Author: giovannazzola

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II° Domenica di Pasqua anno A
Non è Tommaso che indaga i segni della Passione sul corpo di Gesù, ma il Risorto che prende la sua mano e la guida perché possa riconoscere la sua identità. La Pasqua che abbiamo celebrato possa illuminare il nostra sguardo per comprendere le ferite del cuore di Dio e Cristo afferri anche i nostri polsi per condurci ad incontrarlo lì dove ancora oggi il suo corpo sanguina: negli umili, nei poveri, nelle vittime della violenza …(don Luca Vialetto)
Bernardo Strozzi “Incredulità di san Tommaso” 1620/25, Palazzo Rosso – Genova
La ferita al costato sulla Sindone
È una profonda lesione da punta, situata sul lato destro del torace, tra la quinta e la sesta costola, compatibile con il colpo di lancia descritto nei Vangeli. Studi medico-legali indicano che il colpo fu inflitto post-mortem, provocando la fuoriuscita di sangue e siero (fluido pleurico/pericardico), testimoniata dalle macchie sul telo (don Luca Vialetto)

Il Signore della vita era morto; ma ora, vivo, trionfa

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Domenica di Pasqua anno A
Un corpo vero, con una fisicità forte, quasi aggressiva e per nulla idealizzata, perché la resurrezione non è semplicemente un’idea, la sopravvivenza di un messaggio o una presenza astratta che permane nella fede di una comunità, ma è vera carne. E se la nostra prima reazione di fronte a questo Risorto, così possente, può essere di sconcerto, il soffermarsi di fronte a questi corpi barocchi, immersi in forme cubiste, ci ricorda che la presenza di Cristo oggi in mezzo a noi è reale, concreta, permea la carne per redimere la carne (don Luca Vialetto).
Edward Knippers “La Resurrezione” 2007, collezione privata.
La Chiesa del santo Sepolcro
Il 15 luglio 1099 i crociati entravano in Gerusalemme. Essi decisero di non ricostruire i monumenti precedenti molto danneggiati, bensì di strutturare una grande chiesa che racchiudesse in un unico edificio tutti i luoghi essenziali della morte e risurrezione di Gesù. Ancora oggi la Basilica del santo Sepolcro custodisce la memoria del mistero pasquale di Cristo, racchiudendo al suo interno sia il Calvario che il luogo della resurrezione (don Luca Vialetto).

Sono forse io, Signore?

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Domenica delle Palme anno A
La Passione ci invita a specchiarci in Pietro e Giuda, per riconoscerci discepoli come loro, nel loro tradimento ritrovare le nostre infedeltà, non per ripiegarci sul nostro peccato, in una chiusura che ci porterebbe solamente alla morte, ma per lasciarci raggiungere dallo sguardo di misericordia di Gesù, permettergli di entrare nelle nostre oscurità e lasciarci amare così come siamo. Il canto del gallo allora non annuncerà la nostra ipocrisia, né il compiersi di una profezia, ma l’alba dell’ottavo giorno, l’inizio anche della nostra resurrezione (don Luca Vialetto).
“Rinnegamento di Pietro – Gallo” fine del XIV sec, cappella de Crocifisso, Chiesa di S. Lucia – Treviso.
San Pietro in Gallicantu
Sul versante orientale del monte Sion, sul luogo che la tradizione ha identificato come il sito del palazzo del sommo sacerdote Caifa, dove Gesù fu condotto immediatamente dopo il suo arresto, un chiesa moderna conserva la memoria del pianto di Pietro, e del processo sommario vissuto da Gesù prima di essere condotto da Pilato (don Luca Vialetto).

