Riferendoci ad un avvenimento vecchio di 1700 anni – di cui praticamente la maggior parte dei cristiani forse conosce a stento l’esistenza e intuisce di cosa si tratti per la relativa chiarezza che la parola “concilio” porta in sé – è naturare e doveroso chiedersi: perché è importante fare memoria del Concilio di Nicea? Senza entrare in complicate questioni teologiche e storiografiche, si potrebbe cogliere l’importanza di questo lontanissimo evento ecclesiale in alcune ragioni. Anzitutto Nicea elabora quella formula di fede (Simbolo niceno) che sarà la base su cui costruire nei decenni successivi il Credo niceno-costantinopolitano, quello proclamato ogni domenica, la cui accoglienza è divenuta garanzia “formale” di una fede autenticamente cristiana e quindi di unità tra le Chiese cristiane. Inoltre – come si è visto nelle scorse settimane – il Concilio stabilisce la “regola generale”, tutt’ora utilizzata, per calcolare la data della Pasqua, che deve essere celebrata la prima domenica dopo il primo plenilunio dopo l’equinozio di primavera. Infine, allargando un poco lo sguardo e considerando le vicende storico-teologiche che hanno provocato e seguito il Concilio, Nicea ricorda anzitutto quanto la nostra fede e la Chiesa – in continuità col mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio – siano impastate con i cambiamenti e le contraddizioni della storia degli uomini, che così ne risulta redenta dal “di dentro” e non “dall’alto” come per magia. Osservando il Concilio l’unità della Chiesa (professata proprio nel Credo) è sì un dono di Dio, ma diventa anche un compito quando si lotta per custodirla e costruirla con tenacia proprio a partire dalla fede autentica, come accaduto a Nicea. Nicea e il suo Credo diventano quindi una sorta di simbolo, che ci aiuta a prendere sempre più coscienza che il nostro credere di oggi è un dono che ci giunge attraverso il paziente e faticoso discernimento di chi è stato discepolo di Gesù prima di noi. Compito che, coi dovuti distinguo, tocca anche a noi nei confronti delle generazioni che verranno.



