Author: giovannazzola

Fate discepoli tutti i popoli

TRINITÀ – ANNO B
Mandati a battezzare l’umanità, di ogni tempo e di ogni luogo, nel mistero stesso di Dio, affinché ogni persona possa scorgere nel mondo il luminoso riflesso dell’infinito amore trinitario. Così noi ci riconosciamo immersi nel Padre, nel Figlio e nello Spirito, mentre la Trinità viene ad abitare nel nostro cuore, più intima a noi di noi stessi (don Luca Vialetto).
Tomaso da Modena “Battesimo del principe d’Inghilterra” (dal ciclo con le storie di sant’Orsola) sec. XIV, Museo di Santa Caterina – Treviso
Battistero di Aquileia
i battisteri paleocristiani sono luoghi plasmati dalla liturgia: l’architettura dell’ambiente e la forma del fonte richiamano significati e gesti del rito del battesimo, ad esempio la vasca, come nel caso di Aquileia ha tre gradini per ricordare la triplice immersione nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo (don Luca Vialetto).

lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità

PENTECOSTE – ANNO B
Un san Liberale ricamato sul piviale all’altezza della mano che regge la brocca per il battesimo: un dettaglio che racchiude tutto il senso dell’opera ma che i più non vedono neppure. La Verità tutta intera, a cui lo Spirito ci conduce, non consiste nella continua ricerca di novità o di “nuove” rivelazioni, ma nell’entrare con sempre maggiore profondità nell’unico Vangelo (Don Luca Vialetto).
Scuola di Cima da Conegliano “San Prosdocimo” inizio sec. XVI, Chiesa di San Leonardo – Treviso.
Miniatura con la mappa del mondo antico da un salterio inglese del 1265
I nomi dei popoli citati nel brano della Pentecoste a molti non dicono nulla, non corrispondono a nessun luogo, nel tempo sono cambiati confini e denominazioni. Lo Spirito abbatte muri e barriere, che spesso sono solo costruzioni della nostra mente, per riunire tutte le genti in un unico popolo di fratelli nell’unica terra (Don Luca Vialetto).

Asceso in alto, ha portato con sé prigionieri

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ASCENSIONE – ANNO B
Gesù ascende al Padre, sollevando due reti colme di prigionieri riscattati: tutti coloro che riconoscono i propri limiti, la propria solitudine e i propri peccati, e si aprono alla prospettiva di risorgere dalla propria morte. La terra entra con Cristo nel cielo ed il cielo si riversa sulla terra perché nessuna condizione umana sia condannata, ma per ogni uomo e donna si riaccenda la speranza della salvezza (Don Luca Vialetto).
Ricardo Cinalli “Resurrezione e Giudizio Finale” 2007, Cattedrale di Terni
Edicola dell’Ascensione.
In epoca bizantina esisteva in cima al monte degli ulivi una chiesa detta “Imbobom”, cioè “sulla vetta”, costruita nel 378 e successivamente distrutta e ricostruita varie volte. L’edicola si trovava all’interno della grande chiesa crociata della quale rimangono ancora parte delle mura. La cupola era aperta verso il cielo per un evidente motivo simbolico. Nel 1200 l’edicola fu chiusa in alto ed è giunta così fino a noi (Don Luca Vialetto).

Voi siete miei amici

VI DOMENICA DI PASQUA – ANNO B
Gesù appoggia la mano destra sulla spalla dell’amico: si coinvolge nella sua umanità, ne condivide la sofferenza, come guida fraterna, ferma e sicura. La mano di Cristo sana, guarisce, consola e conforta. Il tocco di Cristo dona energia all’amico e lo rende capace di portare al mondo la sua benedizione: Cristo trasforma in benedizione le nostre fatiche, le nostre difficoltà ed anche i nostri peccati (don Luca Vialetto).
“Il Cristo e l’abate Mena” (detta anche icona dell’amicizia), Icona copta del VII sec, Museo del Louvre – Parigi.
Rilievo con Pietro e Paolo.
Le mani stringono le spalle del compagno in un abbraccio sincero e virile, lo sguardo fisso negli occhi del fratello espressione di una conoscenza reciproca intensa ed intima, Pietro e Paolo esprimono unità e comunione. Questo rilievo incompiuto con l’abbraccio tra Pietro e Paolo del Museo Paleocristiano di Aquileia ci ricorda che l’amicizia profonda con il Maestro ci conduce all’amicizia autentica con il fratello (don Luca Vialetto).

