Incontro mondiale delle famiglie - Oltre mille persone a San Nicolò

Famiglie generative, feconde di vita e di comunione nella libertà dell’amore

Il tempio di San Nicolò affollato, pieno di suoni e di colori, di bambini, ragazzi, genitori, nonne e nonni, di vescovi (ben quattro!), presbiteri e diaconi, di consacrate e consacrati, e pure di turisti che si fermavano incuriositi. Un tempio pieno di Chiesa viva: è quello che si presentava allo sguardo domenica 26 giugno, in occasione dell’appuntamento diocesano per l’Incontro mondiale delle famiglie.
Un evento che ha assunto una forma multicentrica e diffusa, favorendo il coinvolgimento delle comunità diocesane di tutto il mondo, che hanno partecipato in “simultanea” all’incontro di Roma con papa Francesco. “L’amore familiare: vocazione e via di santità” era il tema di questo incontro mondiale. “La voglia di rivederci è grande – afferma papa Francesco in un video messaggio che è stato proiettato a Treviso prima dell’inizio della messa -. Vi chiedo di essere vivaci, attivi, e creativi”.

La celebrazione si è aperta con l’arrivo delle tre icone dell’Incontro mondiale, che in questi mesi hanno attraversato tutte le parrocchie della diocesi, facendo incontrare le famiglie tra loro, nella preghiera e nell’ascolto reciproco. Una “restituzione”, non solo delle tre riproduzioni dell’icona di Rupnik – che il Vescovo aveva affidato alle famiglie durante la veglia per la vita il 4 febbraio -, ma soprattutto di un’esperienza di Chiesa, come hanno raccontato le famiglie referenti al vescovo Michele, che ha chiesto loro che cosa fosse accaduto lungo il cammino: “Abbiamo visto la Chiesa: famiglie e presbiteri insieme, anziani e bambini, persone fragili e ferite. Abbiamo condiviso la bellezza di essere stati raggiunti dall’amore di Cristo sposo, insieme abbiamo cercato di annunciare a tutti che «il vangelo della famiglia è gioia che riempie il cuore e la vita intera». Le famiglie, accompagnando l’icona nel passaggio da una parrocchia all’altra hanno costruito legami, hanno condiviso esperienze, sono state strumento di comunione che edifica la Chiesa”. E il racconto è stato accompagnato dai “diari” del cammino, dei grandi quaderni dove in questo tempo chi lo desiderava ha potuto appuntare una riflessione, un grazie, una preghiera.

Nell’omelia il Vescovo ha messo in luce il significato profondo della libertà che scaturisce dalla relazione viva e profonda con Cristo, al di fuori della quale vi è il “giogo della schiavitù”. In Cristo, invece, vale “la fede che si rende operosa per mezzo della carità”. “Mi arrischio a dire che il Vangelo è tutto qui. La nostra fede è tutta qui. Anche la possibilità che la vita dei cristiani e delle famiglie diventi generativa, feconda di vita, luogo di pienezza e di significato profondo, è tutta qui” ha detto mons. Tomasi. Perché c’è “una via verso la pienezza di vita, aperta da Gesù, dalla sua morte e dalla sua risurrezione, in cui si manifesta la verità più profonda dell’esistenza e del mondo, verità di cui viviamo e di cui siamo intessuti, proprio perché è il fondamento sul quale siamo stati creati ed esistiamo: siamo voluti, desiderati dall’eternità, creati dall’amore, nell’amore, per l’amore, siamo amati senza condizioni, senza se e senza ma da Dio. Questa è la vera ed unica Parola di salvezza che ci è donata, in questo siamo assolutamente e irrevocabilmente liberi”. Liberi anche di sbagliare e di peccare. Ecco, allora, la “grande conversione cui siamo chiamati: se voglio amare debbo essere fondato, nutrito dall’amore, il cui fondamento non sono io. Solo lasciandoci amare da Cristo la nostra libertà può diventare il luogo in cui germina l’amore”.
Ecco la grande scelta che ci sta dinanzi, ecco il cuore del Vangelo: consegnarsi completamente e senza riserve all’amore di Dio è l’unico modo per aprire spazi autentici di amore, di relazioni vere, di vita autonomamente vissuta in pienezza. “Partiamo da qui – l’invito del Vescovo -. Partiamo da Dio, partiamo dall’amore vero. Qui troveremo la forza, l’orientamento e la guida nel cammino che faremo tutti insieme, ciascuno e ciascuna in base alle proprie responsabilità, capacità, possibilità, ma tutti radicati nello stesso amore: immersi nella vita di Cristo attraverso il battesimo siamo davvero tutti corresponsabili del bene che Cristo dona alla storia. E le nostre piccole e grandi scelte e decisioni di perdono, di riconciliazione, di servizio, di pace saranno seme di speranza e germoglio di comunione. La famiglia, ciascuna delle nostre famiglie, può essere il luogo privilegiato di questa concretezza, nell’amore profondo e quotidiano, per la pienezza della vita”.

Ospiti speciali della giornata trevigiana, i vescovi dell’arcidiocesi di Manaus, in Brasile, dove fino a un paio di mesi fa hanno operato i nostri sacerdoti “fidei donum”. L’arcivescovo, mons. Leonardo Ulrich Steiner, che sarà creato cardinale da papa Francesco il prossimo 27 agosto, era accompagnato dai suoi ausiliari, José Albuquerque de Araújo, ed Edmilson Tadeu Canavarros dos Santos. Un segno bello dell’universalità della Chiesa, come hanno sottolineato mons. Tomasi e mons. Steiner nei saluti. “Dopo la visita «ad limina» dal Papa, desideravamo essere qui per dire grazie alla diocesi di Treviso e a tutte le sue famiglie per questi 26 anni. Siamo stati missionari insieme, lodiamo il Signore – ha detto Steiner, che ha ricordato la propria storia famigliare, lui, tredicesimo di 16 figli -. La famiglia è l’espressione più bella della nostra umanità, la famiglia è la concretizzazione dell’amore gratuito, una gratitudine generatrice. La strada del Regno di Dio è una strada di libertà, è un’offerta d’amore. E le nostre famiglie possono aiutarci a viverla, a vivere il Vangelo di Gesù”.
Al termine della celebrazione, prima di collegarsi con papa Francesco per la preghiera dell’Angelus, per tutte le famiglie presenti un regalo del Vescovo: il libro “Camminare nell’amore”, che raccoglie le riflessioni su Amoris Laetitia uscite nell’inserto “Vita in famiglia” della “Vita del popolo”.