In sanità associazioni formate e protagoniste: a Treviso la “Summer school” dell’Università cattolica Sacro Cuore

Una tre giorni di formazione a Treviso dedicata alle associazioni dei cittadini e dei pazienti impegnate in ambito sanitario: è la “Summer school” in corso fino a domenica 11 settembre al Centro Studi “Achille e Linda Lorenzon” dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Sono cinquanta i partecipanti dalle numerose realtà associative presenti nel territorio regionale impegnati in questa formazione di alto livello, che è frutto delle attività che ALTEMS (Alta scuola di economia e management dei Sistemi sanitari) ha dedicato alle associazioni dei pazienti negli ultimi anni mediante il suo “Patient Advocacy Lab” (PAL).

Obiettivo della scuola è creare uno spazio di approfondimento, confronto e formazione dedicato alla centralità del ruolo e della partecipazione dei pazienti per lo sviluppo, la sostenibilità e l’innovazione del Servizio sanitario nazionale, soprattutto all’indomani del Covid-19 e in attuazione del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Una presenza da rafforzare e da far crescere in competenza, quella delle associazioni nel tessuto sanitario, aumentando i loro spazi di partecipazione attiva per il miglioramento e la qualità dell’assistenza offerta ai cittadini.

Tra le realtà che hanno aderito all’iniziativa con le loro sezioni regionali si segnalano ANMAR sulle malattie reumatiche, FAND e AGD per le persone con diabete, AISM sulla sclerosi multipla, AFADOC per i disturbi della crescita, UNIAMO per le malattie rare, Europadonna per le donne operate al seno, il Forum delle Famiglie, Cittadinanzattiva, Fuori dall’ombra sull’epilessia, Associazione Apnoici e Respiriamo insieme sulle problematiche respiratorie, Feder-AIPA sugli anticoagulanti, FAIS per le persone stomizzate e incontinenti, e l’Associazione per i malati di Parkinson.

Alla presentazione della “tre giorni”, questa mattina, venerdì 9 settembre, c’erano i rappresentanti dell’Università cattolica e di Altems, che hanno dialogato con l’assessore alla Sanità e ai Servizi Sociali della Regione Veneto, Manuela Lanzarin, con il sindaco di Treviso, Mario Conte, e con il vescovo di Treviso, mons. Michele Tomasi. Presente anche il dott. Claudio Dario, membro del Comitato direttivo del Centro Studi Lorenzon.

Paolo Nusiner, direttore generale dell’Università Cattolica Sacro Cuore, ha ricordato che il Centro Studi nasce dalla volontà della contessa Lorenzon, che ha saputo trasformare la sofferenza propria e del marito in un lascito di futuro e di speranza, con grande fiducia nella Scienza e nella Medicina. Oltre 20 anni fa, infatti, ha donato all’Università Cattolica la villa che oggi ospita il Centro Studi intitolato a lei e al marito, indicando nel testamento gli ambiti di ricerca da sviluppare: la cura del cancro, del morbo di Parkinson e dell’Aids. “Le parole chiave dell’impegno del Centro Studi oggi sono formazione, territorio e condivisione, in particolare tra soggetti diversi e nell’incontro tra ricerca scientifica e industria” ha sottolineato Nusiner.

“Il rapporto delle associazioni che operano in ambito sanitario con le istituzioni oggi non è più rivendicativo, ma di partnership vera – ha spiegato il direttore Altems, Americo Cicchetti -. E perché questa funzioni servono competenze”. Un’occasione importante la “Summer school” – è stato sottolineato da più parti – per riflettere sulle sfide che ci attendono per quanto riguarda le risposte ai bisogni di salute, dentro una prospettiva economica delicata che investe anche il Sistema sanitario nazionale, la sua innovazione e sostenibilità. “Ci aspettano momenti difficili – ha ricordato Cicchetti – ma questi vanno affrontati insieme, tra chi vive il contesto e chi governa il sistema, anche cercando soluzioni creative. L’esperienza del Covid è stata sicuramente una palestra, nella quale abbiamo imparato molto”.

A sottolineare il valore della collaborazione tra i diversi soggetti promotori dell’iniziativa è stata anche Teresa Petrangolini, direttore del “Patient Advocacy Lab Altems”, che ha annunciato la presentazione della ricerca dal titolo “Il Covid-19 come spartiacque dell’azione civica: dalla gestione dell’emergenza all’apprendimento organizzativo”, finalizzata a cogliere i cambiamenti profondi che hanno attraversato il mondo associativo dei pazienti in epoca pandemica.

