Veglia diocesana 2021: con il desiderio di crescere nell’unità

«Anche se in molti, siamo un sol corpo». È questa la prospettiva da cui partire per affrontare i problemi legati alle divisioni presenti nella Comunità che san Paolo ricorda ai cristiani di Corinto (cfr. 1Cor 12,13). Parole che il canto finale della veglia ecumenica diocesana, celebrata la sera del 21 gennaio nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Bertilla a Spinea, ha riproposto perché bene esprimono quanto ogni anno ricorda la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani.

In questo senso la veglia ha, infatti, reso evidente come il desiderio di crescere nell’unità dei cristiani appartenenti delle maggiori Chiese presenti nella nostra diocesi sia più forte della paura che serpeggia in questo tempo di pandemia. Nella prudenza e all’osservanza di tutte le norme di sicurezza sanitaria vigenti, la grande chiesa di S. Bertilla si è, infatti, praticamente riempita di cristiani ortodossi, battisti e cattolici, che con un’unica voce, hanno elevato la comune preghiera al Padre. Alla grande partecipazione in presenza vanno aggiunte le oltre mille visualizzazioni della diretta streaming sul canale YouTube della diocesi di Treviso.

La scelta di celebrare la veglia a Spinea è stata voluta «per sostenere e lasciarsi sostenere» come ha spiegato, nell’introduzione alla celebrazione, il direttore dell’ufficio per l’ecumenismo d. Luca Pertile, «dal segno di unità e ospitalità» che la parrocchia dei SS. Vito e compagni martiri – parte della Collaborazione pastorale di Spinea – ha dato a tutta la diocesi, mettendo a disposizione, nei mesi scorsi, alcuni locali nel quartiere di Graspo de Ua per consentire l’apertura della nuova parrocchia ortodossa romena di Spinea (l’undicesima in diocesi) intitolata alla Protezione della Tuttasanta Madre di Dio. (Qui puoi leggere la Testimonianza di Don Riccardo Zanchin, parroco di Spinea)

La veglia è stata concepita come una meditazione a più voci sul tema biblico scelto per la Settimana di preghiera «Rimanete nel mio amore: produrrete molto frutto», presente nella grande metafora giovannea della vite e dei tralci (cfr. Gv 15,1-17). Il fatto che Gesù dona ai suoi queste parole nell’imminenza del tempo travagliato della Passione ha ispirato gli interventi dei vari ministri delle diverse Confessioni che si sono alternati, in una sorta di “sacra staffetta”, nella lettura continua e nel commento del brano giovanneo. Ciascuno, infatti, ha sottolineato con accenti diversi propri della sua tradizione come il testo sacro illuminasse questo tempo di pandemia e fatica patito da tutte le Comunità cristiane.

Il pastore Alessandro Sanfelici della Chiesa Battista «Agape» di Treviso, che ha iniziato la lettura, partendo dalla consapevolezza che il Signore è sempre il padrone della vigna, ha suggerito di leggere le varie restrizioni imposte per ragioni sanitarie alla vita delle Comunità come le potature cicliche a cui il vignaiolo sottopone la vite perché porti più frutto.

Padre Vasile Apostol, parroco della nuova parrocchia ortodossa romena, ha invece sottolineato l’esigenza di trasformare questo tempo delicato di prova in una occasione per rinnovare la preghiera al Signore, unita ad una osservanza reale dei comandamenti, donatici per dare forma all’amore sul quale saremo giudicati.

Nell’ultimo l’intervento, il vescovo Michele ha ricordato come la nostra relazione di amicizia con Gesù ci rende capaci di generare vita donando la nostra vita per gli altri. Questo rende veramente umani perché capaci di un amore divino. Così possiamo portare frutto nelle relazioni di «vicinato» personali ed ecclesiali prendendoci scoprendoci fratelli e prendendoci cura gli uni degli altri. Vivendo quella fraternità e riconciliazione di cui la nostra società ha bisogno «più dell’aria che respiriamo».

L’ascolto del brano evangelico è stato accompagnato anche alcuni segni molto evocativi. La consegna ai presenti di una candela espressione della rinnovata volontà di accogliere la vera luce che è Cristo in questo tempo. È stato poi introdotto dal Salmo 22 eseguito da p. Ioan Ciobanu parroco ortodosso moldavo di Treviso, l’invito a scambiarsi uno sguardo di perdono e di pace, necessario per realizzare una reale unità. Infine, il rinnovo della comune fede in Cristo, dopo l’accensione da parte dei ministri delle varie Confessioni cristiane delle candele dell’assemblea, con la luce attinta al cero pasquale e l’aspersione dell’assemblea da parte di p. Marius Kociorva, parroco ortodosso romeno di Treviso, dopo la recita corale di una preghiera ortodossa per la liberazione dalla pandemia, hanno rinnovato la consapevolezza di ciò che ci unisce sempre e nel presente.

Il ritmo della veglia è stato sostenuto dal servizio generoso e qualificato del coro parrocchiale che nei diversi pezzi eseguito ha ricordato a tutto che «anche se in molti siamo un solo corpo in Gesù», dando l’appuntamento all’anno prossimo.

Stefano Vescovi e Anna Castellaro

Al termine della Veglia, Padre Vasile ha voluto spendere due parole di ringraziamento e di testimonianza di questi primi mesi di celebrazioni a Spinea, puoi leggere le sue parole qui.