La verità e la validità delle decisioni prese a Nicea non s’imposero subito all’interno della Chiesa Antica, ma ci misero decenni e per alcune di esse addirittura ci vollero secoli. Anche questo processo, che va sotto il nome di recezione, può sembrare strano per chi è abituato a vivere in un mondo dove le notizie circolano ad una velocità tale da non essere nemmeno possibile verificarne l’autenticità. Tuttavia questa lenta e non lineare “assimilazione” di quanto deciso a Nicea non dipese solo dall’assenza dei (social)media nell’Età Antica, dal fatto che al Concilio non fossero presenti tutti vescovi di allora, o dalle ingerenze politiche, ma soprattutto da una caratteristica propria del popolo di Dio, tuttora presente e di cui spesso si parla fino a “sgualcirla”: il sensus fidei fidelium, cioè il senso della fede del popolo di Dio. Si tratta di quella capacità che ha «la totalità dei fedeli, avendo ricevuto l’unzione che viene dal Santo» grazie al battesimo di non «sbagliarsi nel credere, e manifesta questa sua proprietà mediante il senso soprannaturale della fede, quando “dai vescovi fino agli ultimi fedeli laici” mostra l’universale suo consenso in cose di fede e di morale» (LG 12), «benché non dispongano degli strumenti adeguati per esprimerlo con precisione» (EG 119). Si comprende allora la naturale “lentezza” della recezione, perché una simile coscienza non “s’impone” né si manifesta con la forza, o con la persuasione occulta, ma ha bisogno di tempo perché nasce da un rapporto vivo con la Parola e la vita della e nella Chiesa. Ricordare Nicea significa, allora, anche riscoprire la responsabilità di ciascun battezzato per la vita della Chiesa e non in questioni secondarie o che possono sembrare “risolte” una volta per tutte con un pronunciamento conciliare, come dimostrano la “fragilità” nel credere alla divinità di Gesù, l’accordo non ancora raggiunto sulla data della Pasqua, la fatica e i fraintendimenti che nascono dal confrontarsi e dal decide insieme nelle nostre Comunità e tra Comunità diverse. Nicea ricorda che solo dalla divinità di Cristo ci è donata la capacità di vivere da discepoli e di essere Chiesa.



