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Chi ha peccato?

V Domenica di Quaresima anno A
Fango, terra e Spirito, Parola ed argilla, che Cristo, il Creatore di tutte le cose, plasma e modella per perfezionare l’opera delle sue manie portare luce nelle tenebre. Lì dove la fede dei discepoli si ferma e, di fronte allo scandalo dell’imperfezione della creazione, riesce solamente a vedere uno sbaglio, un errore, Gesù mostra, invece, lo spazio per un incontro, una relazione, la possibilità di una  trasformazione, un rinnovamento della vita, il luogo della manifestazione della Gloria di Dio (don Luca Vialetto) .
Scuola bizantino-campana, “Guarigione del cieco nato” sec. XII, abbazia di Sant’Angelo in Formis – Capua.
Significato simbolico della Saliva
In tre occasioni, nei Vangeli, Gesù compie una guarigione utilizzando la saliva. Lo sputo è qualcosa di intimo che viene dal di dentro, è perciò simbolo dello Spirito e della Parola di Gesù. Il Signore fa del fango con lo sputo, richiamando così la creazione dell’uomo nel libro della Genesi dove Dio plasmò Adamo con la terra e il soffio del suo Spirito (don Luca Vialetto).
Immagine tratta dal particolare della scultura di uno dei portali di Chartres che rappresenta Gesù che plasma Adamo.

Giunge una donna samaritana ad attingere acqua

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III Domenica di Quaresima anno A
Al mattino le donne vanno a raccogliere l’acqua che servirà loro per tutto il giorno. La Samaritana ha, però, evitato con cura questo incontro, troppe volte è stata oggetto del chiacchiericcio delle sue compagne. Inoltre, il suo cuore ferito non vuole più subire lo sguardo di un uomo. Può sembrare strano che su un dipinto dell’Ottocento, che raffigura un sobborgo di Firenze, e che, apparentemente, non ha nulla di sacro, possiamo vedere in controluce una scena del Vangelo, ma la vita e la sacra scrittura si specchiano l’una nell’altra, e leggendo la Parola noi ritroviamo noi stessi (don Luca Vialetto).
Ruggero Focardi “Contadini a Settignano” 1885-90, collezione privata.
Il pozzo di Sicar
Ancora oggi è possibile sedersi sul bordo di pietra dell’antico pozzo di Sicar e vi si può anche attingere e bere l’acqua fresca che a suo tempo dissetò il Signore Gesù. Una luce posta a illuminare il foro del pozzo ne fa apprezzare la profondità, di circa 30 metri (corrispondenti alla misura di 14 braccia citata nel Vangelo di Giovanni). Il pozzo di Sicar si trova nella cripta della Chiesa ortodossa di Nablus, nel cuore della Samaria (don Luca Vialetto).

Candide come la luce

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II Domenica di Quaresima anno A

Vesti bianche, splendenti come quelle di Gesù trasfigurato sul monte, sono quelle di questa famiglia che riceve il battesimo: nell’acqua del fonte sono stati sepolti con Cristo per essere rivestiti di luce, si sono spogliati del loro uomo vecchio per rinascere ad una vita nuova, ed anche su di loro scende la voce del Padre: “Tu sei mio figlio amato”. Battezzati e perciò illuminati, custodi di un dono che ogni Quaresima ci invita a riscoprire e a ravvivare (don Luca Vialetto).
Antonio Zanchi “San Prosdocimo battezza il conte di Treviso” 1696, Cattedrale di Treviso.
Sukkà
La Sukkà (o Sukkah) è una capanna temporanea costruita e utilizzata durante la festa ebraica delle Capanne (durante la quale è ambientato l’episodio della trasfigurazione), che commemora i 40 anni trascorsi dagli Israeliti nel deserto. È una struttura con almeno tre pareti e un tetto di materiale vegetale, in cui si consumano i pasti per ricordare la protezione divina (don Luca Vialetto).

