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Se uno mi ama, osserverà la mia parola

VI DOMENICA DI PASQUA
Un angelo, un messaggio, una Parola che ti raggiunge e penetra nel cuore, portando con sé l’esperienza dell’amore di Dio. Il corpo vibra e si trasforma perché è divenuto dimora della Trinità ed il cuore si infiamma riempito di Spirito Santo. La persona non è più concentrata su di sé (egoismo), ma portata fuori, verso l’Altro e gli altri (letteralmente in estasi), e quella che sembrava la descrizione di un’esperienza unica, riservata a un’anima eletta, diventa la traduzione nel marmo del percorso e del senso di ogni esistenza cristiana raggiunta dall’Amore (don Luca Vialetto).
Gian Lorenzo Bernini “Estasi di santa Teresa d’Avila” 1645 -1652 , cappella Cornaro, chiesa di Santa Maria della Vittoria, Roma.

Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli

V DOMENICA DI PASQUA
Un gruppo di uomini desiderosi di vivere con una rinnovata radicalità il messaggio di Gesù si ritira nel deserto vicino a Tebe. L’ascolto della Parola e l’immersione nella preghiera si traducono in un brulicare di gesti d’amore. In questo quadro nessuno è solo ma c’è chi condivide il pane, chi soccorre il fratello, chi abbraccia il compagno … perché è nell’amore fraterno che risplende con verità il Vangelo (don Luca Vialetto).
Beato Angelico “Tebaide” 1420, Gli Uffizi, Firenze

Nessuno le strapperà dalla mia mano

IV DOMENICA DI PASQUA

Superata la soglia del mausoleo di Galla Placidia ci si trova in uno spazio “altro”, un luogo di eternità e pace, ci accoglie Gesù Buon Pastore, come bastone ha una croce d’oro: segno di vittoria sul peccato e sulla morte, la sua mano accarezza dolcemente il muso di una pecora in un gesto di affetto e accoglienza: la mano di Dio che ama e protegge dalla quale nessuno potrà mai strapparci (don Luca Vialetto).

Mosaicista bizantino “Gesù Buon Pastore”, 426 – 426, Mausoleo di Galla Placidia – Ravenna

Maestro, dove abiti? Venite e vedrete..

Il Duomo di Treviso dal 2 maggio all’11 luglio ospita alcune delle opere pittoriche che Walter Marin ha dedicato al tema Incontro.

E’ un tema di ampio respiro che coinvolge diversi aspetti del vivere umano e del quale il maestro ha colto le diverse prospettive in un percorso di crescita umana e spirituale che tocca la dimensione divina e terrena dell’essere artista contemporaneo.

Walter Marin, artista trevigiano, formatosi al liceo artistico di Treviso e poi all’Accademia di Belle Arti di Venezia, di cui frequenta il corso di Emilio Vedova, approfondisce diverse tecniche espressive, dal bianco e nero al colore, dalla grafica alla pittura.

La sua continua ricerca gli consente di spaziare dall’acquerello, all’affresco , all’olio su tela, cui aggiunge la sperimentazione su diversi materiali tra i quali resine, stucchi, legni pregiati e dorature.

Ha esposto in molte gallerie nazionali e internazionali, alcune delle sue opere sono presenti in musei e fondazioni . E’ inserito nei più importanti cataloghi d’arte italiani noncheé in diverse pubblicazioni d’arte anche internazionali.

L’artista in questo percorso espositivo, ci invita a intraprendere un cammino personale di riflessione sul tema dell’Incontro che, per ciascuno di noi , è denso di significati, declinati nel sentire più intimo.


Portate un po’ del pesce che avete preso ora

III DOMENICA DI PASQUA
Portate un po’ del pesce che avete preso ora.
Al Cristo Risorto, che torna a donarsi nel pane e nel pesce, Pietro porge il frutto della sua fede, del coraggio di tornare a gettare la rete sul lato destro. Con quel gesto Pietro dice a Gesù: “Anch’io ho fatto Pasqua con Te, Tu mi hai fatto passare dallo scoraggiamento alla speranza, dalla paura al perdono e nelle tenebre del fallimento mi hai donato una vita sovrabbondante, ed ora, di tutto questo con Te ne faccio Eucaristia”. Così nei luoghi del loro primo incontro si rinnovano chiamata e missione per aprirsi su nuovi, infiniti orizzonti.
p. Marko Ivan Rupnik – Atelier centro AlettiApparizione del Risorto al lago di Tiberiade”, 2014, refettorio al pontificio seminario francese – Roma

Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi

2^ DOMENICA DI PASQUA
Nonostante l’adesione formale di Dalì al cattolicesimo, quando osserviamo i suoi crocifissi c’è sempre qualcosa che non torna: mancano le stigmate, sono corpi perfetti senza alcuna ferita. Così anche questa croce ipercubica, che si estende oltre il tempo e lo spazio per abbracciare la quarta dimensione, e che nei suoi otto moduli richiama l’ottavo giorno, il giorno della Resurrezione, in realtà, per quanto affascinante, non può essere Pasqua, perché come Tommaso, per incontrare il Risorto, anche noi abbiamo bisogno di mettere la mano nel segno dei chiodi (don Luca Vialetto).
Salvador Dalí “Corpus Hypercubus (Crocifissione)”, 1954, New York, The Metropolitan Museum of Art

Gesù apparve prima a Maria di Màgdala…

Ormai prossimi alla fine di quest’ottava di Pasqua, Marco ci offre un sunto di tutti questi incontri con il Risorto … ma a questi qualcuno ha sentito il bisogno di aggiungere l’incontro che non c’era: quello tra Gesù e la Madre. Certamente il Signore ha fatto molte più cose di quelle scritte nei vangeli, ma solo quello che è lì raccontato è per noi fonte di vita e dobbiamo imparare a difenderlo anche da un eccesso di devozione, perché questa fonte può essere intorpidita anche da ciò che ci sembra buono, giusto, utile (don Luca Vialetto).
Guercino “Cristo risorto appare alla Madre” 1628-1630, Pinacoteca Civica – Cento

Davvero il Signore è risorto e si è dato a vedere a Simone! 

“Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!” così i discepoli annunciano la loro fede, ma di quel primo incontro tra Pietro e il Risorto noi non sappiamo nulla, né dove né come sia avvenuto! Per questo il vangelo di oggi ci porta lontano da quel unico giorno di Pasqua, per raccontarci un altro incontro tra il Signore e il pescatore di Galilea dove si rinnovano i segni della prima chiamata in una nuova alba che si riempie di vita (don Luca Vialetto).
David Andre Koch “Feed My Sheep.” 1963

Sono proprio io! Toccatemi e guardate 

Dopo aver rovesciato la pietra dal sepolcro resta da  scardinare la porta serrata del cenacolo, ma ci vorrà tempo e pazienza, solo dopo cinquanta giorni, a Pentecoste, lo Spirito ne aprirà i chiavistelli e finalmente e definitivamente la spalancherà. Intanto a questa comunità, rinchiusa nelle proprie paure, fa visita il Risorto entra e ritorna a porte chiuse nel cenacolo, perché l’incontro e la relazione con Lui generino il cambiamento (don Luca Vialetto).
Mattia Preti, “Cristo risorto appare agli Apostoli”,  1670 – 1675,  Siviglia –  Museo Nazionale