Un tempo, quello della pandemia, che anche la nostra Regione ha vissuto in modo forte, come ha ricordato il sindaco di Treviso, Mario Conte: “Per fortuna c’era la sanità veneta e c’erano le associazioni. Abbiamo lavorato con quello spirito di comunità che ci ha consentito di superare momenti delicati”. Conte ha ribadito che la città di Treviso è un terreno pronto per accogliere la semina anche dell’impegno dell’Università Cattolica, in un tempo in cui l’Amministrazione comunale sta investendo molte risorse per i giovani universitari.

Mons. Tomasi, nel suo intervento, ha ricordato l’importanza di occasioni nelle quali far emergere il senso profondo del nostro essere persone associate. “La Chiesa scruta il Vangelo, la Parola del suo Signore, per lasciarsi trasformare, e in questi percorsi incontra sempre la persona umana, mai solo come individuo separato dagli altri. Papa Francesco, nella sua enciclica Evangelii Gaudium, ricorda che l’annuncio del Vangelo ha sempre una dimensione sociale, ci fa vedere che siamo in relazione tra noi. E questo è un insegnamento costante della Chiesa in tutta la sua storia”. Il Vescovo ha declinato attraverso alcune parole chiave l’insegnamento sociale della Chiesa: la solidarietà, che ci vede legati da un vincolo, che vogliamo riconoscere come buono, perché ci fa crescere. Questo ci porta a una responsabilità, perché dobbiamo creare le condizioni affinché i legami possano essere vissuti: ecco il ruolo della politica, delle istituzioni e dei soggetti che costituiscono la società. Ma è anche un’attitudine personale, che ci spinge a incontrarci, a crescere insieme. L’obiettivo – ha ricordato il Vescovo – è il bene comune, che è uno e indivisibile, per cui “il mio bene non esiste senza quello degli altri, in un circolo in cui dono e ricevo. La partecipazione è una responsabilità e un dono che io ricevo dagli altri e gli altri ricevono da me”. Uno strumento per vivere questo è la sussidiarietà: quanto più un’istituzione, un gruppo, un’associazione è vicina alla persona umana, tanto più deve essere investita della responsabilità di quella persona, perché saprà interpretarne i bisogni e le urgenze, i desideri e i sogni. Ecco il ruolo della società civile, del mondo associativo, dei corpi intermedi, quello che comunemente si chiama “Terzo settore”, che non è “terzo” per importanza, ma è un’articolazione della società, senza la quale non esiste la società, che è fatta perché noi siamo esseri comunitari, in una interazione – che oggi chiamiamo rete, relazione – ciascuno con la sua soggettività, ma tutti a servizio del bene comune. “Il contributo di tutti, anche della Chiesa, ci aiuta in questa consapevolezza: da soli si è molto più fragili e deboli, ci vuole tanta collaborazione, che ciascuno faccia il suo, in sinergia, e che il bene sia fatto bene” ha ricordato il Vescovo. Queste dimensioni devono essere sempre di nuovo ritradotte, nel contesto, laddove la persona è più fragile, vive limiti e sofferenza, ricordando che le persone che soffrono sono loro volta risorsa per la comunità: “Così facendo, allora, trasformiamo lo sguardo, e il management assume umanità piena perché fa i conti con la realtà, fatta di persone che tutte, ciascuna nel proprio ambito, hanno il profondo desiderio di prendersi cura degli altri, della società e del bene comune”.

La Regione Veneto, che ha dato il patrocinio all’iniziativa formativa, era rappresentata dall’assessore Manuela Lanzarin, che ha ricordato le sfide che ci stanno di fronte per il Servizio sanitario nazionale e regionale, “sfide che vanno affrontate insieme, per dare risposte ai bisogni di salute e per essere coerenti rispetto al dettato della nostra Costituzione, che garantisce a tutti l’accesso alle cure”. L’assessore ha ricordato che le diverse fasi “pre”, “durante” e “post” pandemia devono averci insegnato qualcosa, anche su alcune fragilità dei nostri sistemi sanitari (accelerate dalla pandemia), che dobbiamo affrontare. Importante, oggi, occuparci delle sfide della cronicità e dell’assistenza continua, a fronte di una carenza di figure professionali in questo ambito, con sistemi che dobbiamo ridisegnare, sempre costruiti attorno alla persona, nelle varie fasi della sua vita. Una co-progettazione che deve vedere le associazioni protagoniste insieme alle Istituzioni, in un lavoro di rete fondamentale, anche con nuovi modelli e nuovi strumenti legislativi”.