Il tentatore gli si avvicinò

I Domenica di Quaresima anno A
Il divisore sussurra all’orecchio di Cristo, la tentazione, per distogliere il suo ascolto, allontanarlo dal progetto del Padre, alterare l’immagine di Dio. Parole che sembrano buone, progetti convincenti attinti direttamente dalle Sacre Scritture, strategie efficaci che, però, alimentano solamente la nostra idolatria. Nel volto di Gesù leggiamo il suo tormento interiore, ma il suo sguardo non si lascia distrarre, non si volge verso il tentatore ma resta fisso sull’autentico volto di Dio (don Luca Vialetto).
Eric Armusik “The Temptation of Christ” 2011, collezione privata.
Corona imperiale d’Austria.
La Mitra, inserita nella forma della corona con cui Rodolfo II è stato incoronato imperatore del sacro Romano Impero, esprime plasticamente la tentazione di sacralizzare il potere e di fare del sacro una forma di potere, come nella terza tentazione del Vangelo di questa domenica (don Luca Vialetto).

Dare pieno compimento

VI Domenica del tempo ordinario anno A
Il Creatore ha il volto di Cristo: Cristo è l’immagine del Padre, in Lui l’universo è creato, in Lui l’umanità e ricondotta all’armonia di quel disegno originario che la legge ha invano cercato di custodire. Ma nel Vangelo il progetto contenuto nella creazione trova anche un nuovo compimento: Gesù ci affida un messaggio più radicale, capace di trasformare e trasfigurare il nostro sguardo e i nostri gesti e di rinnovare le relazioni tra fratelli, tra uomo e donna tra uomo e Dio (don Luca Vialetto).
Jacopo Torriti “La creazione del mondo”, 1290 ca, Basilica Superiore di San Francesco – Assisi
La lettera Yod
Lo Yod è la decima lettera dell’alfabeto ebraico, è la lettera più piccola (il trattino da non togliere dalla legge a cui fa riferimento il Vangelo), simboleggiando sia umiltà che la scintilla divina originaria di tutte le cose. Rappresenta anche la mano di Dio o la forza interiore, essendo la prima lettera del Tetragramma, il nome ineffabile di Dio.

Voi siete la luce del mondo

V Domenica del tempo ordinario anno A
La Fiaccola è rovesciata, spezzata, spenta, il portatore di luce ha perso la sua fiamma ed ora sta precipitando verso l’abisso. Sopra di lui Michele, lo sta combattendo? Lo sta respingendo? Oppure quella mano tesa verso di lui è un estremo tentativo di raggiungerlo, afferrarlo, restituirgli la sua luce. Siamo già sale, siamo luce, ma possiamo diventare sciapi, possiamo spegnerci, lo Spirito Santo ravvivi la nostra fiamma, mantenga la nostra vita sapida, gustosa, per essere dono per il mondo(don Luca Vialetto) .
Lorenzo Lotto “San Michele arcangelo caccia Lucifero”,1545 ca, Museo Pontificio Santa Casa – Loreto
Depositi di sale sulla riva del Mar Morto.
Al tempo di Gesù, il sale non era puro cloruro di sodio. Quando esposto all’umidità, la parte salina si scioglieva, lasciando un residuo terroso. Questo sale insipido, divenuto inutile per la cucina, veniva “gettato fuori” sulle strade per indurire il terreno, renderlo meno fangoso o come base per pavimentare cortili, finendo per essere calpestato dai passanti (don Luca Vialetto).

Rallegratevi ed esultate

IV Domenica del tempo ordinario anno A
Gesù è l’uomo delle beatitudini. Lui le ha incarnate e vissute, come ci mostra questo suo volto profondamente segnato dalla sofferenza della passione: la corona di spine sul capo ed il sangue che ne riga il volto. Eppure, quel volto è ancora capace di esprimere una sfolgorante bellezza, possiede uno sguardo capace di affascinare e sedurre. Ritroviamo nelle beatitudini i tratti del volto di Gesù, esse ci prospettano una strada di sconfitta e di morte che diventa, per noi, passaggio verso una vita piena, felice, luminosa (don Luca Vialetto).
Beato Angelico “Cristo coronato di spine”, 1450 circa, Cappella del Santissimo Sacramento – Duomo di Livorno.
Chiesa delle Beatitudini
Edificata alla fine degli anni Trenta del secolo scorso, la chiesa sorge in prossimità del luogo in cui, secondo una tradizione plurisecolare, Gesù pronunciò il discorso della montagna, come testimoniato da una serie di ritrovamenti archeologici nelle sue vicinanze. La costruzione del nuovo santuario fu spostata rispetto al luogo tradizionale, a favore di un punto più suggestivo e panoramico (don Luca Vialetto).

Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce

III Domenica del tempo ordinario anno A
Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce
Quando una vetrata è colpita dal sole si trasforma si illumina e risplende; prima c’erano solo ombre scure e indistinte ora, che la luce la attraversa, si riempie di forme e colori, di bellezza, di vitalità e di gioia, così succede anche ad una persona o popolo che incontra con il Signore. Ma una vetrata attraversata dal sole diventa anche portatrice di luce, trasforma il mondo che la circonda lo fa vibrare e risplende dei suoi stessi colori, come per questi uomini chiamati sulla riva del lago, primi apostoli – nviati, per portare la luce del Vangelo a tutte le genti restando pescatori.
Marc Chagall, “La tribù di Zabulon e la tribù di Neftali” dal ciclo delle vetrate della Sinagoga dell’Hebrew Medical Center di Kiryat Hadassah con le 12 tribù di Israele, 1961, Ein Karem – Gerusalemme.
Le tribù di Zabulon e di Neftali.
Le 12 Tribù di Israele sono i gruppi in cui si divise il popolo ebraico, discendenti dai 12 figli di Giacobbe, chiamato anche Israele. Zabulon e Neftali sono due di questi figli. Ad ogni tribù corrisponde una porzione particolare della terra promessa, in modo particolare le due citate dalle letture di questa domenica sono nella regione della Galilea.

“Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo”

II Domenica del tempo ordinario anno A

Il bambino Gesù protende le braccia verso l’agnello e lo afferra con le sue manine, il suo volto si specchia nel muso dell’animale: per questo è venuto nel mondo, per essere Lui il vero agnello pasquale capace di portare su di sé il peccato del mondo. Rappresentata dai pastori, l’umanità attende il sacrificio di Cristo, vero agnello immolato sulla croce, fonte di vita e salvezza per ciascuno di noi (don Luca Vialetto).

Lorenzo Lotto “Adorazione dei Pastori”  1534, Pinacoteca Tosio Martinengo – Brescia

L’agnello pasquale

La cena di Pasqua è il memoriale annuale della liberazione dalla schiavitù dell’Egitto. Centro di questo pasto è l’agnello che il Signore aveva comandato di offrire. Gesù porta a compimento quell’antico simbolo: è lui il vero agnello che, sacrificando se stesso sull’altare della croce, porta la salvezza nel mondo (don Luca Vialetto).

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Si aprirono per lui i cieli

BATTESIMO DEL SIGNORE – ANNO A
Gesù, nel battesimo, vive un’esperienza di intima comunione con il Padre. Riconosce lo Spirito che scende su di Lui e lo abita. E quella voce, che scende dal cielo, non serve per manifestare il Cristo alle folle, ma conferma la sua consapevolezza interiore di essere il Figlio che compie ogni giustizia, la volontà del Padre, immergendosi in modo quasi anonimo dentro l’umanità, peccatrice e penitente, per assumerne e trasfigurarne la natura, ed essere il limpido riflesso del volto di Dio.
Giovanni Bellini “Battesimo di Cristo” 1501-1503, chiesa di Santa Corona – Vicenza
Mikveh (bagno rituale ebraico)
L’archeologia che ha indagato l’epoca in cui visse Gesù, ci ha restituito molti Mikwaot (bagni rituali): vasche che servivano per poter praticare dei riti di purificazione, molto diffusi nel giudaismo del tempo, e che prevedevano l’uso dell’acqua. Il battesimo predicato da Giovanni Battista si inserisce in questo clima religioso sia con elementi di continuità che di discontinuità (don Luca Vialetto).