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Passiamo all’altra riva

XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B

La perizia degli apostoli, pescatori esperti nel solcare le acque, è vanificata dalla furia del lago e mentre essi sono costretti a combattere contro la loro più grande paura il Signore sembra, invece, dormire indifferente. Solo l’invocazione di salvezza, lasciata emergere dall’angoscia che abita nell’intimo questi uomini, sveglierà il Maestro e li condurrà verso lo squarcio di Luce che illumina le tenebre di questa tempesta (Don Luca Vialetto).
Rembrandt van Rijn “Cristo nella tempesta sul mare di Galilea” 1633, custodito nell’Isabella Stewart Gardner Museum di Boston fino al suo furto, avvenuto il 18 marzo 1990.
Il lago di Galilea
Per il pellegrino che visita la Terra Santa il lago di Genezaret è forse il luogo che più lo riporta ai tempi di Gesù. Qui il Signore ha vissuto molta parte del suo ministero pubblico. Sulle sue sponde molti dei discepoli hanno vissuto l’esperienza di un incontro che cambia la vita. Il lago, per la sua posizione sotto il livello del mare e le sue alte sponde, è soggetto a fenomeni meteorologici improvvisi: le sue tempeste sono brevi ma violente (Don Luca Vialetto).

Cresce e diventa più grande di tutte le piante

XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B

Gesù, Verbo – Parola del Padre, seminato in terra fa germogliare l’albero della vita: la croce. I suoi rami abbracciano tutto il mondo e all’ombra delle sue fronde, che come girali di acanto si espandono coprendo tutto il catino absidale, ogni attività umana trova riparo, dalla più umile (la donna che dà da mangiare alle galline) alla più dotta (il monaco intento a studiare) perché nulla è estraneo al Regno (Don Luca Vialetto).
Mosaico abside “la Croce come albero della vita” 1099-1119, chiesa di San Clemente – Roma.
Punta d’aratro in ferro.
L’archeologia della terra santa ci ha restituito molti attrezzi agricoli (come questa punta di aratro del Jewish Museum di New York) che ci raccontano la vita e il lavoro quotidiano nei campi, esperienza dalla quale Gesù spesso prende spunto per raccontare le parabole del Regno (Don Luca Vialetto).

Chi sono i miei fratelli?

X DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B

Chi sono i miei fratelli?
Sulla piazza di Assisi, Francesco non si spoglia unicamente degli abiti paterni, ma si libera anche da quei legami famigliari certamente preziosi ma al tempo stesso costringenti e limitanti. Questo gli permetti di accogliere con maggiore verità quella Parola che gli donerà una nuova famiglia, ricca dell’esperienza di una fraternità rinnovata e profonda e nella quale Dio è l’unico Padre.
Giotto di Bondone “San Francesco rinuncia ai beni terreni” 1290 – 1292, Basilica di San Francesco – Assisi.
L’ossario di Giacomo, figlio di Giuseppe, fratello di Gesù.
È un ossario in calcare, da alcuni ritenuto un falso moderno, che riporta l’iscrizione in aramaico: “Giacomo, figlio di Giuseppe, fratello di Gesù” L’apostolo Giacomo, detto il fratello (inteso nella tradizione cattolica come cugino) di Gesù, fa parte del clan famigliare di Gesù citato alcune volte nelle scritture. Dopo la resurrezione del Signore, è messo a capo della Chiesa di Gerusalemme.

Prendete, questo è il mio corpo

CORPUS DOMINI – ANNO B
Il calice, come quello delle nostre Messe, appoggiato sulla tavola mentre Gesù, agli apostoli devotamente inginocchiati, distribuisce l’Eucaristia usando una patena dove appoggia le ostie. Ma la Messa è Anamnesi e non Mimesi, il legame con l’istituzione iniziale operata da Gesù va cercato in una memoria viva che ne garantisce la presenza e non in segni esteriori di una continuità solo formale (Don Luca Vialetto).
Giusto di Gand “Pala del Corpus Domini” 1467–1468, Galleria nazionale delle Marche – Urbino.
Reliquiario del Corporale di Bolsena
La festa del Corpus Domini è legata al miracolo eucaristico di Bolsena del 1263, a memoria del quale nella cattedrale di Orvieto è custodito, in un prezioso reliquiario, il corporale macchiato con il sangue uscito dall’ostia consacrata, portato qui, dal luogo in cui era avvenuto il prodigio, per mostrarlo al Papa, che allora si trovava in questa città (Don Luca Vialetto).

Fate discepoli tutti i popoli

TRINITÀ – ANNO B
Mandati a battezzare l’umanità, di ogni tempo e di ogni luogo, nel mistero stesso di Dio, affinché ogni persona possa scorgere nel mondo il luminoso riflesso dell’infinito amore trinitario. Così noi ci riconosciamo immersi nel Padre, nel Figlio e nello Spirito, mentre la Trinità viene ad abitare nel nostro cuore, più intima a noi di noi stessi (don Luca Vialetto).
Tomaso da Modena “Battesimo del principe d’Inghilterra” (dal ciclo con le storie di sant’Orsola) sec. XIV, Museo di Santa Caterina – Treviso
Battistero di Aquileia
i battisteri paleocristiani sono luoghi plasmati dalla liturgia: l’architettura dell’ambiente e la forma del fonte richiamano significati e gesti del rito del battesimo, ad esempio la vasca, come nel caso di Aquileia ha tre gradini per ricordare la triplice immersione nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo (don Luca Vialetto).

lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità

PENTECOSTE – ANNO B
Un san Liberale ricamato sul piviale all’altezza della mano che regge la brocca per il battesimo: un dettaglio che racchiude tutto il senso dell’opera ma che i più non vedono neppure. La Verità tutta intera, a cui lo Spirito ci conduce, non consiste nella continua ricerca di novità o di “nuove” rivelazioni, ma nell’entrare con sempre maggiore profondità nell’unico Vangelo (Don Luca Vialetto).
Scuola di Cima da Conegliano “San Prosdocimo” inizio sec. XVI, Chiesa di San Leonardo – Treviso.
Miniatura con la mappa del mondo antico da un salterio inglese del 1265
I nomi dei popoli citati nel brano della Pentecoste a molti non dicono nulla, non corrispondono a nessun luogo, nel tempo sono cambiati confini e denominazioni. Lo Spirito abbatte muri e barriere, che spesso sono solo costruzioni della nostra mente, per riunire tutte le genti in un unico popolo di fratelli nell’unica terra (Don Luca Vialetto).

Asceso in alto, ha portato con sé prigionieri

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ASCENSIONE – ANNO B
Gesù ascende al Padre, sollevando due reti colme di prigionieri riscattati: tutti coloro che riconoscono i propri limiti, la propria solitudine e i propri peccati, e si aprono alla prospettiva di risorgere dalla propria morte. La terra entra con Cristo nel cielo ed il cielo si riversa sulla terra perché nessuna condizione umana sia condannata, ma per ogni uomo e donna si riaccenda la speranza della salvezza (Don Luca Vialetto).
Ricardo Cinalli “Resurrezione e Giudizio Finale” 2007, Cattedrale di Terni
Edicola dell’Ascensione.
In epoca bizantina esisteva in cima al monte degli ulivi una chiesa detta “Imbobom”, cioè “sulla vetta”, costruita nel 378 e successivamente distrutta e ricostruita varie volte. L’edicola si trovava all’interno della grande chiesa crociata della quale rimangono ancora parte delle mura. La cupola era aperta verso il cielo per un evidente motivo simbolico. Nel 1200 l’edicola fu chiusa in alto ed è giunta così fino a noi (Don Luca Vialetto).

Voi siete miei amici

VI DOMENICA DI PASQUA – ANNO B
Gesù appoggia la mano destra sulla spalla dell’amico: si coinvolge nella sua umanità, ne condivide la sofferenza, come guida fraterna, ferma e sicura. La mano di Cristo sana, guarisce, consola e conforta. Il tocco di Cristo dona energia all’amico e lo rende capace di portare al mondo la sua benedizione: Cristo trasforma in benedizione le nostre fatiche, le nostre difficoltà ed anche i nostri peccati (don Luca Vialetto).
“Il Cristo e l’abate Mena” (detta anche icona dell’amicizia), Icona copta del VII sec, Museo del Louvre – Parigi.
Rilievo con Pietro e Paolo.
Le mani stringono le spalle del compagno in un abbraccio sincero e virile, lo sguardo fisso negli occhi del fratello espressione di una conoscenza reciproca intensa ed intima, Pietro e Paolo esprimono unità e comunione. Questo rilievo incompiuto con l’abbraccio tra Pietro e Paolo del Museo Paleocristiano di Aquileia ci ricorda che l’amicizia profonda con il Maestro ci conduce all’amicizia autentica con il fratello (don Luca Vialetto).

Io sono la vite vera

V DOMENICA DI PASQUA – ANNO B
Dalle dita di Gesù partono i tralci di una vite rigogliosa, i santi raccolti nel suo avvilupparsi sono i frutti che questa pianta ha prodotto con abbondanza. Come per la vite che, potata, viene fatta povera per rendere ricco il vignaiolo, così i tagli che Dio pone nella nostra esistenza, pur impegnativi e dolorosi, rendono la nostra vita feconda per portare, uniti a Cristo, un frutto abbondante (don Luca Vialetto).
Lorenzo Lotto “Cristo-Vite” 1524, Oratorio Suardi – Trescore Balneario (BG).
Mosaico di via Canoniche – Treviso.
L’arte paleocristiana non ha inventato un linguaggio espressivo nuovo, ma ha utilizzato quello del mondo tardo antico donandogli, però, nuovi significati a partire dalla rivelazione. Così è per il tema della vite, già caro e molto utilizzato nell’arte profana, che immediatamente si è prestato ad una rilettura cristologica (don Luca Vialetto).

Ho altre pecore che non provengono da questo recinto

IV DOMENICA DI PASQUA – ANNO B
Nella luce fioca del crepuscolo un gregge sta rientrando nell’ovile, mentre un gruppo di pecore attende sulla soglia del recinto. Solo l’amore gratuito, totale, libero e incondizionato del Pastore (e dei pastori) renderà possibile che anche le pecore disperse riconoscano la voce del Signore, varchino la soglia dello steccato e si riuniscano in un unico gregge (don Luca Vialetto).
Giovanni Segantini “Ritorno all’ovile” 1888, Segantini Museum – St. Moritz.
Il Pallio
Il pallio è un paramento liturgico costituito da una striscia di stoffa di lana bianca avvolta sulle spalle. Rappresenta la pecora che il pastore porta sulle proprie spalle, come il Cristo, ed è pertanto simbolo del compito pastorale di chi lo indossa. Il suo nome deriva dal latino “pallium”, mantello di lana tipico della cultura romana (don Luca Vialetto).