Firmato a Roma il Patto per la coesione sociale: le comunità religiose in Italia unite per il bene comune

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“La ricerca di Dio fa trovare sempre l’uomo e chi ascolta Dio, ascolta anche l’altro. Oggi, in un mondo polarizzato come il nostro, si tende a difendere la propria identità, ma non ci si rende conto che solo nel dialogo con gli altri che la propria identità diventa più forte. E il documento che oggi abbiamo sottoscritto ci arricchisce e ci rende più forti”. Così card. Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, ha commentato il Patto “La via italiana del dialogo. Le religioni nello spazio pubblico e per la coesione sociale”, firmato oggi a Roma nell’auditorium dell’Ara Pacis dai rappresentanti delle comunità religiose in Italia.

“In biologia la diversità è ricchezza e salute e così è anche nella società- ha sottolineato Livia Ottolenghi, presidente dell’Ucei –. Il percorso condiviso in questi anni ha reso noto che nonostante la diversità è possibile creare relazioni per il bene della società”.

Abu Bakr Moretta, presidente della Coreis, ha ribadito: “oggi sottoscriviamo un patto sul dialogo interreligioso, sinonimo di responsabilità per ogni comunità religiosa qui presente. Questa coesione ci deve aiutare a sviluppare anche dialogo intra religioso, ossia all’interno delle stesse comunità di appartenenza”.

A sottolineare il momento non solo storico della firma del patto è stato Filippo Scianna, presidente dell’Unione buddhista italiana: “i patti nelle nostre tradizioni sono sacri, non sono solo contratti rescindibili da un memento all’altro. Anche questo patto è una decisione di costudire nel tempo una visione comune anche quando emergeranno divergenze. Il linguaggio oggi tende a dividere e ci viene continuamente di scegliere anziché accogliere. Le confessioni religiose qui riunite hanno deciso di mettersi per ribadire l’esatto contrario. Oggi offriamo alla società l’esempio tangibile di un’alleanza possibile”.

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“Mezzo secolo fa tutto faceva pensare che la storia che le religioni non avrebbero più avuto modo di influenzare le scelte etiche e morali dei cittadini- ha ribadito Daniele Garrone, presidente della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia -. Il contesto in cui viviamo oggi ha preso un aspetto diverso: da una parte il dibattito pubblico è sempre più incentrato sullo scontro, dall’altro lato abbiamo presenze di assolutismo religioso nei conflitti armati. In questo scenario, noi che siamo qui con le nostre storie e identità diverse, ci impegniamo a camminare insieme con impegno costante per il dialogo”.

“Siamo chiamati a guardare ogni persona umana come fratello e sorella a prescindere dalla propria idea religiosa, morale ed etica perché siamo tutte creature di Dio- ha affermato il Metropolita Polykarpos, della Sacra arcidiocesi ortodossa d’Italia, durante il suo intervento -. La pace non è solo un’ideale, ma un dono di Dio che nasce dalla misericordia di riconoscere nell’altro una persona da rispettare. La religione deve unire e non dividere”.

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Paramahamsa Svami Yogananda Ghiri, fondatore dell’Unione induista italiana: “quando ero giovane si gridava «Dio è morto». Oggi le religioni hanno ripreso vigore. Questo patto ci invita alla mitezza, alla comprensione, all’inquietudine del vero pensare. Ci impegna al dialogo, alla conoscenza della verità dell’altro e ci dice come vogliamo abitare il mondo”.