L'omelia di mons. Tomasi in cattedrale

Il Vescovo alla messa del mercoledì delle Ceneri: “Lasciatevi convertire. Noi lo gridiamo ora a chi può fermare la guerra”

“Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio”. L’espressione di San Paolo, contenuta nella seconda Lettera ai Corinzi, è risuonata ieri sera, mercoledì 2 marzo, in cattedrale, durante la celebrazione eucaristica con il rito di imposizione delle ceneri, presieduta dal vescovo Michele Tomasi, in occasione della Giornata di preghiera e digiuno convocata da papa Francesco per la pace in Ucraina. Presenti diversi fedeli di nazionalità ucraina.

“Il grido di Paolo che la Scrittura ci dona e ci consegna risuonava già nei nostri cuori, perché scaturisce spontaneo dal profondo del nostro desiderio: in nome di quanto abbiamo di più sacro, in nome di Cristo Signore di tutti noi, lasciatevi riconciliare con Dio, con Dio Padre che ama tutti e ciascuno e che conduce, così, a passi concreti di riconciliazione, a percorrere vie di pace, le sole degne dell’uomo. Lasciatevi toccare il cuore e la mente, lasciatevi convertire. Noi lo gridiamo ora a chi può fermare la guerra – ha scandito il Vescovo -. Lo gridiamo a chiunque faccia violenza per imporre la propria volontà sugli altri, che sia in Ucraina, negli scenari di tante guerre troppo velocemente dimenticate, o in ogni situazione della convivenza civile”.

E poi, l’invito alla conversione personale: “Ma io chiedo che questo grido risuoni nei miei orecchi, nella mia mente, nella mia coscienza. O davvero penso di non avere bisogno di convertirmi con tutto me stesso al Dio della vita e della pace? Non sono anch’io un soggetto del grande intreccio dell’esistenza, non dipende anche da me se in quella piccola o grande porzione di storia che mi è affidata le persone sono accolte, rispettate, amate oppure no?”.

Quello di Paolo, dunque, “è un grido che giunge sino a noi – ha spiegato il Vescovo -, che risale attraversando la storia, per tutto il tempo che ci separa dalla missione dell’Apostolo Paolo nella comunità cristiana di Corinto. Di fronte a divisioni, contese e lotte all’interno della comunità cristiana Paolo ha elevato questo accorato appello. Oggi lo abbiamo ascoltato, in questo momento di preghiera che ci vede riuniti anche quest’anno per dare inizio al cammino che ci condurrà attraverso la Quaresima alla celebrazione della crocifissione, morte e risurrezione di Cristo nella Pasqua”.

Ha proseguito mons. Tomasi: “Abbiamo ascoltato questo grido in un momento della storia che mai avremmo pensato di dover attraversare, che ci sorprende, rischia di lasciarci attoniti e sgomenti. Siamo ancora colpiti dalla pandemia, che da due anni ormai determina praticamente ogni aspetto della nostra vita quotidiana e dello sviluppo della società, dell’economia, della politica. Con un virus che continua a farci registrare morti quotidiane, ma anche l’impegno generoso di tanti che però sono spesso stanchi e affaticati, divisioni talvolta profonde tra le persone. E poi, ecco la guerra. Guerra in Europa, che si aggiunge ai tanti conflitti che insanguinano, feriscono e dilaniano il nostro mondo. Un conflitto così vicino a noi, che ci sembrava impossibile e che pure sta colpendo l’Ucraina, una nazione a meno di duemila chilometri da qui. Una nazione di cui conosciamo personalmente tanti cittadini, soprattutto donne che spesso nelle nostre case si prendono cura di persone a noi care. Un conflitto armato di cui non si riesce a trovare una logica, che non ha alcuna giustificazione, che riconduce a una brutale affermazione della forza e della violenza contro il dialogo, la composizione pacifica degli interessi legittimi, la ragionevolezza di una vera umanità”.

Carissimi fratelli e sorelle, l’invito del Vescovo, “noi siamo qui per incominciare un cammino di Quaresima, un cammino di ascolto della Parola di Dio e del grido dei poveri, un cammino di solidarietà, di autentico cambiamento. Può diventare un cammino di pace, se ascoltiamo la supplica dell’Apostolo. “Lasciamoci riconciliare con Dio”, lasciamoci trasformare, apriamogli le porte della nostra esistenza, facciamolo entrare nelle nostre case e nelle nostre vite e fidiamoci di quanto Egli ci propone e ci chiede”. Quindi, l’invito del Vescovo a vivere questo tempo di Quaresima, “così come ci ha chiesto Gesù nel Vangelo che come ogni anno ascoltiamo in questo mercoledì delle ceneri, e che oggi riascoltiamo in modo nuovo: un tempo di elemosina, di dono ai fratelli e alle sorelle che più hanno bisogno; un tempo di preghiera, di ascolto della Parola di Dio, un tempo vissuto alla presenza di Dio; un tempo di digiuno, cioè di immedesimazione con coloro che mancano dell’essenziale per vivere, e verso i quali possiamo essere solidali solamente se almeno un poco ne condividiamo le fatiche”.

Al termine della celebrazione il Vescovo ha consegnato a una signora ucraina, in rappresentanza di tutta la comunità presente in diocesi, il suo messaggio di vicinanza, scritto all’indomani dell’inizio della guerra, e il messaggio di solidarietà delle altre comunità cattoliche di migranti.

 

In allegato l’omelia integrale