Io sono la vite vera

V DOMENICA DI PASQUA – ANNO B
Dalle dita di Gesù partono i tralci di una vite rigogliosa, i santi raccolti nel suo avvilupparsi sono i frutti che questa pianta ha prodotto con abbondanza. Come per la vite che, potata, viene fatta povera per rendere ricco il vignaiolo, così i tagli che Dio pone nella nostra esistenza, pur impegnativi e dolorosi, rendono la nostra vita feconda per portare, uniti a Cristo, un frutto abbondante (don Luca Vialetto).
Lorenzo Lotto “Cristo-Vite” 1524, Oratorio Suardi – Trescore Balneario (BG).
Mosaico di via Canoniche – Treviso.
L’arte paleocristiana non ha inventato un linguaggio espressivo nuovo, ma ha utilizzato quello del mondo tardo antico donandogli, però, nuovi significati a partire dalla rivelazione. Così è per il tema della vite, già caro e molto utilizzato nell’arte profana, che immediatamente si è prestato ad una rilettura cristologica (don Luca Vialetto).

Ho altre pecore che non provengono da questo recinto

IV DOMENICA DI PASQUA – ANNO B
Nella luce fioca del crepuscolo un gregge sta rientrando nell’ovile, mentre un gruppo di pecore attende sulla soglia del recinto. Solo l’amore gratuito, totale, libero e incondizionato del Pastore (e dei pastori) renderà possibile che anche le pecore disperse riconoscano la voce del Signore, varchino la soglia dello steccato e si riuniscano in un unico gregge (don Luca Vialetto).
Giovanni Segantini “Ritorno all’ovile” 1888, Segantini Museum – St. Moritz.
Il Pallio
Il pallio è un paramento liturgico costituito da una striscia di stoffa di lana bianca avvolta sulle spalle. Rappresenta la pecora che il pastore porta sulle proprie spalle, come il Cristo, ed è pertanto simbolo del compito pastorale di chi lo indossa. Il suo nome deriva dal latino “pallium”, mantello di lana tipico della cultura romana (don Luca Vialetto).

Mostrò loro le mani e i piedi 

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III DOMENICA DI PASQUA 

 

Gesù insiste nel farsi toccare, la sua carne è vera, la tentazione, per le comunità cristiane di ogni tempo, è quella di ridurre il Risorto a un fantasma, perdere la sua carne. Le ferite sul corpo di Gesù sono il segno del suo amore, del dono totale della sua vita. Quelle che ora noi tocchiamo possono essere anche l’esatto contrario, frutto di egoismo e peccato, eppure, proprio lì incontriamo la sua misericordia (don Luca Vialetto).

Maestro di san Francesco “Crocifisso di san Francesco, particolare con Francesco che bacia i piedi a Gesù” sec. XIII, chiesa di San Francesco – Arezzo 

Gerusalemme: “l’altro cenacolo” 

La chiesa di San Marco nella città Vecchia di Gerusalemme. Appartiene alla comunità ortodossa siriana. La tradizione ritiene che sorga sul luogo in cui era situata la casa di Maria, madre dell’evangelista Marco. Secondo la tradizione siriaca, questo luogo fu scelto dagli apostoli per essere la prima chiesa della Cristianità (don Luca Vialetto).


Otto giorni dopo venne Gesù

II DOMENICA DI PASQUA – ANNO B
In un cenacolo completamente oscuro, perché tenuto sigillato dalla paura dei discepoli, irrompe il Risorto. Le sue piaghe sono fonte di luce, attorno alle quali tutti (uomini e donne), e non solo Tommaso, si accalcano per contemplare, vedere e credere. Giovanni, in disparte, sembra sopraffatto dal sonno, ma in realtà, guidato dall’amore, lui non ha bisogno di vedere per credere. Dona anche a noi, Signore, di toccare la carne del Risorto, quella carne che è sempre allo stesso tempo piagata e fonte di luce (don Luca Vialetto).
Rembrandt Harmenszoon van Rijn, “Incredulità di san Tommaso”, 1634, Mosca – Museo Pushkin
La Sacra cintola di Prato
A partire dal brano di questa domenica, Tommaso è stato identificato come l’emblema della difficoltà a credere, tanto che, secondo una tradizione popolare, perfino la Madonna, nel momento dell’Assunzione, avrebbe lasciato cadere nelle mani di quest’apostolo la sua cintura (ora conservata a Prato) come prova della sua salita al cielo (don Luca Vialetto).