bisogno e a cui hanno diritto”.

“È questo – ha concluso mons. Tomasi – il senso dell’anno che inizia proprio oggi, un percorso di ascolto delle esigenze e dei bisogni delle famiglie, perché diventino davvero protagoniste della vita della Chiesa e della società. Le affidiamo all’intercessione tenera e forte di san Giuseppe, Padre dal coraggio creativo”.


Attività pastorali e celebrazioni in “zona rossa”: le indicazioni diocesane

Con l’ingresso in “zona rossa” di tutto il territorio regionale, anche le celebrazioni e le diverse attività pastorali devono tener conto di tale necessaria variazione.

Facendo riferimento ai Dpcm e ai precedenti decreti del Vescovo, che già avevano stabilito indicazioni chiare per le diverse attività e celebrazioni, si offre in allegato uno specchio riassuntivo con alcune opportune indicazioni, stilate dalla Cancelleria vescovile e dall’ufficio di Coordinamento per la Pastorale, in accordo con il Vescovo.