Il cammino quaresimale in quest’anno giubilare si carica di un particolare significato ecumenico per l’intera cristianità: ci conduce infatti a celebrare la Resurrezione del Signore nella stessa data in cui tutte le Chiese cristiane, in particolare a quelle Ortodosse la celebrano. Perché questo avvenimento, attualmente frutto di una “coincidenza astronomica”, è così importante? Anzitutto perché ci ricorda che la Pasqua non è “cattolica” o “ortodossa” ma è il dono di Dio per la salvezza di tutti gli uomini. Celebrala quest’anno tutti nella stessa data mette al centro della vita liturgica di ogni Chiesa il “per primo di Dio”, che spinge ciascuna Confessione a non fissarsi nelle proprie tradizioni, per quanto autorevoli e sante esse siano, ma a volgere lo sguardo verso Colui che «imparò l’obbedienza dalle cose che patì». Inoltre la celebrazione comune ha un grande valore simbolico, soprattutto per noi cattolici che insieme agli Ortodossi cerchiamo unità visibile della Chiesa, cioè di una unità che interessi tutti gli aspetti essenziali della vita della Chiesa (i dogmi, la morale, l’azione di dikonia al mondo, la Liturgia e il suo calendario, ecc). Perseguire un obiettivo così alto implica anche rivedere criticamente le ragioni per cui vi sono diversità nel calcolare la data della Pasqua e capire che, per quanto importanti esse siano, non possono oggi giustificare date diverse per celebrare il dono che fonda la speranza di ogni discepolo di Gesù.



