Marie Malherbe svela ‘Song of Songs’

Entrata libera.

Mostra prorogata fino al 5 agosto 2019

Cannareggio 1145 CAMPO GHETTO VECCHIO – VENEZIA

https://www.marie-malherbe.com/agenda

Song of Songs apre lo sguardo su un nuovo ciclo di lavori della Malherbe, presentando una decina di opere inedite ispirate al sacro testo del Canto dei Cantici e dando vita a quella che si rivela essere una delle migliori espressioni artistiche dello stile pittorico che la contraddistingue. Come la critica d’arte Francesca Brandes scrive nel testo interno al catalogo che accompagna la mostra si tratta di “opere incandescenti per mille duecentocinquanta parole ebraiche d’inusitata carnalità, frutti rotondi e colorati, fioritura assoluta. […] Lo specchio degli sguardi, la forza dell’elemento femminile, il tripudio della natura che accompagna i versi fa posto, tuttavia – al di là dell’equilibrio estetico – al Nascosto, all’inesprimibile. Nell’ordine del Giardino s’intravvede, ad uno sguardo appena più prolungato, un’onda di assoluto che lascia attoniti, di fronte a tanta verità”. Aggiunge poi che “la materia di Marie, come esposta ad una luce accecante, iperdefinita nella consistenza, non lascia spazio al dubbio. È una dichiarazione d’intenti che cela, nel suo nucleo più profondo, un tesoro. Forse temibile, come si teme l’impeto vitale, il coraggio di dichiarare quell’amore totale, onnicomprensivo.” Marie Malherbe usa dunque, nel suo procedere (tanto luminoso da sfiorare l’oscurità), la chiave prima, fondamentale, dei versi. L’immagine amorosa viene sospesa in un sogno, in un Presente senza ombre, in cui il tempo non è destinato a trascorrere. Tuttavia, laddove i versi rivelano un piano di lettura differente, l’artista ci fa scorgere altro oltre la materia “molto buona e bella” citata nel libro della Genesi. Tramite le sue opere, cogliamo il fascino assoluto della bellezza, l’armonia del reale che desidera, ed è talora un desiderio sconosciuto, inatteso. Ciò che stupisce, nel sogno lucido di Malherbe, è l’abbandono dell’oggettività.Oltre l’esegesi (che pure è puntuale), oltre lo studio della simbologia pittorica, oltre la mimesi raffinata che fa parte da sempre della struttura intellettuale di quest’artista, quello che ci tocca è la trasfigurazione delle parole, la scelta della chiave giusta per accedere al mistero. Marie Malherbe conosce e sa trasmettere quell’Oltre in cui l’amore sensuale tra un uomo e una donna si trasforma nel seme dell’amore – eterno e perfetto, questo sì capace di trascendere la morte – con cui Dio accoglie gli esseri viventi. È una trasmutazione simbolica fondamentale per comprendere anche la sospensione onirica del  Cantico: amore di carne, amore d’anima, amore di fede che tutto supera e contiene allo stesso tempo. Conclude infine la Brandes spiegando che “del mistero racchiuso all’interno del testo fondamentale per la mistica cristiana Marie coglie la pace dichiarata, l’affido totale, la meraviglia. Come il Cantico , le sue opere si svelano in tappe successive: ai nostri occhi, all’anima, alla mente che tutto ordina. Per lasciare l’ultima chiave – la più intima, la più coraggiosa – allo spirito.”