L’eterno miracolo dell’amore e del suo desiderio

Entrata libera.

Tutti i giorni dal 1 al 31 luglio dalle 13 alle 16 e dalle 19 alle 20.

Per visita in orari diversi contattare direttamente l’artista via mail: marymalherbe@hotmail.com

Inaugurazione Mostra ‘SONG OF SONGS’ Domenica 7 luglio ore 19,00 Cannareggio 1145 CAMPO GHETTO VECCHIO – VENEZIA

IL CANTICO DEI CANTICI (CdC)

Un piccolo libro di 1250 parole ebraiche, scritto attorno al IV secolo a.C. in cui, con versi meravigliosi, si innalza il canto sublime dell’amore e della vita: “il mio amato è mio e io sono sua” (2,10).

I versi di forte, tenera e umanissima carica sensuale, hanno imbarazzato gli Ebrei prima e la Chiesa poi, nell’inserire il CdC nel Canone della Bibbia. Ciò avvenne nel 90 d.C. nel Concilio di Yavnè, quando Rabbi ‘Aqiba affermò: “In Israele nessuno ha mai negato che il CdC sia Scrittura sacra: il mondo intero non vale il giorno in cui fu dato il Cantico dei Cantici”. E anche la Chiesa si adeguò.

Per molti secoli l’esegesi ebraica e cristiana predilessero la lettura allegorica del CdC, quale parabola dell’eterno, misericordioso e appassionato amore di Dio, rispettivamente per Israele e per la Chiesa, sposa di Cristo. L’amore umano rimaneva solo un imbarazzante rimando.

Solo in tempi recenti si è consolidata nella Chiesa l’esigenza di leggere il CdC come un canto dell’amore terreno, in quanto percepito come valore co-operatore e co-fondante con Dio della vita dell’intero Universo. “Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò;
maschio e femmina li creò…. Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona
(Gen 1,27.31)”.

Ed ecco l’esplosione di una sinfonia di convegni, di scritti, di quadri e di composizioni musicali volti ad accogliere e magnificare una lettura integrale e sfarzosa del CdC, riconoscendo in esso la bellezza e la tremenda, indistruttibile forza dell’amore umano in tutte le sue dimensioni di tenerezza, di eros, di passione e intensa vitalità. E anche di fragilità e delusione

Una forza che spinge prepotentemente i due sessi l’uno verso l’altro in cui non c’è impurità o peccato, proprio perchè è percepito come un fuoco acceso da Dio stesso: “mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio…. una fiamma divina!” (8,6-7).

Una primavera della vita nella quale, dentro l’affascinante e caleidoscopico arazzo di una natura sfolgorante di ogni bellezza, viene cantato il rapimento amoroso (4,9), la bellezza dell’amata, la più bella fra le donne (1,8-10), la bellezza dell’amato (il mio “dodì” 1,13-14 e 2,3), la tenerezza dell’amore goduto (2,6-7), ma anche il grande disorientamento e sofferenza per un temporaneo dissidio e abbandono (5,6-9).

Il Cantico dei Cantici si rivela per il mondo di oggi una potente Scuola dell’Amore e della Ginnastica del Desiderio. Un mondo che di essi parla, canta e scrive in infiniti modi, sottolineandone, però soprattutto, l’impulso consumistico verso la sessualità e il piacere immediato. Impulsi che denotano uno sguardo superficiale e assolutamente miope sull’integrale bellezza della persona, in particolare della Donna.

Donna che, nel CdC – proprio all’interno di un mondo semita che poco spazio e valore effettivo dava alla donna – appare veramente come la Regina dell’Amore. E non solo perché è la matrice della vita umana e, quindi della risorsa di gran lunga più preziosa per la vita del mondo. Ma anche per la prospettiva della vita eterna immersa nell’Amore della SS Trinità, di cui beneficeranno tutte le nuove creature che in essa vengono formate.

E, infine, proprio per la traboccante bellezza che esce dalla Donna e che – nell’innamoramento e nella successiva vita coniugale e genitoriale – suscita nell’Uomo energie e creatività infinite che si rivolgono, assieme alla sua Donna, nel miglioramento integrale nel mondo. Pur nei peccati e nella fragilità umana …che, però, è sempre amorevolmente sostenuta dall’eterno e fedele Progetto di Dio.

Italo Rui