Lasciatelo andare

V Domenica di Quaresima anno A
Togliere, sciogliere e lasciare: tre verbi per risorgere. Togliere i macigni che soffocano la nostra vita, che chiudono dentro di noi ciò che consideriamo indegno, marcio, maleodorante. Sciogliere i legami che ci bloccano, le bende che ci paralizzano e ci impediscono di muoverci, di alzarci e di camminare. Non trattenere più, ma lasciare andare, perché è necessario accettare di perdere per ritrovare, imparare a morire per poter risorgere (don Luca Vialetto).
Sebastiano del Piombo “Resurrezione di Lazzaro” 1516-1519, National Gallery – Londra
La tomba di Lazzaro
Nella città di Al-Azariya (che in arabo significa “città di Lazzaro”), tradizionalmente identificata come il villaggio biblico di Betania, sul versante sud-est del Monte degli Ulivi, a circa 2,4 km a est di Gerusalemme, troviamo il luogo che tradizionalmente è stato identificato dai pellegrini come la tomba di Lazzaro (don Luca Vialetto).

Chi ha peccato?

V Domenica di Quaresima anno A
Fango, terra e Spirito, Parola ed argilla, che Cristo, il Creatore di tutte le cose, plasma e modella per perfezionare l’opera delle sue manie portare luce nelle tenebre. Lì dove la fede dei discepoli si ferma e, di fronte allo scandalo dell’imperfezione della creazione, riesce solamente a vedere uno sbaglio, un errore, Gesù mostra, invece, lo spazio per un incontro, una relazione, la possibilità di una  trasformazione, un rinnovamento della vita, il luogo della manifestazione della Gloria di Dio (don Luca Vialetto) .
Scuola bizantino-campana, “Guarigione del cieco nato” sec. XII, abbazia di Sant’Angelo in Formis – Capua.
Significato simbolico della Saliva
In tre occasioni, nei Vangeli, Gesù compie una guarigione utilizzando la saliva. Lo sputo è qualcosa di intimo che viene dal di dentro, è perciò simbolo dello Spirito e della Parola di Gesù. Il Signore fa del fango con lo sputo, richiamando così la creazione dell’uomo nel libro della Genesi dove Dio plasmò Adamo con la terra e il soffio del suo Spirito (don Luca Vialetto).
Immagine tratta dal particolare della scultura di uno dei portali di Chartres che rappresenta Gesù che plasma Adamo.

Giunge una donna samaritana ad attingere acqua

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III Domenica di Quaresima anno A
Al mattino le donne vanno a raccogliere l’acqua che servirà loro per tutto il giorno. La Samaritana ha, però, evitato con cura questo incontro, troppe volte è stata oggetto del chiacchiericcio delle sue compagne. Inoltre, il suo cuore ferito non vuole più subire lo sguardo di un uomo. Può sembrare strano che su un dipinto dell’Ottocento, che raffigura un sobborgo di Firenze, e che, apparentemente, non ha nulla di sacro, possiamo vedere in controluce una scena del Vangelo, ma la vita e la sacra scrittura si specchiano l’una nell’altra, e leggendo la Parola noi ritroviamo noi stessi (don Luca Vialetto).
Ruggero Focardi “Contadini a Settignano” 1885-90, collezione privata.
Il pozzo di Sicar
Ancora oggi è possibile sedersi sul bordo di pietra dell’antico pozzo di Sicar e vi si può anche attingere e bere l’acqua fresca che a suo tempo dissetò il Signore Gesù. Una luce posta a illuminare il foro del pozzo ne fa apprezzare la profondità, di circa 30 metri (corrispondenti alla misura di 14 braccia citata nel Vangelo di Giovanni). Il pozzo di Sicar si trova nella cripta della Chiesa ortodossa di Nablus, nel cuore della Samaria (don Luca Vialetto).

Candide come la luce

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II Domenica di Quaresima anno A

Vesti bianche, splendenti come quelle di Gesù trasfigurato sul monte, sono quelle di questa famiglia che riceve il battesimo: nell’acqua del fonte sono stati sepolti con Cristo per essere rivestiti di luce, si sono spogliati del loro uomo vecchio per rinascere ad una vita nuova, ed anche su di loro scende la voce del Padre: “Tu sei mio figlio amato”. Battezzati e perciò illuminati, custodi di un dono che ogni Quaresima ci invita a riscoprire e a ravvivare (don Luca Vialetto).
Antonio Zanchi “San Prosdocimo battezza il conte di Treviso” 1696, Cattedrale di Treviso.
Sukkà
La Sukkà (o Sukkah) è una capanna temporanea costruita e utilizzata durante la festa ebraica delle Capanne (durante la quale è ambientato l’episodio della trasfigurazione), che commemora i 40 anni trascorsi dagli Israeliti nel deserto. È una struttura con almeno tre pareti e un tetto di materiale vegetale, in cui si consumano i pasti per ricordare la protezione divina (don Luca Vialetto).

