Author: giovannazzola

Io vivo e voi vivrete

VI Domenica di Pasqua anno A
Il Vivente dona vita, il Risorto rianima la carne, non solamente nella resurrezione finale della carne, che professiamo nel Credo, ma costantemente lo Spirito di Dio ci dona un corpo da risorti: risollevandoci dalle nostre cadute nel peccato, liberandoci da ciò che ci tiene prigionieri, abbracciandoci nella comunione di Amore della Trinità. Nella resurrezione della carne del Signorelli non ci sono né vecchi né bambini, è un simbolo di un corpo vigoroso e perfetto, già risorto, perché amato e capace di amare senza misura (don Luca Vialetto).
Luca Signorelli “Resurrezione della carne (particolare)” 1499 – 1502, Cappella di San Brizio – Duomo di Orvieto
Il gesto di imporre le mani
L’imposizione delle mani è un gesto biblico e liturgico che simboleggia la benedizione, l’effusione dello Spirito Santo, la guarigione o la consacrazione a un ministero. Utilizzato già nell’Antico Testamento, è compiuto da Gesù in varie circostanze e poi ripreso dagli Apostoli e dalla Chiesa delle origini per significare la trasmissione dello Spirito Santo, con questo significato rimane centrale, ancora oggi, nella celebrazione dei Sacramenti (don Luca Vialetto).

Non sia turbato il vostro cuore

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V° Domenica di Pasqua anno A

San Girolamo studia, prega, ama le sacre Scritture. La Bibbia risuona nel suo intimo e lo fa “contemporaneo” di Gesù. La ricerca del santo è la stessa espressa dalle domande di Filippo e Tommaso e trova risposta nella Parola: la croce ci indica la strada da percorrere. Specchiandoci nel volto di Cristo ritroviamo la nostra verità, il suo mistero pasquale ci dona quella pienezza di vita a cui aspiriamo, nell’amore che nel Crocifisso si fa dono totale di sé conosciamo finalmente il volto del Padre (don Luca Vialetto).
Jacopo Bassano “Crocifissione con la Madonna, San Giovanni Evangelista, la Maddalena e San Gerolamo”, 1562-1563, Musei Civici – Treviso
La Tavola dell’ultima Cena
Tra le reliquie custodite nella basilica di S. Giovanni in Laterano, sopra l’altare del Santissimo Sacramento, alla sinistra del transetto, è custodita una tavola che la tradizione vuole sia parte della mensa dell’ultima Cena di Gesù. Attorno a quella mensa si è svolto il dialogo tra Gesù e gli apostoli che ascoltiamo in questa domenica (don Luca Vialetto).

Io sono la porta

IV° Domenica di Pasqua anno A
Ogni porta è una soglia che separa ma, allo stesso tempo, rende accessibile uno spazio e che ci invita a compiere un passaggio. Al centro del portale della Cattedrale di Santiago de Compostela troviamo il Cristo attorniato dagli evangelisti. Gesù apre per noi l’accesso alla vita di Dio, solo in Lui possiamo conoscerlo, farne esperienza, incontrarlo nella verità. Ma per attraversare questa soglia è necessario avere familiarità con la sua voce: conoscerla e sapere come riconoscerla. Voce che è custodita per noi nel Vangelo (don Luca Vialetto).
Maestro Mateo “Pórtico della Gloria (particolare)”, 1188, Cattedrale di Santiago di Compostela.
Porta delle pecore
Nella Gerusalemme del tempo di Gesù esisteva “la Porta delle Pecore” era situata vicino alla piscina probatica di Betsatà. Luogo di passaggio per gli animali destinati ai sacrifici del Tempio. Si trovava all’angolo nord-est rispetto al Tempio, dove, al tempo passavano le mura della città, all’incirca dove ora si trova la porta detta dei leoni o di S. Stefano (don Luca Vialetto).

Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone

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III° Domenica di Pasqua anno A
È Pietro la salda roccia della comunità cristiana, ma il racconto più bello dell’incontro con il Risorto, i vangeli lo riservono ad altri due discepoli: Cleopa di cui non abbiamo mai sentito parlare, e neppure ne sentiremo in seguito, e un altro discepolo anonimo. Anche oggi il Risorto agisce nelle pieghe della vita, i canali della grazia seguono strade inaspettate, e l’esperienza di fede più profonda, nella comunità cristiana, può essere custodita da qualcuno di cui non conosciamo neppure il nome (don Luca Vialetto).
Caravaggio, “La Cena in Emmaus” 1606, Pinacoteca di Brera – Milano
Maria di Cleopa
Chi è l’altro discepolo di Emmaus? Luca stesso o il figlio di Cleopa … varie ipotesi sono state avanzate, una è che non ne venga citato il nome perché si tratta della moglie di Cleopa. Allora potrebbe essere Maria di Cleofa, discepola di Gesù menzionata in Gv 19,25, presente durante la passione del Signore con altre donne sotto la croce (don Luca Vialetto).

Metti qui il tuo dito

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II° Domenica di Pasqua anno A
Non è Tommaso che indaga i segni della Passione sul corpo di Gesù, ma il Risorto che prende la sua mano e la guida perché possa riconoscere la sua identità. La Pasqua che abbiamo celebrato possa illuminare il nostra sguardo per comprendere le ferite del cuore di Dio e Cristo afferri anche i nostri polsi per condurci ad incontrarlo lì dove ancora oggi il suo corpo sanguina: negli umili, nei poveri, nelle vittime della violenza …(don Luca Vialetto)
Bernardo Strozzi “Incredulità di san Tommaso” 1620/25, Palazzo Rosso – Genova
La ferita al costato sulla Sindone
È una profonda lesione da punta, situata sul lato destro del torace, tra la quinta e la sesta costola, compatibile con il colpo di lancia descritto nei Vangeli. Studi medico-legali indicano che il colpo fu inflitto post-mortem, provocando la fuoriuscita di sangue e siero (fluido pleurico/pericardico), testimoniata dalle macchie sul telo (don Luca Vialetto)

Il Signore della vita era morto; ma ora, vivo, trionfa

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Domenica di Pasqua anno A
Un corpo vero, con una fisicità forte, quasi aggressiva e per nulla idealizzata, perché la resurrezione non è semplicemente un’idea, la sopravvivenza di un messaggio o una presenza astratta che permane nella fede di una comunità, ma è vera carne. E se la nostra prima reazione di fronte a questo Risorto, così possente, può essere di sconcerto, il soffermarsi di fronte a questi corpi barocchi, immersi in forme cubiste, ci ricorda che la presenza di Cristo oggi in mezzo a noi è reale, concreta, permea la carne per redimere la carne (don Luca Vialetto).
Edward Knippers “La Resurrezione” 2007, collezione privata.
La Chiesa del santo Sepolcro
Il 15 luglio 1099 i crociati entravano in Gerusalemme. Essi decisero di non ricostruire i monumenti precedenti molto danneggiati, bensì di strutturare una grande chiesa che racchiudesse in un unico edificio tutti i luoghi essenziali della morte e risurrezione di Gesù. Ancora oggi la Basilica del santo Sepolcro custodisce la memoria del mistero pasquale di Cristo, racchiudendo al suo interno sia il Calvario che il luogo della resurrezione (don Luca Vialetto).

Sono forse io, Signore?

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Domenica delle Palme anno A
La Passione ci invita a specchiarci in Pietro e Giuda, per riconoscerci discepoli come loro, nel loro tradimento ritrovare le nostre infedeltà, non per ripiegarci sul nostro peccato, in una chiusura che ci porterebbe solamente alla morte, ma per lasciarci raggiungere dallo sguardo di misericordia di Gesù, permettergli di entrare nelle nostre oscurità e lasciarci amare così come siamo. Il canto del gallo allora non annuncerà la nostra ipocrisia, né il compiersi di una profezia, ma l’alba dell’ottavo giorno, l’inizio anche della nostra resurrezione (don Luca Vialetto).
“Rinnegamento di Pietro – Gallo” fine del XIV sec, cappella de Crocifisso, Chiesa di S. Lucia – Treviso.
San Pietro in Gallicantu
Sul versante orientale del monte Sion, sul luogo che la tradizione ha identificato come il sito del palazzo del sommo sacerdote Caifa, dove Gesù fu condotto immediatamente dopo il suo arresto, un chiesa moderna conserva la memoria del pianto di Pietro, e del processo sommario vissuto da Gesù prima di essere condotto da Pilato (don Luca Vialetto).

