“Un’interpretazione giusta del testo evangelico, secondo la mia convinzione, richiede due passi. Da una parte, bisogna domandarsi che cosa intendevano dire con i loro testi i rispettivi autori. […] Ma non basta lasciare il testo nel passato, archiviandolo così tra le cose accadute tempo fa. La seconda domanda del giusto esegeta deve essere: è vero ciò che è stato detto? Riguarda me? E se mi riguarda in che modo?” (dalla premessa p.5) Dopo aver comprato i due testi precedenti (Dal Battesimo alla trasfigurazione del 2007 e Dall’ingresso in Gerusalemme fino alla risurrezione del 2011) dell’opera teologico-pastorale “Gesù di Nazaret” di papa Ratzinger, e averli visti invecchiare, non ancora letti, sullo scaffale, mi sono detto: “Se lo compro, lo devo leggere subito!” Complice il numero “umano” di pagine, la scusa di tirarci fuori qualcosa per la predica e, non ultimo, l’invito a farne la recensione, l’ho comprato e letto in pochi giorni. Si tratta, come dice lo stesso autore, non tanto del terzo volume, “ma di una specie di piccola sala d’ingresso ai due precedenti”. Questo per dire che si può cominciare comodamente da questo, che si presenta certamente più breve dei precedenti e di facile lettura. Intentiamoci che non siamo di fronte ad un testo di “evasione”, ma nemmeno ad un “mattone” teologico. L’apparato critico di ben ventiquattro pagine, ci dà la misura del lavoro compiuto. Il contenuto, ci consegna la testimonianza di un’amorosa ricerca personale, che il papa vuole condividere con noi. Nel testo sono evidenti due preoccupazioni, intimamente connesse: innanzi tutto quella del vero senso della Parola consegnataci nei Vangeli; rimanervi fedeli attraverso un’attenta esegesi, ci permette di non cadere in letture fondamentaliste o sentimentali. E poi, per non ridurlo solo ad un prodotto letterario del passato, quella della relazione con l’oggi, con la mia vita. “Riguarda me? E se mi riguarda, in che modo?”. Quello che ne emerge è, da una parte, una lettura profondamente unitaria della Bibbia, a prova di ciò ci sono le numerosissime citazioni e parallelismi tra brano e brano; e dall’altra le numerose e curiose connessioni con la cultura “pagana” dei tempi della sua redazione. Il papa, non elude nemmeno alcuni aspetti problematici, derivanti da apparenti incongruenze temporali o di senso; ma anzi, valorizza, a questo proposito, l’apporto di altri studiosi (per la maggior parte di area tedesca), segnalandosi, a questo proposito, più come fautore di una “concertazione”, che per una certa univocità teologica. Questa sorta di umiltà intellettuale, che gli permette di accogliere anche il pensiero di altri, testimonia il grande desiderio di cercare la verità che muove questo papa, sia su Dio, sia sull’uomo. Il suo modo di porsi è tutt’altro che impositivo, ma più attento a stimolare in ciascuno domande, considerazioni, che possano far sorgere dei cammini di ricerca personali vissuti nella condivisione delle reciproche scoperte. Quello che ti resta dentro, alla fine della lettura, è un volto: quello di un Dio vicino, impastato di storia ed umanità. E un desiderio, quello di leggere, rileggere e pregare senza sosta questi testi del Vangelo. E una gioia, quella di percorrere questo cammino di Avvento con occhi nuovi.
(A cura di don Francesco Filiputti)