Il tentatore gli si avvicinò

I Domenica di Quaresima anno A
Il divisore sussurra all’orecchio di Cristo, la tentazione, per distogliere il suo ascolto, allontanarlo dal progetto del Padre, alterare l’immagine di Dio. Parole che sembrano buone, progetti convincenti attinti direttamente dalle Sacre Scritture, strategie efficaci che, però, alimentano solamente la nostra idolatria. Nel volto di Gesù leggiamo il suo tormento interiore, ma il suo sguardo non si lascia distrarre, non si volge verso il tentatore ma resta fisso sull’autentico volto di Dio (don Luca Vialetto).
Eric Armusik “The Temptation of Christ” 2011, collezione privata.
Corona imperiale d’Austria.
La Mitra, inserita nella forma della corona con cui Rodolfo II è stato incoronato imperatore del sacro Romano Impero, esprime plasticamente la tentazione di sacralizzare il potere e di fare del sacro una forma di potere, come nella terza tentazione del Vangelo di questa domenica (don Luca Vialetto).

Dare pieno compimento

VI Domenica del tempo ordinario anno A
Il Creatore ha il volto di Cristo: Cristo è l’immagine del Padre, in Lui l’universo è creato, in Lui l’umanità e ricondotta all’armonia di quel disegno originario che la legge ha invano cercato di custodire. Ma nel Vangelo il progetto contenuto nella creazione trova anche un nuovo compimento: Gesù ci affida un messaggio più radicale, capace di trasformare e trasfigurare il nostro sguardo e i nostri gesti e di rinnovare le relazioni tra fratelli, tra uomo e donna tra uomo e Dio (don Luca Vialetto).
Jacopo Torriti “La creazione del mondo”, 1290 ca, Basilica Superiore di San Francesco – Assisi
La lettera Yod
Lo Yod è la decima lettera dell’alfabeto ebraico, è la lettera più piccola (il trattino da non togliere dalla legge a cui fa riferimento il Vangelo), simboleggiando sia umiltà che la scintilla divina originaria di tutte le cose. Rappresenta anche la mano di Dio o la forza interiore, essendo la prima lettera del Tetragramma, il nome ineffabile di Dio.

Voi siete la luce del mondo

V Domenica del tempo ordinario anno A
La Fiaccola è rovesciata, spezzata, spenta, il portatore di luce ha perso la sua fiamma ed ora sta precipitando verso l’abisso. Sopra di lui Michele, lo sta combattendo? Lo sta respingendo? Oppure quella mano tesa verso di lui è un estremo tentativo di raggiungerlo, afferrarlo, restituirgli la sua luce. Siamo già sale, siamo luce, ma possiamo diventare sciapi, possiamo spegnerci, lo Spirito Santo ravvivi la nostra fiamma, mantenga la nostra vita sapida, gustosa, per essere dono per il mondo(don Luca Vialetto) .
Lorenzo Lotto “San Michele arcangelo caccia Lucifero”,1545 ca, Museo Pontificio Santa Casa – Loreto
Depositi di sale sulla riva del Mar Morto.
Al tempo di Gesù, il sale non era puro cloruro di sodio. Quando esposto all’umidità, la parte salina si scioglieva, lasciando un residuo terroso. Questo sale insipido, divenuto inutile per la cucina, veniva “gettato fuori” sulle strade per indurire il terreno, renderlo meno fangoso o come base per pavimentare cortili, finendo per essere calpestato dai passanti (don Luca Vialetto).