Lasciatelo andare

V Domenica di Quaresima anno A
Togliere, sciogliere e lasciare: tre verbi per risorgere. Togliere i macigni che soffocano la nostra vita, che chiudono dentro di noi ciò che consideriamo indegno, marcio, maleodorante. Sciogliere i legami che ci bloccano, le bende che ci paralizzano e ci impediscono di muoverci, di alzarci e di camminare. Non trattenere più, ma lasciare andare, perché è necessario accettare di perdere per ritrovare, imparare a morire per poter risorgere (don Luca Vialetto).
Sebastiano del Piombo “Resurrezione di Lazzaro” 1516-1519, National Gallery – Londra
La tomba di Lazzaro
Nella città di Al-Azariya (che in arabo significa “città di Lazzaro”), tradizionalmente identificata come il villaggio biblico di Betania, sul versante sud-est del Monte degli Ulivi, a circa 2,4 km a est di Gerusalemme, troviamo il luogo che tradizionalmente è stato identificato dai pellegrini come la tomba di Lazzaro (don Luca Vialetto).

Chi ha peccato?

V Domenica di Quaresima anno A
Fango, terra e Spirito, Parola ed argilla, che Cristo, il Creatore di tutte le cose, plasma e modella per perfezionare l’opera delle sue manie portare luce nelle tenebre. Lì dove la fede dei discepoli si ferma e, di fronte allo scandalo dell’imperfezione della creazione, riesce solamente a vedere uno sbaglio, un errore, Gesù mostra, invece, lo spazio per un incontro, una relazione, la possibilità di una  trasformazione, un rinnovamento della vita, il luogo della manifestazione della Gloria di Dio (don Luca Vialetto) .
Scuola bizantino-campana, “Guarigione del cieco nato” sec. XII, abbazia di Sant’Angelo in Formis – Capua.
Significato simbolico della Saliva
In tre occasioni, nei Vangeli, Gesù compie una guarigione utilizzando la saliva. Lo sputo è qualcosa di intimo che viene dal di dentro, è perciò simbolo dello Spirito e della Parola di Gesù. Il Signore fa del fango con lo sputo, richiamando così la creazione dell’uomo nel libro della Genesi dove Dio plasmò Adamo con la terra e il soffio del suo Spirito (don Luca Vialetto).
Immagine tratta dal particolare della scultura di uno dei portali di Chartres che rappresenta Gesù che plasma Adamo.

Giunge una donna samaritana ad attingere acqua

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III Domenica di Quaresima anno A
Al mattino le donne vanno a raccogliere l’acqua che servirà loro per tutto il giorno. La Samaritana ha, però, evitato con cura questo incontro, troppe volte è stata oggetto del chiacchiericcio delle sue compagne. Inoltre, il suo cuore ferito non vuole più subire lo sguardo di un uomo. Può sembrare strano che su un dipinto dell’Ottocento, che raffigura un sobborgo di Firenze, e che, apparentemente, non ha nulla di sacro, possiamo vedere in controluce una scena del Vangelo, ma la vita e la sacra scrittura si specchiano l’una nell’altra, e leggendo la Parola noi ritroviamo noi stessi (don Luca Vialetto).
Ruggero Focardi “Contadini a Settignano” 1885-90, collezione privata.
Il pozzo di Sicar
Ancora oggi è possibile sedersi sul bordo di pietra dell’antico pozzo di Sicar e vi si può anche attingere e bere l’acqua fresca che a suo tempo dissetò il Signore Gesù. Una luce posta a illuminare il foro del pozzo ne fa apprezzare la profondità, di circa 30 metri (corrispondenti alla misura di 14 braccia citata nel Vangelo di Giovanni). Il pozzo di Sicar si trova nella cripta della Chiesa ortodossa di Nablus, nel cuore della Samaria (don Luca Vialetto).